Alla fine maggio è arrivato; non un maggio qualunque, ma quello, per me e per i miei coetanei, della quinta superiore: il mese in cui le ansie che hai cercato di rimandare per quasi un anno intero improvvisamente si presentano davanti a te concrete, solide, e se ne stanno lì ritte, a guardarti dall’alto verso il basso, con la loro stazza enorme.
L’impressione che ho avuto è che tutti quanti ci tenessero a ricordarci di questo evento: i professori ce lo ripetono fino allo sfinimento, e a loro fa eco una schiera enorme di adulti che pretendono da noi risposte sulla nostra vita che nella maggior parte dei casi non abbiamo ancora trovato neanche noi. Vogliono sapere tutto da noi, anche quelli che mai erano sembrati particolarmente interessati a conoscerci (“ora cosa farai, dove andrai…?”).
Eppure, nonostante tutti cerchino, anzi pretendano, delle risposte da noi maturandi, ho avuto modo di notare in questi mesi, dalla mia esperienza personale, che nessuno pone davvero le domande giuste. Questa constatazione ha comportato un grande sollievo in me: parte di quella pressione, di quell’ansia per il futuro, che mi portava a frugare in me furiosamente in cerca di risposte introvabili, è scomparsa. Mi sono resa conto, potrei dire, che il problema non sono io, ma le domande che il mondo esterno mi poneva, e che le risposte che il mondo esterno pretendeva da me non le trovavo perché le domande postemi non erano quelle adatte.
Questa rivelazione mi è arrivata soprattutto dal confronto con i miei coetanei, con cui ho condiviso, e continuo a condividere, questo anno ricco di emozioni contrastanti, punti interrogativi e cambi di direzione.
Allora, ho iniziato a pormi in maniera differente all’interno di questo confronto: ho iniziato a fare ai miei compagni di viaggio domande differenti da quelle a cui ci hanno abituato tutti in questi mesi, concentrandomi più sulle persone che sui loro progetti, e, analizzando le loro risposte sul futuro, ho cercato di trovare loro stessi nelle risposte complesse e intricate che mi davano.
Ho intervistato ragazzi e ragazze di scuole differenti (ma tutti della mia città), diversi per carattere e per i loro progetti futuri, alcuni con le idee più chiare, altri ancora confusi e in cerca della propria direzione. È stato come un vero e proprio esperimento per me, e infatti sono stata incerta fino all’ultimo se scrivere questo articolo o meno. Avevo anche un piano B, ma alla fine, avendo messo insieme tutte le diverse risposte e avendone tratto le conclusioni, ho trovato che il quadro complessivo delle menti e delle anime di questi ragazzi fosse davvero interessante e che potesse essere anche utile, in particolare per i ragazzi più piccoli, per cui la maturità sembra ancora ben lontana, in quanto rappresentativo non solo della fase della vita che stiamo vivendo noi, ma dell’intera adolescenza.
Oltre a segnare un inizio, la maturità segna anche la fine di un lungo percorso, quello scolastico, e più nello specifico quello delle scuole superiori. È naturale dunque per tutti noi provare emozioni forti e spesso contrastanti: c’è chi sta vivendo tutte le “ultime volte” con la malinconia di chi è fin troppo consapevole che queste siano tali, chi addirittura ammette di sentirsi “mangiato” da questa emozione. Il sentimento che prevale, però, è la curiosità, provata nei confronti della vita nuova che ci attende a settembre, e in alcuni casi vero e proprio entusiasmo (seppur sempre accompagnato dall’ansia per le questioni più strettamente istituzionali, come l’esame di Stato). Alcuni invece, tra i quali metto anche me stessa, ancora stentano a realizzare di essere a un punto di svolta e, dunque, ancora non sanno bene definire ciò che provano.
