I funzionari dello Stato italiano

Se c’è uno Stato in tutto il globo terracqueo in cui gli attori della politica nazionale tentano di interpretare, peraltro male, un personaggio specifico (e a volte ben poco definito) per nascondere agli occhi di tutti che in realtà sono dei soliti avvisi, quello è lo Stato italiano con i suoi funzionari, che talvolta ruotano senza mai di fatto sparire per sempre dal cerchio politico, nonostante i clamorosi insuccessi elettorali e le sconcertanti richieste di ritiro da parte dell’elettorato, di cui le urne sentono da tempo la mancanza. Votare è un dovere civico di ogni cittadino, per il quale molti dei nostri nonni o bisnonni nel ‘900 hanno speso la vita combattendo nella guerra civile contro il fascismo e l’autoritarismo di Benito Mussolini: la democrazia e i governi che i nostri nonni hanno vissuto, dato che storicamente sono stati la risposta più forte del popolo al regime fascista, sono frutto delle idee e degli ideali che prima della Liberazione venivano repressi con le armi e che a partire dalla fine degli anni ‘40 potevano essere liberamente espresse (eccetto, in quanto sconfitte, le ideologie fasciste). A mano a mano l’importanza e l’incisività politica di ideologie e idee proprie di personaggi come Enrico Berlinguer, Giovanni Spadolini, Giorgio Almirante (per quanto contestabile) e altri ancora hanno lasciato posto a una nuova classe politica, per i più svariati motivi, che oggi si trova composta da personaggi come Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani (che governano) e da personaggi come Matteo Renzi, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli (che si trovano all’opposizione) et cetera. Ma un cittadino di buon senso è in grado di spiegare da quali tra questi leader di partito dovrebbe sentirsi rappresentato?  Da Salvini, che si definiva comunista padano e cantava:” Senti che puzza scappano anche i cani: stanno arrivando i napoletani…’’,per poi andare verso una destra sempre più nazionalista? Da Conte, il cui governo, oltre all’inutile acquisto dei banchi a rotelle, fu costretto al risarcimento di 203 milioni di euro, a spese dello Stato, ad una azienda privata per non aver pagato parte delle mascherine, molte delle quali inefficienti? Da Elly Schlein, il cui Partito Democratico è un Caos, che pensa di nascondere sotto il nome di vera democrazia partitica e che nemmeno lei sa gestire: qualcuno ha capito che direzione ha preso o vuole prendere il Partito Democratico? Forse quella di nuove e sonore sconfitte elettorali, come quella del 2022; che credibilità ha un partito distrutto dalle buffonate delle primarie, che non hanno utilità alcuna se non quella di aumentare la conflittualità interna che porta solo alla distruzione del Partito, e che è passato da seguire Bersani e Letta a Renzi e poi a Zingaretti e poi ancora a Letta fino alla radicale Elly? E Renzi che aveva dichiarato l’abbandono della vita politica in caso di sconfitta al referendum non ce lo ricordiamo più? E Giorgia? Vogliamo parlare del curioso caso Al-masri o del fatto che ha cambiato idea su tutto: benché si fosse presentata agli occhi di tutti, prima che come politica, come donna, madre e cristiana, ha aumentato l’IVA sui pannolini e sul latte artificiale; benché all’opposizione sostenesse che le infrastrutture strategiche andassero nazionalizzate, abbiamo assistito a tutto l’opposto, poiché da quando c’è lei gli Americani sono in Telecom, i Tedeschi in Alitalia e gli Australiani in Autostrade; benché ritenesse che l’immigrazione clandestina andasse contrastata, nel 2023 sono sbarcati 157.651 migranti (il numero più alto dal 2016)…
Siamo di fronte a un’evidente e lacerante crisi della politica italiana, fatta da figure tutt’altro che oneste e capaci, attributi che Benedetto Croce aveva legato alla figura del perfetto uomo politico:”Il politico onesto è il politico capace!”.
Ecco che le elezioni politiche, nonostante siano il fiore delle battaglie compiute dai nostri nonni, mettono i cittadini in serie difficoltà nell’esprimersi alle urne, in quanto i Governi sono sempre composti da un alternarsi dei soliti nomi e dei soliti cognomi ‘onorevoli’ e, a rafforzamento di questa tesi, parlano i dati relativi all’astensionismo: le elezioni politiche 2018 hanno visto il 27,1% di astenuti; le elezioni politiche del 2022 sono state vittime del 36,1% degli astenuti (il partito dell’astensionismo sembra costantemente andare per la maggiore). Ma attenzione: non tutti i voti sono uguali! Il referendum abrogativo è uno dei pochi potentissimi veicoli di democrazia diretta nei confronti dei quali non possiamo permetterci l’astensionismo: è uno dei pochi strumenti che il cittadino ha a disposizione per intervenire in materia di legge (per cui è fortemente richiesta un’informazione approfondita affinché ognuno possa votare consapevolmente). Eppure, dal 1997 a oggi, soltanto 4 su 34 quesiti referendari abrogativi hanno raggiunto il quorum. Nel caso dei referendum previsti per l’8 e 9 giugno, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su temi quali lavoro e cittadinanza. L’importanza riservata al lavoro nel Bel Paese è dimostrata schiettamente dall’articolo 1 della Costituzione italiana, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, per cui non esprimersi su un tema di tale rilevanza all’interno del nostro Paese significa disinteressarsene totalmente. D’altronde anche la cittadinanza è un tema che ci riguarda da vicino, poiché al 1° gennaio 2024 si contano ufficialmente in Italia 5.307.598 stranieri residenti, che rappresentano il 9% circa della popolazione complessiva nazionale: in Europa ci classifichiamo al 7’ posto per immigrati residenti preceduti da Danimarca, Spagna, Belgio, Germania, Irlanda e Austria; questo quesito referendario dà la possibilità di intervenire sulla lettera f) dell’art.9 della legge 91 del 05/02/1992: ergo dà la possibilità di fare richiesta per la cittadinanza italiana a coloro che, maggiorenni, risiedono legalmente in Italia da almeno 5, piuttosto che 10, anni.
In conclusione, differentemente da quanto possano consigliare i partiti di appartenenza o i loro leader, di cui già conosciamo  l’inaffidabilità e l’incompetenza, ogni cittadino ha il dovere morale di recarsi alle urne in occasione dei referendum abrogativi, perché rimanga ancora qualche spiraglio di democrazia e di fiducia nei valori democratici e liberi. Biasimiamo, in quanto cittadini consapevoli, coloro che ci invitano a ricusare un mezzo democratico! Informiamoci! Votiamo! La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero: libertà è partecipazione.

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