85 Secondi

L’uomo è capace di moltissime cose e ciò non è mai passato inosservato: è capace di innalzare barricate di fronte ai suoi simili senza riuscire a immaginarsi dall’altra parte; è capace di prendersela con un bambino e trattarlo come un criminale solo perché sul suo passaporto c’è una parola “sbagliata”.

L’uomo, volendolo davvero, è capace di polverizzare il mondo. E questa sensazione di bilico, instabilità, ce la portiamo dietro da tempo. 

O almeno da quando abbiamo scoperto che un cilindro delle dimensioni di un divano può radere al suolo un’intera città e ridurre delle figure umane a semplici ombre sull’asfalto. Tutto portato a termine con un solo aereo e una pulizia maniacale: non un cadavere o una traccia di sangue rimasero per le strade di Hiroshima dopo lo sgancio della bomba atomica. 

Questa situazione di precarietà ha determinato la nascita dell’organizzazione “Bulletin Of The Atomic Scientists”, che dal 1947 aggiorna il “Doomsday Clock”, un orologio virtuale dove la mezzanotte rappresenta la fine del mondo. Ogni anno viene stabilita la posizione delle lancette: più siamo vicini alla mezzanotte, più la guerra atomica è imminente. Secondo gli scienziati che l’hanno messa a punto, è uno strumento che simboleggia l’instabilità della situazione internazionale. 

A muovere le lancette di questa sorta di orologio non erano membri scelti casualmente, bensì le menti più influenti dell’epoca. Tra loro c’era, per esempio, Albert Einstein, rinomatamente contro le armi nucleari; Bertrand Russell, filosofo che venne persino privato della sua cattedra perché apertamente contro la prima guerra mondiale; e, a presenziare il tutto, Robert J. Oppenheimer. Trovare il nome di Oppenheimer a coordinare un organo nato per sensibilizzare e informare sui pericoli delle armi atomiche risulta strano, fuori posto. D’altronde Oppenheimer è colui che ha diretto il Progetto Manhattan e che ha costruito la bomba atomica; cosa ci fa in un’organizzazione contro tutto ciò che egli stesso ha contribuito a fare?

In quel gruppo Oppenheimer è il più consapevole tra tutti del pericolo che la bomba, sua creazione, costituisce. È la persona che porta sulle sue spalle il peso di tutte le morti che l’atomica ha causato. Ma trovo che lo scienziato statunitense sia una figura incompresa, un uomo così logorato dalle sue azioni che tenta in ogni modo di porvi rimedio. Quando Oppenheimer vide il primo prototipo della bomba atomica si mostrò inorridito dalla sua stessa creazione e fu costretto a convivere con una certezza: da quel punto non ci sarebbe stato più ritorno. 

Negli ultimi ottant’anni il Doomsday Clock è sempre stato presente. L’orario ha avuto diversi sobbalzi di fronte a momenti di tensione o, al contrario, a situazioni dove la diplomazia è riuscita a svolgere il suo compito. Ad esempio nel 1953, dopo i primi test delle bombe a idrogeno, l’organizzazione posizionò le lancette a due minuti dalla mezzanotte, riconoscendo la minaccia. Poi, nel 1991, allo scioglimento dell’Unione Sovietica, i vari trattati sulle armi nucleari arrivarono come una ventata di aria fresca, una sorta di fuga da tutte le instabilità che avevano segnato i quarant’anni precedenti. La fine della Guerra Fredda fu così tanto impattante che l’orologio venne spostato a 17 minuti dalla mezzanotte, la massima distanza raggiunta, e la redazione definì il bollettino di quell’anno come “L’inizio di una nuova era”. Ma, alla fine, la natura autodistruttiva dell’uomo riemerge sempre. Dal 1991 la lancetta si è riposizionata, avvicinandosi gradualmente alla mezzanotte. Sono state delle variazioni di pochi minuti, dovute al ritorno dei fantasmi della Guerra Fredda e ai test nucleari tenuti in Nord Corea, ma poi la commissione decise di tenere di conto un problema che si stava facendo sempre più presente: il cambiamento climatico. Così nel 2015 la lancetta precipitò a 3 minuti dalla mezzanotte. Poi la maggiore tensione fece fare dei piccoli aggiustamenti all’orologio, a causa della persistenza di una possibile catastrofe naturale e dell’incapacità dei paesi di trattare per la pace.

Ma quest’anno dove si trova la lancetta? La risposta ci è stata data durante un conferenza il 27 gennaio, dove gli scienziati hanno rivelato al mondo le loro conclusioni: mancano 85 secondi alla mezzanotte: la distanza minore mai segnata dall’orologio. Nell’ultimo anno sono stati alimentati diversi conflitti e la componente climatica è stata più forte che mai. Da una parte a far avvicinare così tanto le lancette al capolinea hanno contribuito la guerra in Ucraina, il genocido in corso a Gaza, conflitti locali, come le ostilità in Medio Oriente, oppure lo scoppio delle tensioni tra Pakistan e India. Tutte queste guerre hanno portato paesi come Cina, Stati Uniti e Russia a temere un effetto domino, così hanno ricominciato una corsa agli armamenti. Poi, sul fronte del clima si sono registrate diverse catastrofi, come l’alluvione in Brasile che ha spazzato via le case di più di mezzo milione di persone, oppure le eccessive ondate di calore che, solo qui in Europa, hanno mietuto 60 mila vittime. Ma il dettaglio più preoccupante è che il 5 febbraio sarà scaduto l’ultimo trattato che regola le armi nucleari tra Stati Uniti e Russia e i due paesi non stanno pianificando nuovi accordi. E la mancanza della sicurezza che ci era garantita da questi patti è assai preoccupante. L’assenza della figura di un mediatore, una personalità salda che possa pontificare nelle trattative e che operi per la pace è una problematica da non sottovalutare. Vorrei ricordare che il presidente degli Stati Uniti, personaggio che negli ultimi sessant’anni ha garantito la stabilità della situazione internazionale, ha dichiarato espressamente: “Visto che avete deciso (riferendosi ai norvegesi) di non darmi il Nobel, non mi sento obbligato di pensare esclusivamente alla pace”. A parer mio, questa dichiarazione è agghiacciante. 

La lancetta continua a ticchettare. Il mondo va a rotoli. Ma c’è ancora qualcosa che possiamo fare? Gli scienziati chiudono il bollettino con un appello. Scrivono: “I capi delle nazioni – particolarmente in Stati Uniti, Russia e Cina – devono scegliere una via per allontanarsi dal baratro. I cittadini devono insistere affinché ciò accada”. L’organizzazione infatti invita i capi degli stati a captare gli avvertimenti e ad agire perché la lancetta possa allontanarsi dalla mezzanotte e che quella speranza di una nuova era si realizzi.   

Lascia un commento