Donare, secondo l’enciclopedia Treccani, significa “dare ad altri liberamente e senza pretesa di compenso”.
Ma cosa succede quando si dona qualcosa di immateriale, come il proprio tempo o il proprio amore? Donare se stessi vuol dire non solo dare ciò che si ha, ciò che si possiede, ma dare ciò che si è e, in questo modo, fare legame con l’altro.
Ma come si fa a donarsi?
Ci possono essere molte modalità per far sì che la tua vita, ciò che vivi, ciò che sei, possa diventare fonte di ispirazione o di gioia per qualcun altro.
Io, sentendo dentro di me questo forte desiderio di rendere felice gli altri in modo totalmente gratuito, ho preso parte al GrEst, proposto dal mio oratorio.
Nel GrEst, dalla durata di tutto giugno, gli animatori, semplici ragazzi adolescenti, spendono le loro giornate e tutte le loro energie con l’intento di far divertire la miriade di bambini pronta a qualsiasi cosa pur di passare i primi giorni delle vacanze estive nel migliore dei modi.
Da fuori può sembrare un’attività facile e leggera, con la sola fatica dello stare tutto il giorno sotto il sole cocente, ma non è assolutamente così!
L’animatore è chiamato a sdrammatizzare tutti i drammi, reali o immaginati, di quei bambini che a volte diventano rissosi perchè non accettano un “no”; a comprendere e aiutare chi fa di tutto per quelle attenzioni che in casa non ha; a tendere le mani verso i ragazzi con difficoltà fisiche, mentali o sociali. L’animatore è chiamato a dare tutto sé stesso, ad ospitare nel suo cuore persone che potrebbe non incontrare mai più, che si parli di bambini o di altri coetanei. Prendersi cura, sorridere e donarsi sono le parole chiave di queste settimane. In questo tipo di esperienze, un ruolo fondamentale è giocato dagli altri animatori che, all’inizio, sono dei perfetti sconosciuti, ma alla fine di tutto sono diventati come fratelli.
Nel mio oratorio, quest’anno, abbiamo vissuto “un’esperienza dentro l’esperienza”!
Infatti sei ragazzi tra gli animatori, me compresa, hanno avuto la possibilità di animare il GrEst di un’altra città, più o meno lontana da qua, facendo un gemellaggio con l’altro oratorio.
Io sono andata a Perugia, all’Oratorio Pingo- preferisco il Paradiso.
Quando sono partita ero elettrizzata, non riuscivo a stare ferma per l’emozione! Durante il viaggio in macchina, che sembrava non finire mai, la mia testa si affollava di idee, aspettative e emozioni: immaginavo un’accoglienza plateale, ragazzi che si spintonavano pur di presentarsi, inviti su inviti per i pasti nelle famiglie degli altri animatori…Insomma, un’accoglienza da film americano per adolescenti, ma non avevo messo in conto una cosa fondamentale: accogliere degli sconosciuti è faticoso!
Infatti posso dire onestamente che i primi giorni non sono andati proprio come mi aspettavo, ma sicuramente l’insicurezza e l’ansietta di quei giorni hanno avuto un ruolo abbastanza importante nel mio ingresso in questa avventura. Ho impiegato qualche giorno per sciogliermi davvero, sia con i bambini che con gli animatori. Mi sentivo un po’ a disagio, messa da parte, poco ascoltata e accolta. Avevo molta paura di mostrarmi e di esprimere giudizi e pensieri, cosa che avrei fatto tranquillamente nel mio oratorio.
Però si sa, il tempo aiuta! La settimana di gemellaggio passava e io stavo entrando sempre di più in quel mondo, così diverso dal mio ma anche così bello e ancora sconosciuto!
Tutta la paura che avevo accumulato nei giorni precedenti, temendo che l’esperienza fosse stata un fallimento, sparì Giovedì, il penultimo giorno.
Lì, proprio giovedì, mi sono finalmente sentita a casa al 100%; ho iniziato a mostrare la vera Camilla, quella che dice ciò che pensa, che scherza con tutti e che non ha paura di andare a fondo nelle cose, specialmente in quelle più belle!
In una sera, una sola, ho stretto rapporti con persone bellissime, piene di vita e di Luce,che mi hanno lasciato entrare nel loro mondo e nel loro cuore. Ho parlato, ho fatto domande, ho riso, ho giocato, ho pregato e ringraziato tanto, mi sono fermata a riflettere e mi sono sentita finalmente piena e grata! Tutti i sogni e le aspettative che mi ero creata nel viaggio per arrivare a Perugia, che inizialmente erano state ricoperte da paure e porte in faccia, erano finalmente soddisfatte e, direi, superate!
Una settimana passa davvero in fretta e la mia rivoluzione interiore è stata così inaspettata e rapida, tanto da lasciarmi un po’ confusa.
Ammetto che Venerdì sono andata via con un po’ di amaro in bocca, dato che non sono riuscita a stabilire un vero rapporto con tutti gli animatori a causa del poco tempo rimasto dopo che ci siamo sbloccati gli uni con gli altri.
Però forse doveva andare così… Anche se avevo paura del contrario, sono tornata da questa avventura molto arricchita, con nuove consapevolezze oltre che legami totalmente inaspettati.
Ora che tutto è finito, ed ho avuto dei giorni per metabolizzare,dentro di me risuonano maggiormente tre cose. Prima di tutto mi sono accorta di quanto ami casa mia, il mio oratorio, e di quanto abbia sentito la mancanza di tante cose che, nell’Oratorio Pingo, sono diverse o assenti.
Mi sono resa conto che, mostrandosi per quel che si è, senza paura di giudizi, sin da subito, le esperienze si vivono meglio, con maggiore libertà e serenità. Infine sono tornata piena di fierezza verso me stessa, perché sono riuscita a donarmi, sia ai bambini che ho conosciuto e animato per tutta la settimana sia agli altri animatori, nonostante le differenze, le paure, i pregiudizi e le immense aspettative
Adesso, però, voglio parlare direttamente a te che stai leggendo: non lasciarti scoraggiare dalle cose che sembrano andare male, un risvolto positivo c’è sempre, basta solo imparare a trovarlo! Sii vero e coraggioso, buttati a capofitto nelle esperienze, donati per illuminare le giornate degli altri, non arrenderti alla paura e alla tristezza! Non lasciare che l’ansia e il disagio ti distolgano lo sguardo dall’amore verso gli altri; perché, alla fine dei conti, è proprio l’amore per il prossimo che dà senso alla vita!
Madre Teresa di Calcutta diceva: “Non è importante quanto doniamo, ma quanto amore mettiamo nel dare”.
