Striscioni contro manganelli

Le parole parole pronunciate da Ghali durante la finale del Festival di Sanremo sono oramai note a tutti: “stop al genocidio”. Questa presa di posizione, insieme a quella di un altro cantante in gara, Dargen D’Amico, hanno portato la Rai a intervenire, inizialmente cercando di limitare le risposte alle domande che sono state poste ai due concorrenti durante la trasmissione e, successivamente, andando addirittura a leggere in diretta nazionale un comunicato di scuse mandato dall’amministratore delegato Roberto Sergio. “Solidarietà al popolo di Israele”, quello stesso popolo che, a partire da Ottobre (anche se la questione va avanti da quasi un secolo) è responsabile di un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo palestinese.

Nonostante questo, l’Occidente continua a negare, ignorare e fare propaganda filo-sionista, Italia compresa. 

Ciò che è accaduto alla Rai è un atto di censura vergognoso e non accettabile in un Paese che fonda la sua Costituzione su ideali antifascisti, tra cui la difesa della libertà di parola. 

Mentre la tv nazionale esprimeva il suo supporto per Israele, quest’ultimo stava bombardando il campo profughi di Rafah, che conta quasi 2 milioni di civili.

Ma le cose non finiscono qui: il 13 Febbraio infatti è stata repressa con la forza una manifestazione pacifica contro il genocidio. In reazione alla presa di posizione della Rai, un gruppo di manifestanti si è riunito sotto la sede di quest’ultima a Napoli per esprimere il disappunto di coloro che non condividono affatto ciò che è stato detto. I manifestanti, completamente disarmati, sono stati manganellati dalla polizia antisommossa sotto gli occhi dei funzionari Rai che, secondo alcune testimonianze, ridevano osservando dai loro uffici. Tra gli attivisti manifestanti ci sono numerosi feriti, tra i quali anche persone con arti rotti.

Non è la prima volta che manifestazioni di dissenso politico vengono fermate con la violenza dalle forze dell’ordine e questo è un atteggiamento degno di un Paese sotto dittatura. Sembrerebbe addirittura che anche a Torino, lo stesso giorno, sia accaduta una situazione analoga.

Questo è il clima attualmente in Italia, nel quale il dissenso non solo viene censurato ma anche represso con la forza, che poi a sua volta viene sistematicamente negata o giustificata.

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