E luce fu

In principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.


Non è un caso che l’Antico Testamento si apra proprio con I’immagine della luce.

La luce che è “buona”, contro il “male” dalle tenebre.

Senza luce non c’è vita, ed è proprio così.

Tutti gli esseri umani hanno bisogno di luce per vivere, chi più chi meno.

E la luce ha da sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo e degli altri esseri viventi.

430 milioni di anni fa

Dalle alghe pluricellulari iniziano a crearsi sempre nuovi tipi di specie vegetali, tra cui la briofite. Col tempo, da questo gruppo si staccano delle piante molto particolari, dotate di un sistema vascolare.

Queste piante, caratterizzate dal colorito verde, hanno all’interno degli organi capaci da una parte di ancorare radici nel terreno e dall’altra di sfruttare l’energia prodotta dalla luce solare: nasce la fotosintesi clorofilliana.

1,8-1,5 milioni di anni fa

Siamo nella Preistoria (dunque prima dell’invenzione della scrittura), I’homo erectus, età media che si aggira tra i 25 e i 40 anni, ha imparato a cacciare, a coltivare alcune specie di piante e persino a emettere dei versi che servono per comunicare coi suoi simili. Ma manca qualcosa.

Il Sole Io illumina durante il giorno, Io aiuta nella sua sopravvivenza, ma la notte fa freddo ed è buio, e inoltre la carne degli animali è ancora troppo dura da mangiare.

Poi all’improvviso forse un fulmine colpisce terra o i lapilli dell’eruzione di un vulcano precipitano e una fiamma che viene sprigionata.

Da quel momento, il fuoco diventerà indispensabile per l’homo erectus, poiché non solo potrà cuocere i cibi e scaldarsi, ma potrà fare della notte un giorno: la luce della fiamma lo illuminerà e guiderà tra le tenebre, lo salverà dai pericoli e gli permetterà di vivere più a lungo.

2500 circa a.C.

Sotto la V dinastia, l’Egitto ha un nuovo e supremo dio, Ra, identificato come il Sole, simbolo di luce, calore e prosperità e padre di tutti gli uomini.

Ogni faraone rappresenta Ra sulla Terra. Emette leggi per volere divino e ogni suo suddito gli deve massima obbedienza. Con la sepoltura nelle piramidi, costruzioni imponenti progettate dai migliori architetti dell’antichità – e col sacrificio di numerose vite -, si riconcilia a quel dio per poi accedere all’oltretomba. Ma se il suo cuore peserà più di una piuma, sconterà atroci pene per l’eternità.

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Tre saggi astrologi sono in viaggio verso Betlemme.

Portano con sé oro, incenso e mirra. A guidarli è la luce di una stella: secondo la profezia, è nato il Messia.

Giungono dunque alla meta per adorare il bambino. Il suo nome è Gesù, che significa “Geova è la salvezza”, ma siccome non si può pronunciare invano questo nome, si renderà come “Dio è la salvezza”.

Nato sotto il segno di una stella, il piccolo cambierà per sempre le sorti del genere umano.

101 d.C.

I romani stanno combattendo arduamente.

La lucentezza delle armi che cozzano abbaia i nemici Le loro schiere sono perfette. I loro metodi infallibili.

L’imperatore Traiano guida il suo esercito verso la vittoria.

Siamo a Tape.

Le truppe di Decebalo soccombono infine alle potenze dell’Urbe.

La conquista della Dacia è ormai realizzata. L’impero romano è al suo massimo splendore.

1300 d.C.

Un uomo di mezz’età si è smarrito in una selva oscura. Abito rosso, corona d’alloro, accento fiorentino.

Tre fiere lo fermano, una lupa, una lonza e un leone: il sole sta sorgendo dietro al colle, ma lui non può passare da là.

Lo raggiunge il suo maestro, la sua guida, nonostante sia morto più di un millenio prima, per riportarlo sulla retta via: conviene che lui passi per un’altra strada per raggiungere la sua meta, conviene che lui passi per Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Un giorno e una notte trascorrono i due negli abissi infernali, incontrando dannati, raccogliendo storie.