A dire il vero, un sottile velo di confusione l’ho ritrovato, comprensibilmente, nelle parole di tutti, seppur con intensità diverse; una mia amica, che non ho intervistato, ma le cui parole mi hanno colpito, pochi giorni fa mentre passeggiavamo mi ha detto, con voce che tradiva entusiasmo e incredulità al tempo stesso: “Ci pensi che tra qualche mese staremo vivendo una vita nuova, totalmente diversa?”. Forse l’espressione “vita totalmente diversa” appare esagerata a chi questa fase l’ha già superata, ma noi che la stiamo vivendo adesso ci sentiamo esattamente così, ovvero sul punto di fare un salto enorme verso una terra sconosciuta. D’altra parte, però, come accennato sopra, questo senso di smarrimento è quasi sempre accompagnato da una grande curiosità, anche tra chi è più attaccato alla propria città.
Riguardo poi a cosa accadrà dopo, una volta finita la maturità, una volta chiuso questo capitolo, le risposte sono state ancora più varie, e a volte la stessa persona mi ha dato risposte piene di contraddizioni, piene di dubbi, dati dalla paura di non fare la scelta giusta, e, da quello che ho imparato in questi mesi, questo è uno dei sentimenti prevalenti in noi maturandi.
Sono pochissimi quelli di noi che sanno esattamente cosa faranno subito dopo le superiori e poi in un futuro ancora posteriore, mentre la maggior parte di noi ha ancora le idee confuse; spesso si sa qual è la propria direzione, ma non quale sia il sentiero che porti esattamente alla meta. Altri, invece, non sanno quale sia la meta a cui aspirare, e infine c’è stato chi mi ha rivelato di fare fatica addirittura ad immaginarsi adulto.
Ciò che mi ha sorpreso, però, è stata la fiducia e la speranza negli occhi anche dei più indecisi e combattuti. Quelli che potrebbero sembrare “ancora persi” si percepiscono in realtà in maniera del tutto diversa: sentono che la scuola ha saputo in qualche modo dare loro gli strumenti adatti a trovare il proprio sentiero, anche se ancora lo stanno cercando. Hanno la sicurezza di chi sa che in un modo o nell’altro saprà arrivare alla propria destinazione. Questo, come scritto sopra, mi ha sorpreso in modo particolare, perché fino a pochi mesi fa, chiacchierando sempre dello stesso argomento, questa indecisione mi era sembrata procurare molta più angoscia in noi ragazzi, mentre adesso, arrivati verso la fine, quella “luce” negli occhi dei miei interlocutori mi ha trasmesso sensazioni del tutto diverse.
Inoltre, maggio è un momento di bilanci ed è anche su questo che mi sono concentrata con le mie domande.
In generale ho percepito soddisfazione verso questi ultimi cinque anni. Infatti, anche chi non vede l’ora di finire e ha da muovere qualche critica o a tutto il sistema scolastico o alla propria esperienza, riconosce però che la scuola li ha in fondo preparati al futuro. Infatti, tutti quelli con cui ho parlato sono stati d’accordo su un punto: il modo in cui la scuola li avrebbe preparati. L’importante non sono state tanto le nozioni o i contenuti studiati nelle varie materie, ma i rapporti umani, sia con i propri coetanei che con gli insegnanti. Attraverso di essi tutti hanno saputo superare in questi cinque anni qualche proprio limite personale, che per alcuni era la timidezza, per altri la difficoltà nel capirsi e nel farsi capire, per altri il confronto continuo con il mondo esterno, per altri problemi di autostima o di percezione di sè; c’è anche chi ha scoperto che c’è qualcuno dotato quanto lui e ha imparato ad accettarlo e a crescere in questa consapevolezza. Potremmo dire che ogni ragazzo è riuscito a imparare a stare nel mondo nel modo più giusto per sè, spesso superando quei piccoli limiti che li faceva sentire fuori posto, e in generale riuscendo ad acquisire un valore aggiunto rispetto a cinque anni fa, che permette ora loro di vivere in maniera più consapevole.
