Tra le mete estive preferite dai turisti ci sono spesso le grandi metropoli, come Londra e Parigi, ma anche città d’arte come le nostre Firenze e Roma. Il nostro Paese trasuda arte nei palazzi, nei monumenti, e nelle numerosissime opere custodite nei musei.
Ma, oltre ai turisti, nell’ultimo anno i musei e le piazze delle città più importanti sono state visitate non solo da amanti dell’arte e della bellezza, ma anche da un’altra tipologia di visitatori, definiti da alcuni “attivisti”, e da altri “comuni teppisti”.
Non ci riferiamo infatti a gruppi di persone che si riuniscono pacificamente per protestare contro lo spropositato inquinamento o la crescente deforestazione; si tratta, invece, sì di ambientalisti che però, invece di manifestare le loro idee con striscioni e cartelloni durante manifestazioni autorizzate, preferiscono attirare l’attenzione imbrattando di vernice monumenti e palazzi o lanciando torte o salse alimentari su quadri di inestimabile valore.
A maggio dell’anno scorso, ad esempio, degli attivisti hanno lanciato una torta contro la Gioconda esposta al Louvre al grido di “salviamo il pianeta”. A novembre è toccata una sorte simile ad un Van Gogh esposto a Roma. Non sono più, purtroppo, episodi isolati. Nel corso dell’anno, infatti, ci sono stati numerosi “attacchi” anche in altri musei, sia all’estero che un Italia.
Ricordiamo gli attivisti che a Milano si sono “incollati” alla struttura che reggeva la scultura “Forme Uniche della Continuità nello Spazio” di Umberto Boccioni, o l’episodio di Roma, quando è stato gettato del carbone vegetale nella Fontana di Trevi, rendendo le sue acque completamente nere (e con la conseguenza di dover buttare oltre 300mila litri d’acqua pur di pulirla), o ancora a Firenze, quando addirittura Palazzo Vecchio è stato imbrattato con vernice arancione. Recentissimo poi l’episodio in cui un gruppo di attivisti si è cosparso di polpa di pomodoro, sporcando il selciato davanti al Battistero fiorentino.
Sono solo alcuni dei casi riportati nel corso dell’ultimo anno.
Cercando di capire come si organizzano questi attivisti, scopriamo che fanno principalmente parte dei gruppi di Ultima Generazione e di Just Stop Oil. Queste organizzazioni chiedono uno stop all’inquinamento e alla deforestazione, un freno alla pesca eccessiva e allo spropositato numero di rifiuti. Richieste del tutto legittime, ma i mezzi con cui le stanno proponendo non lo sono altrettanto.
I comportamenti con cui alcuni di loro stanno portando avanti giuste rivendicazioni sono infatti veri e propri atti vandalici e punibili di conseguenza come tali, senza contare l’enorme danno che apportano al patrimonio artistico mondiale, che continua a essere colpito riportando, seppur lievi, danni continuativi.
Ma è questo il giusto modo di protestare? È questo il giusto modo di attirare l’attenzione verso problemi di così grande importanza?
Guardando i risultati che stanno ottenendo la risposta sarebbe scontata: molta attenzione, sì, ma non simpatia. Anzi, hanno rimediato denunce, suscitato malcontento generale e, soprattutto, si sono meritati l’appellativo unanime di “vandali”.
Protestare per l’ambiente e il cambiamento climatico è legittimo, ma farlo cercando di vandalizzare delle opere di inestimabile valore per ottenere attenzione non è certo il mezzo adeguato per proporre una causa tanto nobile.
In ogni gesto che richiede un cambiamento nelle abitudini che possono preservare l’ambiente e, dunque, il pianeta c’è bisogno di una cosa fondamentale: il buon esempio.
