“Sono sul viaggio della curiosità e ho bisogno che le mie pagaie viaggino il più velocemente possibile” Dustin Handerson – Stranger Things
È così che questo articolo comincia, con un tributo a una delle serie tv più conosciute di sempre, che proprio in questi giorni sta portando a termine il suo “viaggio” condividendo con noi la quinta e ultima stagione. Se ci fermiamo a riflettere per un minuto, ci rendiamo conto di come novembre sia anche chiamato il mese delle “cose strane” in onore al titolo. Questa è una storia che ci ha cresciuto episodio dopo episodio, nata e basata su ciò che c’è di più bello, cioè su ciò che è diverso. Nel corso delle stagioni Stranger Things ci racconta in chiave anni 80’ quelli che di fatto sono casi di cronaca, tramandati soprattutto da uno strumento al tempo estremamente efficace: il giornale.
Prima di tutto, bisogna collocare la nascita ufficiale di quest’ultimo a un periodo che si aggira all’incirca nel XVII secolo. I suoi lontani antenati sono gli Acta Diurni Romani (ritenuti la prima forma di quotidiano,utilizzati per diffondere informazioni quotidiane di stampo pubblico e privato), mentre relativamente vicini alla sua diffusione nel 1609 sono i gazzettini di Venezia. Sta di fatto che il giornale nasce per soddisfare il bisogno di ricevere informazioni regolarmente e creare una rete più ampia su cui le notizie si possano diffondere. Fin da subito, di conseguenza, ha incarnato un solido e sicuro modo grazie al quale i cittadini potevano procurarsi informazioni fedeli a ciò che era la realtà intorno a loro. Non sempre però il giornalismo è stato visto così.
In passato né il nome degli editori né quello di coloro che erano incaricati di stampare le copie venivano divulgati, perché spesso si veniva condannati e accusati di essere cospiratori contro la Stato, soprattutto se, dietro la macchina da scrivere, veniva rivelato il nome di una donna, in una società che dal XVII fino alle porte del XX certamente e ingiustamente non veniva ritenuto degno che a ricoprire tale carica da giornalista fosse una donna.
Proprio nel caso dell’Hawkins Post,giornale locale fittizio del 1985 che prende il nome dalla stessa città in Indiana,viene presentato agli spettatori un esempio tipico di redazione posta tra due emisferi di scenari completamente diversi. Da una parte ancora la Guerra Fredda, che per l’ennesima volta pone confini alla libertà di stampa dei giornalisti; dall’altra l’imminente rivoluzione digitale che avrebbe stravolto e trasformato il giornalismo in ciò che conosciamo e leggiamo oggi. Invece ancora in un angolino buio e nascosto, possono esserci ragazze o donne come Nancy Wheeler che desiderano essere un giorno Nellie Bly e poter rivoluzionare il giornalismo moderno. Tuttavia, chi non pensa che ci possa essere una falla nel sistema quando anche la prima donna giornalista * è stata costretta ad usare uno pseudonimo? Davvero la rivoluzione del digitale ha cambiato qualcosa o ha solo reso le cose meno “suscettibili” ?
Molto probabilmente, sapendo che ancora ad oggi l’85% (Federazione Nazionale stampa Italiana) delle donne che lavorano nel giornalismo si sentono molestate o discriminate, rende questa una domanda retorica. Quante menti brillanti, quanti articoli non scritti ancora e quante possibilità di elevare il giornalismo a un posto sicuro per tutti abbiamo avuto, e che peccato dover ammettere che ancora adesso stiamo provando a non rendere un’arma per sparare, ma un paio di occhi per vedere più chiaramente. Il dilemma, però, sta nell’accettare che i nostri occhi possano essere aperti da chiunque. “Forse pensiamo che le parole siano solo lettere che seguono un ordine, ma nel momento in cui bagnano la carta con l’inchiostro o vengono digitate da un paio di mani ad una tastiera cominciano a vivere, chiunque le scriva” (Emily Dickinson).
“Vuoi davvero essere normale Will, vuoi essere come tutti gli altri? Ti vergogni di essere strano? Sbagliato? Diverso? Perché nessuno di normale ha mai fatto qualcosa di straordinario nel mondo” – Jonathan Byers & Dr.Martin Brenner.
* Nellie Bly: pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran, vissuta dal 1864 al 1922, ritenuta prima giornalista donna al mondo per aver denunciato i soprusi di un manicomio di New York, nel quale lei stessa si è finta malata di mente per documentare le prove di violenze. L’inchiesta aperta a suo carico portò ad una riforma nel sistema psichiatrico. Fece la medesima cosa nelle carceri femminili, facendosi arrestare.
Nel 1889, provò a battere il record di Phileas Fogg ne “Il giro del mondo in 80 giorni”, completando il giro attorno al globo in 72 giorni.
Infine morì nel 1922,all’età di 57 anni dopo aver prestato servizio come corrispondente nell’esercito austriaco nella prima guerra mondiale.

