“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”
Così diceva Dante: tenetelo a mente, ci torneremo.
Se vi dovessero chiedere quanta influenza eserciti su di voi la cultura, come rispondereste?
Domanda retorica, probabilmente rispondereste senza neanche pensarci con un “moltissima, è fondamentale nelle nostre vite”. E ora vi chiedo: ne siete davvero sicuri?
Nella società attuale vedere cultura intorno a noi è facilissimo, ma paradossalmente molto difficile. Dico facile perchè se ci pensiamo bene è davvero ovunque: c’è arte in ogni angolo, filosofia in ogni pensiero, storia in ogni azione, letteratura in ogni discorso; eppure, per un motivo o per un altro, ci troviamo sempre a ‘mettere da parte’ l’aspetto culturale della realtà in cui viviamo, magari perché troppo occupati o troppo stanchi: poco a poco preferiamo stare a casa invece di uscire, guardare una serie invece di leggere 10 pagine di quel libro che è sul comodino da fin troppo tempo. Le uscite che preferiamo sono molto spesso quelle in cui sappiamo che troveremo sicuramente parcheggio, insomma, prediligiamo quelle più comode, quelle più facili. E in realtà è giusto così. O meglio, così accade la maggior parte delle volte; il “difficile” non ispira più, non attrae più, perché siamo ormai naturalmente portati a condurre vite troppo spesso stressanti, colme di scadenze da rispettare, vite che ci costringono a stare costantemente allerta, in vista di una qualche truffa o di un abbonamento da pagare. Siamo sovrastimolati da quelle migliaia di notizie che circolano, sulle quali dobbiamo essere sempre super informati per non rischiare di essere giudicati menefreghisti. Quindi, quando ci troviamo davanti a due scelte, una più ardua e intrigata e un’altra più rapida e semplice, scegliamo la seconda, perché tutto ciò che possiamo semplificare lo semplifichiamo. È un po’ grazie a questo meccanismo che adesso la mia generazione, se può risolvere un problema chiedendo all’intelligenza artificiale, non ci pensa due volte, evitando inconsapevolmente quel lavoro della mente che si andrà sempre più a indebolire. Sempre grazie a questo meccanismo la suddetta generazione viene giudicata dai più adulti come “sfaticata”, anche se loro, nei nostri panni, sono abbastanza sicura che avrebbero fatto lo stesso.
Dunque raramente la contemplazione della cultura che ci circonda è frutto di una scelta, ma fino a poco tempo fa almeno potevamo contare in uno studio più o meno approfondito di essa all’interno, per esempio, delle scuole e dei licei, luoghi che, fino a un certo momento della tua vita, sei bene o male ‘costretto’ a frequentare.
Cosa succederebbe se anche le istituzioni, le quali prima garantivano la possibilità di conoscere e usufruire dell’enorme bene che è la cultura, smettessero di occuparsene?
Ecco. Sta accadendo.
Ultimamente sono arrivate brutte notizie per chi come me ritiene la cultura fondamentale.
È infatti arrivato l’annuncio della proposta di riforma per quanto riguarda, tra le altre cose, lo studio della Divina Commedia di Dante e dei Promessi Sposi di Manzoni, notizia che ha lasciato me e molti altri alquanto esterrefatti, e per quel che mi riguarda anche piuttosto dispiaciuta.
L’intenzione sarebbe quella di diminuire le ore dedicate a queste due opere per lasciarne di più allo studio del ’900, considerato più attuale e meno complesso (anche sulla presunta facilità del ‘900 ci sarebbe da ridire, ma tralascerò). Ed è qui che torna quel meccanismo di cui ho parlato prima: lo sforzo della mente non è più previsto e si preferisce alimentare sistemi più semplici e veloci.
È stato inoltre abbassato il tetto delle spese messe a disposizione per moltissimi festival musicali e culturali, sparsi per tutto il territorio italiano; quest’anno al Festival del cinema di Cannes non era in concorso alcuna opera nostrana, anche perché il fondo italiano dedicato al cinema ha subito dei tagli ingentissimi che non hanno permesso la registrazione di film da poter presentare.
Non occupandomi né di cinema né di festival, non mi permetto di discutere di questi due ultimi eventi; invece, per quanto riguarda la proposta di riforma di Dante e Manzoni, nel mio piccolo, sento di poter dire qualcosa.
Vengono considerati inattuali, eppure Dante, quando parla della religione e afferma che dovrebbe unire e invece spesso e volentieri è causa di guerre e atrocità, è come se parlasse dell’oggi; Manzoni con il suo “risciacquare i panni in Arno” ha donato all’Italia una lingua (la lingua attuale) che unificasse, rappresentando così il punto cardine dell’intera letteratura italiana. È sempre Dante a farci da testimonianza per tutto quello che riguarda modi di dire, usanze e particolari della sua epoca dai quali derivano caratteristiche della società contemporanea. Non posso certo dire che la Divina sia un libro facile da comprendere, anzi, però posso confermare in base alla mia esperienza, che averla studiata e averla compresa, anche se forse non nella sua interezza, mi ha resa più consapevole in molteplici ambiti.
Entrambe le opere incarnano i capisaldi della nostra cultura, fanno parte del nostro patrimonio letterario e in quanto tali è bene preservarle.
Forse il vero problema delle scuole in questo periodo sono le eccessive ore utilizzate per fare attività che non significano nulla per gli studenti: orientamenti che non funzionano, progetti di FSL (formazione scuola-lavoro) basati su corsi che non hanno niente a che fare con veri e propri lavori, attività che portano via ai ragazzi ore in cui i professori potrebbero spiegare capitoli interi.
Ho paura che si stia affievolendo quella concezione di scuola quale luogo in cui riuscire pian piano a creare un proprio giudizio critico, sulla base di ciò che si è studiato e formare lo studente, affinché, attraverso gli avvenimenti, i pensieri, le idee e le scoperte avvenute anni e anni prima, riesca, con le proprie capacità, a formularne di nuovi, ancora migliori, per il futuro.
Forse non bisogna diminuire gli argomenti più antichi per lasciare spazio a quelli più ‘moderni’, forse basterebbe dedicare alle materie più complesse le ore necessarie.
Detto ciò, ricordate la citazione che ho menzionato all’inizio? Lo studio del passato ci ricorda chi siamo stati e ci insegna a diventare chi saremo in futuro e tutte quelle decisioni e quelle azioni che compieremo saranno dettate e guidate dai modelli di chi è venuto prima di noi.
Ed è proprio e solo nella letteratura, nell’arte, nella memoria collettiva che riconosceremo la nostra unica, imprescindibile “virtute”.
