Da ormai qualche anno, nella nostra scuola il dibattito viene portato avanti in diversi modi, partendo dal semplice confronto di opinioni fino alla creazione di vere e proprie competizioni come lo è la metodologia didattica innovativa e inclusiva del Debate. Questo sistema, tuttavia, ha una storia antica che risale al mondo classico con l’oratoria e le scuole dialettiche, dove venivano discusse alcune tesi legate all’esercizio democratico per convincere l’uditorio. L’ars oratoria o ars dicendi era una disciplina centrale che presentava una struttura precisa, articolata in cinque fasi: inventio, la ricerca di argomenti; dispositio, la creazione di una scaletta del discorso; elocutio,la cura dello stile; memoria, memorizzazione del testo e, infine, l’actio, la performance vera e propria. Inoltre, successivamente durante il Medioevo si sviluppò la disputatio, un metodo di insegnamento e ricerca che dibatteva sulle arti liberali diffuso nelle università e nei monasteri.
L’affermazione moderna del debate si ha nelle scuole dei Paesi anglosassoni durante il 1800, quando nacquero le prime associazioni, che si ispiravano ai dibattiti parlamentari britannici e americani con lo scopo di sviluppare capacità comunicative. In Italia l’arrivo di questa metodologia si ha soltanto negli anni 2000 come strumento per l’apprendimento attivo degli studenti.
Il Debate è quindi un’attività formativa che viene regolata da modalità specifiche, tra due squadre, ciascuna formata da tre interlocutori, che sostengono, una, la tesi a favore e, l’altra, contro, su un tema, assegnato alcune settimane prima, seppur conoscendo la posizione da sostenere solo a pochi giorni dal dibattito (Prepared Motion); o addirittura sul momento dovendo preparare la propria discussione in un’ora senza l’ausilio di fonti a parte un dizionario della lingua italiana e il libro dei fatti (In promptu Debate). Durante lo sviluppo di una mozione, inoltre, le due squadre devono dimostrare che la loro risoluzione al problema sia necessaria, quindi inevitabile, legittima, che vi siano ragioni valide per farlo, ed efficace, ovvero in grado di funzionare bene.
Le regole prevedono che la posizione pro o contro possa essere anche non condivisa dai debaters, che dovranno essere comunque in grado di portare e sostenere argomentazioni adeguate, con regole di tempo e di correttezza, ascoltando le opinioni e dimostrando di possedere flessibilità mentale e apertura sulle visioni e posizioni altrui.
Il Debate consente di sviluppare capacità e competenze trasversali, “le life skills”, che formano la personalità e grazie alle quali possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana, e fornisce gli strumenti per analizzare questioni complesse. È anche un’attività divertente, che, come accennato in precedenza, prevede momenti di incontro e confronto tra le squadre, non solo di una classe, ma anche di più scuole a livello locale, nazionale, internazionale; olimpiadi nazionali e campionati mondiali.
Le competizioni vengono presiedute da un giudice che è un moderatore, che gestisce il dibattito, dà la parola ai debaters, prende il tempo, interviene in casi particolari, cerca di mantenere un ambiente positivo, mettendo a proprio agio gli interlocutori. Oltre a questi compiti, il giudice ha anche il diritto di determinare insieme ai suoi colleghi la squadra vincitrice con scrupolo, attenzione, imparzialità, assegnando i punteggi e facendo sì che la restituzione ai debaters sia un momento costruttivo.
La scuola Polo Aldi di Grosseto, partecipa alle competizioni regionali da alcuni anni mentre è solo da due anni che si sta cimentando nelle gare nazionali. Le prime si svolgono in un mese, indicativamente in Toscana sono tra febbraio e marzo, e sono costituite da quattro debates online, di cui tre in promptu e uno preparato, e da una finale fra otto squadre presso l’I.I.S. Liceo Da Vinci (MS), in qualità di Scuola Polo regionale di dibattito.
