Se solo potessi…

Definire ciò che è indefinibile: come posso ascoltare me stesso senza dubitare della mia persona? Come posso tornare indietro? Come posso cambiare le cose? Infine, perché non riesco a cambiarle?

Queste spesso sono le domande che ci poniamo e, nel tempo, esse rimangono avvolte nel mistero. Esprimono il dubbio esistenziale dell’essere umano. Camminiamo avanti e continuiamo a guardarci indietro; inciampiamo, cadiamo e ci alziamo in piedi, ripetendo un ciclo durante il quale non impariamo a non ripetere i nostri errori, ma continuiamo a guardarci alle spalle. Risulta a volte un po’ bizzarro ripensare costantemente al passato. Se solo potessi… vivrei di nuovo i giorni che ho vissuto?

Ripensiamo probabilmente alla parte migliore di quei giorni e proviamo un certo senso di malinconia nel voler tornare indietro, sovrastando la difficoltà della vita e classificando l’impotenza di poter distorcere il tempo come nostos, il desiderio di tornare a casa, e algos, l’impossibilità di farlo. Sommando le due emozioni, esse quasi si fondono in una sola percezione, della quale anche i più ambiziosi studiosi mantengono la tradizione di parlarne solo in termini poetici per poterla definire perfettamente: la nostalgia.

Essa poi non è qualcosa di passeggero. Si ripresenta più volte ed è un emozione tipica che proviamo tutti, anche melanconica .L’età non fa differenza, poiché la nostalgia la proviamo inconsciamente. Numerose sono le volte in cui non viene riconosciuta subito perché è difficile da classificare,nonché da notare. Infatti spesso non vogliamo ammettere di provarla.Sembra infantile poterci lasciar sentire il dolore per la mancanza di qualcosa o qualcuno. Inoltre,sembra una dimostrazione di fragilità provare come adulti nostalgia. Voglio pensare, come nel libro “L’amore ai tempi del colera” (1985) di Gabriel García Márquez, di essere troppo giovane per capire che la memoria del cuore cancella tutto il male per idolatrare il bene, nella paura che la mia nostalgia duri per sempre.

Come coniato dal filosofo svizzero Johannes Hofer nel 1688, la nostalgia è il sentimento per cui si prova mancanza per la propria madrepatria. Tuttavia, appare insolito come nessuno abbia mai attribuito a questa madrepatria uno stato fisico. Non può essere geograficamente collocata, perciò la nostalgia non dovrebbe essere altro che uno stato psichico che ci spinge a cercare “casa”? Ma dov’è casa, esattamente?Dopotutto, nasce per mancanza, ma la risposta a questa domanda non è possibile trovarla se non cercando in noi stessi. L’accettazione di ciò che è semplice e non impeccabile apre i nostri occhi per fare tesoro anche del piccolo valore,che però può avere un enorme potenziale.

“La commossa nostalgia che proviamo al cadere dei fiori o al declinar della luna è un modo abituale di sentire, eppure solo il bifolco più rozzo arriverà a dire: – Da questi rami e da quelli laggiù i fiori son già tutti caduti. Ormai non c’è più nulla da vedere”. (Yoshida Kenkō nella Tsurezuregusa).

Apprezzare i fiori è semplice; la bellezza sta nelle cose imperfette, consumate dal tempo. Quest’ultima riaffiora nei nostri pensieri non perché la nostalgia vuole farci sentire l’assenza di qualcosa che in passato rendeva la nostra vita perfetta,senza dolore.Risulta abbastanza ovvio che la vita di ieri non fosse la migliore, che non avesse difetti, ma i ricordi candidi che conserviamo nei cassetti della mente sono tali perché l’animo sensibile dell’uomo riesce a trovare valore anche in ciò che ora è un fiore caduto a terra. Questa è anche l’essenza del wabi-sabi, una corrente filosofica giapponese tutt’oggi inspiegabile, che accetta l’imperfezione delle cose e la transizione dall’oggi al domani. Quindi forse è anche per questo che ripensiamo al passato con nostalgia: il ricordo ha a che fare con quella interiorità che ci fa provare emozioni, piuttosto che con le manifestazioni esterne, cioè con ciò che accade intorno a noi. 

Non saprei dire se si tratti di qualcosa provocato dal subconscio, secondo la logica, o dal cuore, secondo l’istinto, ma di sicuro è singolare come ancora oggi, e per secoli, sia rimasta una domanda alla quale, forse fortunatamente, non sappiamo ancora dare una risposta.

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