“Il mio cuore è con voi”

L’affrontare apertamente determinati temi, più o meno spinosi, è sempre mal interpretato e viene confuso con il supporto a determinate ideologie.

Penso, per esempio, alla nuovissima serie TV “M. il figlio del secolo“ che narra la storia di Mussolini e del fascismo.

La critica mossa contro la suddetta serie è stata subito quella di stare promuovendo ciò di cui stava narrando, solo perché lo stava narrando. Eppure, la scena iniziale del primo episodio sottolinea con estrema chiarezza l’intento dell’intero lavoro: far aprire gli occhi, perché il fascismo è una bestia del passato, ma non è morta; è ancora qui, oggi più che mai, tra di noi. L’arma che abbiamo contro di esso è la memoria e la conoscenza di ciò che stato, che è e che rappresenta. 

Il timbro del tabù ci ha limitato nella nostra concezione di ciò che si può e che non si può dire. Ma la verità è che, per proteggerci dagli scheletri del passato (come il fascismo), non possiamo stare zitti e rinchiuderci noi stessi negli armadi della contemporaneità. 

Perché la democrazia non esercita più sulle nuove generazioni lo stesso fascino che esercitava in passato? 

La democrazia è lenta, è faticosa, è rigida, è un lavoraccio che coinvolge tutti. 

La Costituzione è una scocciatura perché ci ricorda  che noi cittadini non abbiamo solo diritti, ma anche doveri e che, solo per il fatto di essere cittadini, abbiamo delle responsabilità alle quali siamo tenuti a rispondere. Ma noi siamo stanchi e non vogliamo responsabilità, che non sono più viste come un’opportunità di fare del bene per la comunità, ma come una colpa da espiare per un fallo commesso). Noi vogliamo essere esenti da tutto, vogliamo affidarci anche se non ci fidiamo.

Perché  un uomo che si è sempre mostrato interessato ad arricchirsi per se stesso e a calpestare le minoranze (o, in molti casi, le maggioranze) è stato scelto e riscelto come presidente, come guida, come simbolo?

L’America, un Paese ricchissimo, abitato per la maggior parte da persone che non si possono permettere un tetto sopra la testa o cure mediche adeguate, ha deciso di rivolgersi nuovamente a Donald Trump.

Perché i poveri votano per Trump, che si è sempre mostrato indifferente ai loro enormi disagi?

 Il motivo è semplice: i poveri, le minoranze (che sono minoranze solo ideologicamente, perché di fatto costituiscono un’abbondante fetta di popolazione. ) avevano creduto alle parole di chi si dichiarava dalla loro parte e, per esempio, hanno scelto come 46º presidente Joe Biden.

Le parole e i buoni propositi di Biden, però, non hanno avuto effetti reali. La sua politica economica ha reso i ricchi sempre più ricchi e ha impoverito i poveri, alimentando così un circolo vizioso preesistente e tuttora vigente. I poveri si sono sentiti traditi da chi diceva che era dalla loro parte, che li vedeva e che avrebbe preso in mano la situazione al più presto. 

In questi casi, l’unica scelta sensata sembra essere affidarsi a chi, quantomeno, i soldi e le risorse per aiutarli ce li ha. L’unica mossa che possono attuare, in questo momento di paura, è credere a nuovi sogni, anche se nella mente di chi li ha progettati gli ultimi non sono coinvolti. Crederci comunque. E pregare che non si trasformino in ulteriori incubi. 

Questo è ciò che fa chi non ha gli strumenti per proteggersi da solo… E chi invece gli strumenti ce li ha, come reagisce? 

Lo scenario, anche in questo caso, è tutt’altro che rassicurante. 

In un recente sondaggio condotto da Craft in Inghilterra, è stato chiesto alla Gen Z (ai giovani da 13 a 27 anni) se preferissero un governo autoritario ad uno democratico.

Il 52% risponde: “Oggi il Regno Unito sarebbe un posto migliore se ci fosse un leader forte al potere che non deve preoccuparsi di elezioni e Parlamento”.

Cosa manca alla mia generazione? 

Non abbiamo un perché, un senso, un futuro in cui credere. Non abbiamo la speranza necessaria per trovare il coraggio di sognarlo, quel futuro che ci spetta.

Non ci può essere libertà senza informazione. Non ci può essere informazione senza libertà .

Il fascismo si è sempre presentato come un movimento violento, pronto ad usare la forza per raggiungere i propri obiettivi. I nostri nonni l’hanno conosciuto, l’hanno vissuto, l’hanno visto in faccia questo mostro. Hanno combattuto e sono morti per la democrazia, per la libertà. Noi giovani ci troviamo di fronte ad una leggenda che qualcuno tace e qualcuno racconta, ma che ci sembra distante, immateriale. Sono solo parole stampate sui volumi di storia, che non abbiamo voglia di studiare. 

Eppure, ci basterebbe aprire gli occhi per capire che quelle parole, quelle storie, sono drammaticamente attuali. 

Noi siamo nati nella democrazia, nella pace, nella sicurezza. 

La democrazia non è noiosa. È fondamentale. È alla base della convivenza sociale, della nostra umanità, delle nostre responsabilità.

 Prendiamoci le nostre responsabilità con coscienza. Prendiamoci cura della democrazia. Non lasciamo che la macchina della libertà si spenga, ma lavoriamo duro, cerchiamo un senso, un perché ed impegniamoci con tutte le nostre forze. 

Se manca questo, viene meno tutto il resto. Ma con queste prerogative, per noi si aprono porte.

Io sono convinta che la violenza a cui noi ricorriamo non sia necessaria, nè giustificabile. Abbiamo gli strumenti per difenderci. Non siamo bestie, non possiamo paragonarci alle scimmie, perché non lo siamo.

 “Siamo animali, la violenza è nella nostra natura”.

Ci vantiamo di essere la razza più capace, intelligente, moderna e civilizzata e sono giustificazioni che ci fanno comodo quando non teniamo conto di come sfruttiamo il potere a nostro discapito,  ma quando un gruppo di ragazzini decide di pestare a sangue un coetaneo, o quando un uomo punta una pistola contro un altro, ecco che allora diventiamo leoni in caccia che per sfamarsi devono squartare una gazzella. 

Siamo gli animali più spregevoli. Noi pianifichiamo e attacchiamo non per sfamarci, ma per sfogarci, per danneggiare, per farci vendetta da soli, perché non abbiamo più fiducia nella giustizia, nella legalità.

Il fascismo è questo: violenza bestiale. Ed è riproposto oggi , infiocchettato da belle parole: “il mio cuore è con voi“. Stiamo scegliendo di cadere nella trappola della dissimulazione (neanche riuscita benissimo).

Stiamo scegliendo il governo che vogliamo a rappresentarci. Stiamo scegliendo di tornare al passato. Di scambiare la nostra voce con il potere decisionale di uno solo . Stiamo scegliendo il fascismo( basta guardare anche la situazione in Germania). Stiamo scegliendo di avere un dittatore. Stiamo affermando a gran voce che la democrazia non la vogliamo o forse che non sappiamo gestirla.

Quando sarà troppo tardi, non ci salverà dare la colpa a qualcun altro. Siamo stati noi. L’abbiamo voluto noi.

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