Le competizioni nazionali, invece, durano circa otto mesi, comprese le ultime turnazioni tra cui semifinali e finali, impegnando le varie squadre una volta al mese con dibattiti online. La nostra squadra nazionale guidata del Professore Montone é formata da Nicole Bonadonna (VC), Valentina Giannotti (VC), Gabriele Lozzi (VB L.C.), Mattia Todisco (VC) e Carolina Verni (VC) ed è riuscita al momento ad ottenere tre vittorie schiaccianti su quattro dibattiti, guadagnandosi un posto tra le prime quaranta squadre italiane. Inoltre, gli studenti saranno impegnati nel prossimo mese con le competizioni regionali per provare a battere l’ultimo record dell’anno precedente: la terza posizione in Toscana.
Le mozioni che sono state discusse nell’ultimo periodo della squadra, denominata “Maremma Disputans”, sono state anche di carattere giudiziario e con un livello di complessità maggiore rispetto a quelle iniziali come la recente mozione, discussa nella posizione contro, venerdì diciannove dicembre e, a favore, venerdì sei febbraio:
“Quest’assemblea crede che la riserva di legge nell’ambito del diritto penale debba essere superata, affidando le politiche penali a tecnocrati piuttosto che a rappresentanti eletti”.
I due incontri, nonostante il tema articolato, hanno portato alla squadra sulla mozione una vittoria (0-3) e una sconfitta (1-2), facendo continuare i Maremma Disputans nella scalata nazionale. Proprio per i successi dei nostri studenti e delle nostre studentesse, abbiamo deciso di chiedere ai componenti alcune riflessioni, impressioni e cosa per loro significhi questa attività ormai scolastica.
Qual è il suo compito all’interno della squadra? Quanto peso ha l’attività di debate nella sua vita? Se tornasse indietro, sceglierebbe comunque di impegnarsi in questa esperienza?
Ho iniziato a praticare la metodologia didattica del debate in classe e in progetti extrascolastici nel 2020. Essa è utile per tutti gli studenti perché li aiuta a sviluppare life skills molto importanti (ascolto attivo, pensiero critico, competenze argomentative e confutative, public speaking); è inclusiva e permette di superare la didattica tradizionale.
Seguire la squadra che negli anni ha rappresentato il Polo “P. Aldi’ in tornei regionali e nazionali e in debate day amichevoli mi ha permesso di valorizzare alcune eccellenze dell’istituto (tra cui allieve e allievi che non erano nelle mie classi e che non avrei mai avuto il privilegio di conoscere); il compito del coach è quello di favorire lo spirito di squadra e seguire studentesse e studenti affinché di round in round affinino le loro competenze e siano in grado di approfondire questioni che concernono l’ambiente, il diritto, le istituzioni italiane ed europee, la scuola, la vita dei giovani, il gender gap affrontandole da punti di vista opposti (nei tornei capita almeno una volta di dover sostenere sia il pro che il contro di una mozione). Ciò insegna a problematizzare la realtà e a non radicarsi in convinzioni precostituite.
Sono ben felice di aver introdotto le attività di dibattito nel mio istituto e continuero’ a promuoverle con altre colleghe; seguire la squadra, inoltre, è un’esperienza umana e professionale che mi sta arricchendo molto.
–Professore Montone Francesco
Cosa pensi ti abbia lasciato quest’esperienza? È cambiato qualcosa rispetto al tuo primo dibattito? Oppure il tuo approccio è rimasto simile a quello della prima volta?
Sono ormai molti anni che sto vivendo l’esperienza del dibattito nella mia scuola che mi ha dato molto. Mi ha lasciato soprattutto una maggiore consapevolezza di me stessa e del modo in cui mi confronto con gli altri. Ho imparato a non soffermarmi sulla mia opinione iniziale e a costruire un ragionamento ponderato prima di prendere posizione, dovendo spesso sostenere una fazione che non pensavo potesse essere la mia.