Abbiamo tutti imparato la nostra personale lezione di vita in questi 5 anni, quell’insegnamento in cui tutti gli altri in qualche modo confluiscono. Mi ha fatto piacere scoprire che tutti ne abbiamo ricevuto uno, ma ognuno diverso e ottenuto attraverso esperienze differenti. Allora, incuriosita da questa osservazione, ho chiesto a ognuno cosa consiglierebbe al se stesso di prima superiore, al se stesso che per la prima volta varcava la soglia della scuola dove avrebbe poi imparato così tanto negli anni successivi, ancora ignaro di tutte le prime volte, di tutte le illusioni e le delusioni, di tutte le amicizie che avrebbe stretto e di quelle che avrebbe perso, delle ansie e di tutto il resto, allora ancora sconosciuto. Le risposte sono state varie, ma perlopiù riassumibili con il consiglio di assaporare ogni attimo e ogni stato d’animo, dai più belli ai più sgradevoli, dai più grandi ai più apparentemente insignificanti, perché questi cinque anni, all’apparenza così lunghi, passano invece senza che ci se ne accorga, e anche nel caso ciò succeda, senza modo allora di rallentare il corso del tempo che passa.
Riportando alcune delle risposte che mi sono state date (rielaborate e sintetizzate), spero che questi consigli, indirizzati ai noi del passato, possano arrivare anche ai ragazzi più piccoli, che stanno per iniziare le superiori o che già stanno frequentando i primi anni, perché anche io stessa, ascoltandoli, ho deciso di accoglierli come consigli per la nuova avventura che presto inizierò.
Non farsi abbattere dalle critiche altrui, anche se non è affatto facile, ma accettarle dandogli il peso giusto;
Cercare amici veri, con cui supportarsi a vicenda e costruire ricordi indelebili;
Sapere che le delusioni arriveranno inevitabilmente, ma bisogna viverle con la consapevolezza che dopo di esse vi è sempre un traguardo;
Realizzarsi concentrandosi meno su cose e persone esterne, e più su sé stessi;
Non comportarsi con leggerezza rispetto al tempo che passa, ma vivere ogni momento ricordandosi che non tornerà, non vedendo questo dato come un motivo di malinconia, ma come opportunità per vivere al massimo ogni esperienza.
Nel porre queste domande, ovviamente, ho finito per ragionare molto anche io sulle risposte che avrei dato. Per quanto riguarda gli altri punti ho deciso di non scrivere il mio punto di vista, ma per questa particolare domanda mi faceva piacere condividerlo; ecco dunque il mio personale consiglio:
Cogli ogni opportunità che ti si presenti, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con le altre persone: crea legami sinceri, e conosci le persone in maniera per quanto possibile profonda, perché ognuno è un universo da scoprire e si può imparare qualcosa da tutti.
Scrivere questo stesso articolo, a dire il vero, è stata una grande opportunità per me. Mi ha permesso infatti di conoscere i pensieri di ragazzi e ragazze che vedo quotidianamente in giro per i corridoi della scuola o per le strade della città e con i quali ho scoperto di condividere gli stessi stati d’animo.
È proprio così, infatti, che avevo concepito questo articolo in principio, ovvero come un viaggio nella testa dei maturandi, cercando di capire cosa pensano e cosa provano davvero riguardo alla fase delicata che stanno vivendo, al di là di ciò che di solito esprimono. Spero di essere riuscita a rendere un quadro chiaro dei nostri sentimenti, presi come siamo da mille cambiamenti, dalla responsabilità di dover fare scelte che ci sembrano cruciali, dalla malinconia di dover salutare amici con cui si sono costruiti ricordi memorabili e legami profondi, e da un immenso entusiasmo di iniziare una nuova fase della vita, facendo spazio in noi per tutte le esperienze che ci stanno aspettando, ma tenendo sempre stretti con noi gli insegnamenti che ci hanno arricchito in questi cinque incredibili anni.
