Venerdì 19 aprile si è tenuta nell’aula magna del nostro polo liceale la Notte Nazionale del Liceo Classico, ormai giunta alla X edizione.
Nata da un’idea di Rocco Schembra, “la Notte Nazionale del Liceo Classico è un evento che si svolge in contemporanea nei Licei Classici di tutta Italia e che ha come finalità la promozione della cultura classica (greca e latina) nonché la valorizzazione del curricolo del Liceo Classico in tutta la sua complessità e versatilità. Essa ha la durata di sei ore, dalle 18:00 alle 24:00, in un’unica data” (dal sito ufficiale).

A me piace definire questa Notte come la notte in cui gli studenti fanno sentire la propria voce e, attraverso i loro talenti, si mostrano per ciò che sono: i protagonisti.
Questa è una notte di desideri, di speranza e di luce.
Una notte accogliente, intensa e viva.
Una notte in cui si guarda al cielo e si mira alle stelle.
Molti studenti quest’anno hanno deciso di esibirsi con spettacoli originali e riflessioni significative sui due temi proposti, comuni per tutti i licei partecipanti: la comunicazione e la violenza contro le donne.
I nuovi arrivati hanno scoperto uno spazio in cui poter vivere il loro studio classico in modo inedito, mentre i veterani si sono nuovamente messi in discussione e divertiti come se fosse la prima volta.
Per me è stata l’ultima Notte del Liceo Classico e, ancora una volta, è stata nutrimento per l’anima.
Ho visto la gioia abitare volti stanchi e affaticati, che, forse dopo tanto tempo, si sono distesi in un sorriso; ho ascoltato gli applausi di genitori emozionati di fronte all’intraprendenza e la spontaneità dei loro figli; ho percepito la gratitudine di alcuni professori per il lavoro dei loro ragazzi e la fatica di altri nell’accogliere tutto questo entusiasmo.
Sono convinta che in questa notte ogni studente abbia donato e interpretato quella prospettiva che ha cambiato radicalmente il mio cammino scolastico.
La scuola non è una gabbia, un noioso obbligo da rispettare con una presenza assente, una fabbrica di vasi riempiti di nozioni.
La scuola è un giardino in cui coltivare fiori diversi e unici, che insieme sprigionano profumi inebrianti e creano nuove combinazioni di colori, è la scintilla che fa accendere fuochi, una rete di relazioni, una casa in cui crescono i sogni, una finestra per guardare le stelle.
Attraverso le difficoltà, mira alle stelle, la traduzione del proverbio latino per aspera ad astra.
Questo è il messaggio di questa notte, ma non solo, questo è un modo di vivere la scuola che apre alla vita e lascia spazio ai sogni.
Il cammino scolastico è faticoso, disseminato di innumerevoli ostacoli e cadute.
Si può decidere di rimanere a terra, lasciarsi schiacciare dalle difficoltà e impantanarsi nella rassegnazione, oppure di alzare lo sguardo alle stelle e nutrire il desiderio di seguirle.
La caduta è un’opportunità per imparare ad alzare la testa, per fermarsi a guardare il cielo e decidere di riprendere il cammino.
Come si può pensare di rimanere immuni alle difficoltà e alle fatiche?
Perché vedere la caduta come un’inarrestabile spinta verso l’abisso e non invece come la possibilità di guardare il cielo da una nuova prospettiva?
In quale altro modo vivere gli anni di scuola se non lasciandosi scombussolare, mettendosi in ascolto della propria chiamata, rimanendo aperti alla vita, donando il proprio talento?
Ormai al tramonto di questa mia esperienza, mi permetto di fare un bilancio di questi anni.
All’inizio di questo cammino, non accettando il fallimento, decisi di alzare intorno a me un muro difensivo.
Arrivata alla fine del secondo anno, il muro mi circondava totalmente, senza ancora coprire lo spazio sopra di me.
Quello spazio non l’ho mai coperto, perché mi è stata proposta un’idea che mi ha fatto alzare lo sguardo.
Mi sono accorta che sopra di me c’era un cielo pieno di stelle e che per uscire da quel muro dovevo mirarle. Non sapevo da dove partire, ma avevo la direzione: ad astra.
Non ero sola a credere in quest’idea, altri si impegnavano già a diffonderla.
Con il passare degli anni, il muro l’ho distrutto, e l’idea custodita e annunciata.
Qualcuno dopo di me continuerà a diffonderla. Tanti lo stanno già facendo con me, anche senza rendersene conto.
Questa è la prospettiva, questo è il messaggio.
Ad astra non è soltanto la direzione, ma è il coraggio di intraprendere le imprese impossibili, la forza di affrontare le fatiche, il desiderio di essere riconosciuto, la cura per la nostra casa (la scuola), è ciò che illumina qualsiasi notte, e questa Notte del Liceo Classico ne è stata l’ennesima dimostrazione.
Ad astra è l’idea che non muore!