Rispetto al mio primo dibattito, negli anni il mio approccio è cambiato notevolmente. Inizialmente ero più concentrata sul vincere e sul non dover sbagliare, adesso lo vivo invece come un momento di scambio, di crescita e come un’occasione per potermi migliorare e soprattutto divertire.
Ho imparato a gestire meglio le mie emozioni e a saper parlare in pubblico con sicurezza, ma un particolare a saper rispettare punti di vista diversi dal mio e a confrontarmi con gli altri in modo costruttivo.
–Verni Carolina
Credi che il debate possa averti influenzato sulle tue scelte future o lo sta facendo in qualche modo? Quali competenze pensi di aver sviluppato?
Sì, credo proprio che il debate mi abbia influenzato per quanto riguarda ciò che voglio fare dopo il liceo. Al momento sono orientata su scienze politiche e forse proprio quell’aspetto del dibattito che prevede il discutere mozioni di policy per decretare il miglior piano mi ha spinto verso questa scelta.
Sicuramente ho migliorato il mio modo di esprimermi ed é aumentata la sicurezza nel parlare davanti ad altre persone, per di più preparate allo stesso livello e che dunque possono interrompermi e delle volte correggermi. Inoltre, soprattutto nei dibattiti impromptu, c’è bisogno di lavoro di squadra, pensiero rapido e attenzione alle parole altrui, di modo da riuscire a costruire una conversazione scorrevole e allo stesso tempo giustamente complessa.
–Bonadonna Nicole
Come è iniziata la tua passione per il dibattito? Pensi che si stia realizzando? In che modo?
Venni a contatto col mondo del debate circa tre anni fa all’interno della scuola e, spinto dalla curiosità, frequentai alcune lezioni inerenti a esso. Però, onestamente, non mi entusiasmò a primo acchito più di tanto, perciò accantonai l’attività.
Quest’anno, anche sotto la forte spinta del nostro prof e coach di debate, ho deciso di dargli un’altra chance, poiché comunque alcuni elementi, come la capacità logica e di ragionamento dietro il dibattito, mi affascinavano; così sono entrato nella squadra della scuola e, timidamente, mi sto ambientando in questo nuovo mondo, seppur io preferisca stare dietro le quinte e aiutare con la parte “teorica”, piuttosto che mettermi in gioco parlando durante gli interventi. Nonostante ciò, vorrei aprirmi di più su questo lato, scoprendo sfaccettature nuove e ancora più interessanti di quelle in cui sono già immerso, per questo dovrò sicuramente far valere di più non solo i miei pensieri, ma anche la mia voce.
–Todisco Mattia
Qual è la mozione che ti ha coinvolto maggiormente? Reputi che i tuoi studi scolastici siano utili all’esperienza che stai vivendo?
La mozione che mi ha colpito maggiormente è stata quella relativa al tema della riserva di legge. Mi è piaciuta molto perché, pur trattando un tema estremamente specifico e complesso, rispecchia appieno i miei interessi: sono infatti particolarmente appassionato di tematiche giuridiche e politiche, e questa mozione mi ha permesso di riflettere in modo approfondito sul rapporto tra diritto, istituzioni e tutela dei cittadini.
Per quanto riguarda i miei studi scolastici, ritengo che siano assolutamente utili all’esperienza che sto vivendo: sto infatti frequentando il liceo classico e credo che indubbiamente questa scuola mi stia aiutando molto nei dibattiti. Il classico mi ha infatti fornito un metodo di ragionamento solido e strutturato, che mi permette non solo di cercare di comprendere a fondo la mozione, ma anche di creare collegamenti significativi con ciò che ho studiato, spaziando tra le diverse discipline.
–Lozzi Gabriele
È evidente che il progetto di Debate costituisca un valore aggiunto alla preparazione scolastica sia del Liceo scientifico che del Liceo classico, arricchendo con esperienze pratiche e di confronto il percorso di studi già previsto dal Polo liceale.