Ma infine, ecco una luce: sono usciti a riveder le stelle.

1508-1512 d.C.

Del colore blu cola sugli occhi dell’artista.

Non è un pittore, ma quella cupola diventerà il simbolo dell’arte rinascimentale.

Contempla il suo lavoro.

È lì, sdraiato sull’impalcatura, i colori che gli ricoprono lo sguardo.
Sta disegnando due mani.

Non si toccano.

Il dito di Dio è teso verso l’uomo. Ma Adamo contrae l’ultima falange: Dio è lì, ma sta a lui volerlo e cercarlo.

In mezzo alle due dita, c’è la scintilla della creazione dell’umana specie.

Un’altra goccia gli cade sul volto.

San Pietro lo osserva.

1730 circa d.C.

I salotti di Parigi sono più rumorosi del solito. Non si fa altro che parlare di Voltaire, Rousseau, Montesquieu.

Si leggono i giornali, si beve il caffè. Mai come ora le notizie da tutta Europa parvono arrivare con tale velocità e efficienza.

Da lì a pochi decenni, quei salotti saranno messi a soqquadro dalle masse popolari, intente nella rivoluzione, intente a trasformare la Francia.

Ma per ora, il lume della ragione si incendia e guida gli uomini verso una nuova era.

1826-1839 d.C.

Joseph Nicéphore Niépce, un ricercatore francese, riesce a portare a termine un’incredibile invenzione: la fotografia.

Dopo 8 ore, l’immagine è impressa su una lastra di stagno.

È tutta una questione di luce: questa passa attraverso l’obiettivo e il diaframma e raggiunge l’otturatore, che si apre per il tempo necessario per permettere alla luce di impressionare il sensore, riproducendo l’immagine.

Ma Niépce non vedrà mai il successo della sua grande opera. Morirà nel 1833 prematuramente, prima che l’invenzione venga presentata ufficialmente all’Accademia di Francia.

La luce è il simbolo del bene. Candida, illumina gli uomini e li conduce per la propria strada, fa crescere rigogliose le piante, indica agli animali quando è il momento di uscire dal letargo.

È grazie alla luce se tutto quello che ci sta attorno è possibile.

La luce è vita.

La luce è morte.

6-9 agosto 1945

Il principio di equivalenza massa-energia, espresso dall’equazione E=mc²  prevista nella teoria della relatività ristretta di Albert Einstein, suggerisce in linea di principio la possibilità di trasformare direttamente la materia in energia o viceversa e può spiegare il fenomeno della radioattività, ovvero che certi elementi emettono energia spontanea. Einstein non lo sa per certo, la sua è pura teoria, niente pratica.
Col tempo, si arriva però a credere che il rilascio di energia sia dovuto al “decadimento” del nucleo atomico, e giù di esperimenti.

Gli elementi più radioattivi sono l’uranio 235 e il plutonio 239, ma servono grandi investimenti per produrli su larga scala. Per il governo statunitense non è un problema.

Il 6 Agosto del 1945, alle 8.15 del mattino, è sganciata la prima bomba atomica della storia su Hiroshima, sud-ovest del Giappone.

Un enorme fungo incendiario illumina la valle di Urakami. Una luce abbagliante è l’ultima cosa che vedono gli abitanti del luogo.

Tre giorni dopo, alle 11.02, una seconda bomba è sganciata su Nagasaki.

Si contano più di 210.000 morti e 150.000 feriti in tutto. Successivamente, numerose morti per cancro, leucemia ed altre malattie croniche si aggiungono alle precedenti.

La bomba atomica è l’arma più letale che sia mai esistita.


Come a Dio bastò un attimo per creare il mondo dalla luce, così all’uomo ne bastò un altro per distruggerlo con essa.

La luce del primo giorno è la scintilla dell’ultimo di tante persone.

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