Juche, dove inizia la fine di un Paese

Per addentrarsi a capire l’ideologia nordcoreana bisogna innanzitutto riconoscere Juche, concetto nato e imposto da Kim Il-Sung, fondatore della Corea del Nord e primo leader del DPRK (Democratic People’s Republic of Korea). Juche, tradotto come “autosufficienza”, può essere spezzato in tre idee fondamentali:

indipendenza politica: nessun altro paese può interferire nella politica nordcoreana;

autosufficienza economica: lo Stato produce autonomamente ogni cosa necessaria per vivere, in modo che non dipenda da importazioni provenienti dal resto del mondo;

autodifesa militare: la Corea del Nord deve poter proteggersi da sola.

Juche viene insegnato ai bambini a partire dalla scuola elementare e viene presentato come il pensiero che guida il Paese; l’ideale viene imposto in maniera spontanea, ma profonda.

L’intento è quello di rendere Juche parte naturale della loro formazione e delle loro vite. Il pensiero politico viene insegnato insieme alla saggezza e all’onnipotenza del leader, convincendo ogni singolo individuo, sin da un’età giovanissima, che la famiglia Kim è lì per garantire protezione alla nazione.

La Corea del Nord nasce nel 1948 avendo originariamente il modello ufficiale di marxismo-leninismo, ma più avanti lo Stato deciderà di tagliare i rapporti con gli altri paesi, avvicinandosi sempre di più all’ideale riportato in Juche e attribuendo al leader sempre più potere e centralità. Da qui il nazionalismo nordcoreano divenne sempre più forte, finché, negli anni ‘70-‘80, lo Stato non dichiarò che il socialismo addottrinato al popolo nordcoreano era un adattamento alla cultura e alla storia del Paese. Dunque, nel ‘90, Juche venne distinto come un’ideologia stante a sé, basata sulle idee dei leader Kim.

La realtà nordcoreana è un mondo lontano quasi per definizione e, come tutti i misteri, è facilmente in grado di catturare coloro che decidono di avvicinarsi ad essa, a causa delle diversità che possono risultare affascinanti per un occhio esterno. Pur trattandosi di un regime, la sua struttura ideologica è comunque meritevole di attenzione per comprenderne le dinamiche. Innanzitutto bisogna mantenere una distanza con il pensiero, anche facendosi affascinare dal diverso, ma restando coscienti del fatto che questo mondo differente resta una realtà vissuta da veri individui che non hanno la possibilità di opporsi sia perché non è permesso loro sia perché manca la consapevolezza dell’esterno; infatti, i Nordcoreani hanno necessariamente un’opinione diversa, per il contesto in cui sono costretti a crescere da generazioni.

Vi riporto il caso terrificante di Otto Warmbier, uno studente statunitense innocuo per l’idea occidentale, ma una minaccia per lo Stato nordcoreano.

Nel dicembre del 2015, Warmbier decise di partire per un tour organizzato della DPRK, come turista. Durante la notte di Capodanno, tentò di rubare un poster di propaganda politica da un’area riservata dell’albergo in cui alloggiava, con l’intento di portare un souvenir insolito a un’amica. Il 2 gennaio del 2016, fu arrestato all’aeroporto di Pyongyang, quando stava per lasciare il Paese, per poi subire un processo della durata di un’ora davanti alla corte suprema nordcoreana. Warmbier, così, venne condannato a 15 anni di lavori forzati con l’accusa di “sovversione”. Nel giugno 2017, fu liberato e rimpatriato, ma in stato vegetativo, probabilmente a causa dei gravi danni cerebrali durante la detenzione. Morì pochi giorni dopo essere tornato a casa.

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