Sappiamo tutti cos’è la guerra. C’è chi nel mondo ne ha sentito parlare, chi l’ha vissuta, chi la vive, chi l’ha studiata e ne conosce le dinamiche.
La guerra fa parte della quotidianità della nostra vita, è normale sentirne parlare al telegiornale, leggerne nei libri, nei giornali,negli articoli. È una cosa del tutto ordinaria, come se fosse una cosa del tutto scontata. Ed effettivamente è così.
È più strano sentire la parola “pace” che la parola “guerra”. Sì, perché la guerra c’è, e anche di tanti tipi: fredda, civile, nucleare, mondiale, internazionale, aerea e innumerevoli altre che riempirebbero pagine e pagine.
Ma la pace? Cos’è la pace? Personalmente, non l’ho mai vista né sperimentata. Secondo il dizionario Treccani la pace è una “Condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi”. Ma siccome la guerra è una cosa quotidiana non solo nel mondo, ma anche nel nostro modo di pensare e di vivere tanto da essere diventata una cosa “normale”, la pace non può esserci se non in relazione all’assenza di guerre. Ed è un concetto relativista, partendo dal presupposto che anche se si interrompe una guerra, nel mondo ce ne sarà già un’altra in corso (e nemmeno solo una).
La pace è il periodo di tempo tra una guerra e l’altra. La pace esiste proprio in virtù dell’esistenza delle guerre. Cosa strabiliante, no? Ed è strabiliante anche come al giorno d’oggi si pensi che la guerra non ci tocchi, in Occidente, e ci pare dunque così strana la guerra tra Russia e Ucraina.
Perché era dalla Seconda Guerra Mondiale (anche se in realtà sarebbe più opportuno dire dalle guerre jugoslave) che sul suolo europeo non c’era una guerra e ancora oggi, a due anni di distanza dall’inizio del conflitto russo-ucraino, c’è chi sostiene che questa guerra non coinvolga l’Europa, come un certo politico italiano che sostiene che “I soldati italiani non devono combattere oltre i confini UE”, evidentemente non conoscendo abbastanza bene la geografia da sapere che l’Ucraina fa parte dell’Europa.
Eppure non c’è da scoinvolgersi tanto di questa guerra e puntarla come un atto gravissimo, che va contro i valori occidentali e le regole della convivenza umana: sul suolo europeo un’assenza di guerre così lunga non c’è mai stata, ed è incredibile non che ora ci sia la guerra, ma che non fosse scoppiata già anni fa!
L’errore dell’ultima generazione è credere che quello che hanno sempre visto è intoccabile e indistruttibile e considerare stupefacente quando qualcuno pone fine all’ordine a cui sono stati abituati. Così pensavano coloro nati negli anni ’60 del Novecento del Muro di Berlino: nati col muro già costruito, è stato uno shock vedere il suo crollo. E quanto a noi invece, nati già senza quel Muro, ci pare normale il suo crollo! È Il ristabilimento dell’ordine delle cose. Ma allora pure la guerra tra Russia e Ucraina lo è, è il ristabilimento di quel periodo di guerra perpetua intervallata da brevi periodi di pausa. Una guerra che ha preso diversi nomi ma che mai si è interrotta ed è sempre andata avanti per la bramosia, la sete di gloria, il bisogno di risorse, l’imposizione della propria superiorità degli Stati, comprese le Nazioni Europee che innalziamo come paladine della pace e che in realtà hanno accolto le più feroci guerre della storia del mondo.
La storia insegna che la guerra è sbagliata? No. La storia insegna che la guerra porta morti, ma morti per un ideale, per un disegno, un progetto, un fine, morti dunque come sacrificio per uno scopo più grande. La storia insegna che la guerra è violenta, è feroce, è crudele, ma deve essere così. La storia insegna che la guerra è l’elemento portante dell’egemonia di uno Stato, il cardine di sopravvivenza della Nazione e dei valori di un popolo.
La storia insegna che la pace non esiste, non è un pessimismo cinico e rassegnato. Non c’è mai stata pace ed è improbabile che arrivi presto. Bisogna vivere con la coscienza che la guerra ci tocca, fa parte di noi, del nostro vivere e pensare.
Bisogna vivere con la consapevolezza che ci sarà pace, sì, ma mai la pace di cui tanti parlano, che tanti si augurano, che tanti sperano, ma la pace in funzione della guerra, quella come periodo di pausa.
Perché bisogna scardinare il pretesto delle generazioni di portare la pace con la guerra.
Finché al mondo ci sarà chi pensa che con una guerra, con la violenza, con gli insulti si possano risolvere i problemi tra Stato e Stato, tra cittadino e cittadino, tra cittadini e Stato, la pace perpetua non ci sarà.
E questo, bambini, è come funziona il mondo.
