L’amore secondo Platone.

Se si dovesse chiedere a una qualsiasi persona con un minimo di cultura quale sia il testo per eccellenza che parla dell’amore, essa sicuramente risponderebbe il Simposio.

Questo testo, che fa parte della raccolta delle opere platoniche della maturità, è ambientato appunto durante un simposio (da dove poi prende il nome). Durante questo convivio Fedro, con il consenso dei presenti, propone di fare un elogio in onore di Eros. I discorsi dei convitati descrivono il dio dell’amore alcuni come la divinità più antica, altri quella più giovane, altri ancora lo considerano un demone.

Ma la vera origine dell’amore inizia con il discorso pronunciato da Socrate. Il grande filosofo infatti racconta che, durante il banchetto per la nascita di Afrodite, Penia, personificazione della povertà, concepisce Eros con Poro, dio dell’ingegno.

Questo è per indicare che prima di tutto l’amore nasce attraverso la bellezza fisica e solo attraverso inganni si riesce a conquistare il proprio amato, colmando così la mancanza che si sente quando non si ama.

Per questo Aristofane propone il mito degli androgini: alla nascita del mondo esistevano masse “doppie” (maschio-maschio, femmina-femmina e maschio-femmina cioè gli androgeni) che un giorno decisero di scalare l’Olimpo. Zeus, indignato, decise allora di separare gli esseri condannandoli a passare la loro esistenza in cerca della propria metà per colmare il vuoto che possiedono.

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