QVALIS ARTIFEX PEREO!

Spesso mi trovo a riflettere su alcune questioni talmente assurde che, se uscissero fuori dalla mia mente, verrei presa per un’illusa. Durante la più recente seduta dalla mia psicologa, alcuni di questi pensieri sono usciti fuori e, dicendoli a voce alta per la prima volta, mi sentivo veramente come un’illusa. Tuttavia, credo anche che siano le eccentricità a formare la persona e, dunque, senza queste mie riflessioni non sarei me stessa. Ad una certa la mia psicologa, sapendo che frequento il Classico, mi chiese se stessi affrontando una crisi “leopardiana”, ed io a ciò risposi che, in realtà, è più una crisi “neroniana”.

Nerone aveva una grande passione per le arti del canto, della poesia, della musica, del teatro, dell’atletica, ma questi suoi amori non vennero mai presi seriamente, e, al contrario, venivano considerati un punto di imbarazzo. Secondo i conservatori Romani, un imperatore non si doveva curare di certe questioni, ma principalmente di politica. Il fatto che Nerone si considerasse e intraprese una vita da artista non era per niente accettabile, secondo le élite romane. Eppure l’imperatore non lasciò mai andare queste passioni e le portò con sé fino alle sue ultime parole. Nerone, in generale, non è di sicuro conosciuto come una figura da ammirare e lodare; diverse fonti storiche, anche se non andrebbero prese troppo seriamente, visto che per la maggior parte provengono dai nemici dell’imperatore, come Tacito, Svetonio, Cassio Dione e Plinio il Vecchio, raccontano di Nerone come “una bestia”. Questo soprannome verrà anche ripreso nel Cristianesimo, dove Nerone sarà considerato l’Anticristo.

In questo articolo non intendo trattare gli episodi problematici della vita del quinto Cesare, ma la parte più trascurata, che in realtà per se stesso era la più importante, ovvero quella da artista. Le fonti storiche, anche quelle da alcuni dei suoi avversari, riportano che Nerone prendesse così seriamente l’arte, tanto da seguire tutte le regole del canto, come quelle di non schiarirsi la gola o asciugarsi il sudore calante dalla fronte durante le competizioni. Stessi modi durante le competizioni del suono della lira: non osava mai sedersi o cambiare posizione durante le gare. Riguardo alla poesia, invece, da una parte abbiamo Svetonio che ci afferma che l’imperatore scrivesse versi ispirati e intensi, mentre dall’altra Tacito afferma che Nerone copiasse i suoi testi da altri poeti e che non avesse minimamente il dono della scrittura. Riguardo all’atletica, il Cesare si rifiutava di non partecipare a qualunque gara venisse messa in atto. I senatori cercarono di placare questa sua ossessione, convincendolo del fatto che non ci fosse nulla di male a guardare le gare, ma che partecipare fosse un disonore al titolo di governatore di Roma; tuttavia, chiaramente non funzionò.

Erano passioni che Nerone portava con sé fin da piccolo e non c’era modo di fargliele passare. Tentarono anche Seneca e il prefetto Burro, ma non ci riuscirono nemmeno loro. Se l’imperatore fu in grado di svolgere la sua carica, era soprattutto merito del suo consigliere personale, ovvero il noto filosofo stoico Seneca, il quale gli insegnò anche l’arte dell’oratoria. Nerone, sebbene fosse l’imperatore, non fu mai interessato più di tanto a questo titolo e, così, non gli interessarono nemmeno le guerre, le quali erano la base della cultura romana. È ben nota anche la sua passione per la Grecia, tanto che ci passò alcuni anni e lì la sua vita artistica fu al culmine: partecipò a più di 1800 gare di Olimpiadi e le “vinse” tutte, organizzò banchetti e festeggiamenti, e in cambio ricevette parate in suo onore. Dovunque andasse in Grecia, veniva sempre accolto con grande entusiasmo. Si narra che una volta durante un banchetto, gli ospiti gli chiesero di cantare una canzone e Nerone cantò una delle sue poesie, dopodiché ricevette un grande applauso. Nerone lì disse che, secondo lui, nessuno meglio dei Greci era in grado di creare musica migliore. Si tramanda che spesso, soprattutto durante conversazioni con aristocratici romani, fosse solito utilizzare una frase:

La musica fatta in segreto non riscuote alcun rispetto.

In Grecia non c’erano problemi se una figura politica fosse propensa all’arte, anzi, ma a Roma era completamente il contrario, come ormai credo di aver reso ben chiaro.

Ho sempre avuto una passione per le figure più eccentriche. Prima di trovare un imperatore romano preferito pensavo di rifarmi a qualcuno come Augusto o Adriano, ma, per quanto li possa ammirare, non ho mai trovato nulla di troppo “appariscente” in loro. Non “idolatro” Nerone per le sue azioni, ma per la sua unicità. Le anime più tormentate sono sempre quelle più belle; non sempre le più virtuose, ma mai scialbe.

Staccandomi anche dalla storia romana, posso comunque cimentarmi in una piccola riflessione: che cosa c’è di bello nell’essere conformi? Che cosa c’è di bello nell’essere parte del gruppo solo perché uguali a tutto il resto?

L’offesa non è essere presi in giro per la propria diversità, ma essere paragonati e forzati ad adattarsi alla maggioranza.

E Nerone portò questo suo modo di essere fino alla morte.

Che artista muore con me!

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