Mariangela era una donna di mezza età, dall’aspetto severo e dal carattere riservato. Nata in un piccolo paese di campagna, aveva sempre vissuto nella tranquillità della sua solitudine. Non si era mai sposata, né aveva avuto figli; eppure la sua vita non le era sembrata mai vuota. Aveva costruito una routine che la rendeva serena: il giardino, le lunghe passeggiate nei boschi, la lettura dei suoi libri preferiti. L’unica persona che, davvero, significava qualcosa per lei era Teresa, la sua migliore amica, conosciuta fin da bambina.
Teresa, al contrario, aveva avuto una vita più tumultuosa. Nonostante fosse più giovane di Mariangela, aveva sposato Paolo, un uomo che all’inizio sembrava essere la persona perfetta per lei. Ma, col passare degli anni, le cose erano cambiate. Paolo aveva cominciato a mostrare un lato oscuro, a diventare geloso e violento. Teresa lo giustificava ogni volta, dicendo che erano solo litigi, che non era nulla di grave; ma Mariangela, che la conosceva bene, non riusciva a non notare i segni sul suo viso e sulle sue braccia.
Non sapeva cosa significasse essere sposati. Non conosceva le dinamiche di un matrimonio, non aveva mai dovuto fare i conti con una relazione così complicata. Ma sapeva cosa significava l’amicizia e, in cuor suo, sentiva che Teresa non meritava di vivere in quelle condizioni. Ogni volta che la vedeva con lividi nascosti sotto i vestiti o con occhi spenti e tristi, le sembrava che una parte di lei si spezzasse. Eppure, non riusciva a trovare le parole giuste, non riusciva a capire come aiutarla.
Un giorno, Teresa arrivò a casa sua, gli occhi gonfi di pianto e il volto pallido. Mariangela l’accolse come sempre, senza fare domande e preparandole una tazza di tè. Era diventata ormai una routine: Teresa arrivava, si sedeva e, dopo un lungo silenzio, raccontava quello che le era successo. Quel giorno, però, Teresa sembrava più distrutta del solito.
“Non ce la faccio più, Mariangela”, disse Teresa,con voce distrutta”Ogni giorno è più difficile. Paolo mi ha picchiata di nuovo. E non so come uscirne. Non so nemmeno se voglio farlo. Mi sento intrappolata.”
Mariangela rimase in silenzio, guardando la sua amica. Non sapeva cosa dire. Come poteva capire davvero cosa significasse essere sposata e avere paura del proprio marito? Non lo sapeva, non aveva mai vissuto una situazione del genere. Non capiva cosa potesse spingere una donna a restare in un matrimonio che la faceva soffrire; tuttavia, sapeva che Teresa non era una persona debole. La sua amica era sempre stata forte, intelligente, piena di vita. Come poteva essere stata ridotta a vivere nella paura?
“Ti voglio bene, Teresa”, disse Mariangela alla fine, con le mani tremanti mentre le accarezzava la spalla. “Non so come si faccia a vivere in un matrimonio, ma quello che so è che tu non meriti di soffrire. Non è questo che la vita ti deve dare.”
Teresa la guardò, e in quel momento, Mariangela vide la fragilità di una donna che non riusciva più a distinguere il suo valore da quello che il marito le stava facendo. “Ma Mariangela… come faccio a lasciarlo? E i bambini? Cosa ne sarà di loro?”
Mariangela non aveva risposte facili. Non sapeva cosa significasse essere madre, né cosa volesse dire sopportare la paura ogni giorno, ma sapeva che Teresa doveva trovare la forza di uscire da quella situazione. Non poteva permettere che l’amica perdesse sé stessa, che diventasse un’ombra di quella persona che aveva sempre conosciuto.
“Non so cosa dire, Teresa”, rispose Mariangela, “ma quello che so è che tu non sei sola. Non ti lascerò mai sola.”
In quel momento Mariangela capì che il suo ruolo non era quello di dare risposte facili, ma di essere lì con Teresa, per darle il coraggio di affrontare la verità. Non avrebbe mai capito appieno cosa significasse essere sposata, ma avrebbe fatto di tutto per aiutare la sua amica a trovare una via d’uscita da quella spirale di violenza. La loro amicizia, che era stata sempre un faro di luce per entrambe, doveva essere la forza che avrebbe spinto Teresa a lottare per la sua libertà.
Il giorno dopo, Mariangela prese una decisione. Con Teresa, cercò l’aiuto di un centro antiviolenza e, passo dopo passo, la sua amica iniziò il lungo e doloroso cammino verso la separazione da Paolo. Non fu facile, e spesso Teresa aveva paura di fare il passo definitivo. Ma Mariangela non la lasciò mai sola. La portò a parlare con avvocati; la accompagnò alle visite mediche; le stette accanto quando sentiva che la paura stava per sopraffarla.
Nonostante la sua solitudine, Mariangela imparò che essere un’amica significava mettersi al fianco di qualcuno anche quando non si sapeva cosa fare o dire. Non sapeva cosa significasse essere sposati, ma sapeva cosa significava stare al fianco di chi si amava. E alla fine, grazie al coraggio di Teresa, ma anche alla forza della loro amicizia, la vita di entrambe cambiò. Teresa, lentamente, riuscì a ritrovare se stessa, e Mariangela, pur senza marito né figli, si sentì per la prima volta parte di qualcosa di più grande: una vita che non aveva bisogno di matrimonio per essere piena di amore e significato.
Mariangela e Teresa non esistono davvero, ma la realtà non ci risparmia agghiaccianti storie di violenza di genere. In questo racconto però ho voluto dare voce a chi, come Mariangela, vive al di fuori di certe dinamiche e pensa che la piaga del femminicidio non lo riguardi affatto. Mi sembra quindi importante ricordare che, in quanto membri della società, ogni persona può influire positivamente o negativamente sulla vita degli altri. Per combattere questo fenomeno ed evitare che si ripeta all’infinito, potendo coinvolgere potenzialmente persone a noi care, dobbiamo unirci tutti contro il maltrattamento e la crudeltà che ancora oggi troppe donne sono costrette a subire.
