Bojack Horseman è una serie animata targata Netflix creata da Raphael Bob-Waksberg nel 2014, composta da 6 stagioni.

Ci troviamo ad Hollywood e seguiamo le vicende dell’attore Bojack Horseman, il quale, divenuto famoso negli anni 90’ in seguito ad una sitcom che lo vedeva come protagonista, ora deve vedersela con il problema della fama e vuole trovare un modo per affermare la sua carriera, ormai decaduta.
Perciò assume una ghost-writer che dovrà scrivere un libro sulla sua vita ; però il percorso che il protagonista deve affrontare sarà più complicato di quel che sembra, dovendosi confrontare non solo con il passato, ma anche con il presente. Il clima in cui Bojack vive è tossico ed ipocrita, dove il successo porta a compiere gesti inumani ed impensabili. In realtà l’obiettivo del protagonista è ben altro, anche se inizialmente non lo ammette : essere felice.

All’interno dell’opera sono presenti molteplici personaggi : oltre a Bojack, troviamo Princess Caroline (assistente e manager del protagonista), Todd (coinquilino disoccupato di Bojack), Diane (la ghostwriter), Mr Peanutbutter (attore amico di Bojack, che interpreta il suo stesso ruolo in un remake della sitcom) e molti altri.
E’ interessante analizzare i rapporti che intercorrono tra tutti essi e come ogni personaggio nella serie presenta una personalità unica, la quale però si modifica attraverso l’interazione con altre personalità, ed essa stessa ne modifica altrettante. L’ esempio principale è quello di Bojack, il quale, a causa del suo atteggiamento, danneggia e spesso distrugge coloro che ha intorno ; allo stesso tempo però non vuole cambiare se stesso, e quando ci prova finisce per peggiorare la situazione.
Un altro aspetto interessante è il modo in cui l’autore ha deciso di rappresentare i suoi personaggi : questi infatti possono essere semplici umani oppure veri e propri animali (infatti Bojack è un cavallo, Caroline una gatta e Peanutbutter un cane) : infatti, come fece Fedro nelle Fabulae, la figura dell’animale viene usata per smascherare i difetti umani dimostrando come questi possono effettivamente avvicinarsi agli atteggiamenti animali.

Analizzando in particolare la figura di Bojack possiamo capire (sin dal primo episodio) che il suo è un caso di depressione : egli infatti odia se stesso e chi lo circonda, cerca la felicità ma nel farlo danneggia chi gli sta intorno, portandolo addirittura a compiere azioni inumane.
Il tutto è condito da un continuo uso di droga ed alcool, che amplifica il tutto e lo fa entrare in un vortice dal quale non riesce ad uscire.
Quindi l’opera in sé non è solo una critica al sistema Hollywoodiano, ma fornisce anche uno spettro completo di ciò che può essere la depressione e di come può essere gestita, nonché una lezione su che cos’è la felicità.

Lo stile della serie è molto fumettoso, il che all’inizio può sembrare un po’ scadente, ma che con il passare degli episodi rivela la sua vera forma artistica. I momenti più macabri e pesanti sono ben bilanciati da quelli più tranquilli e comici, che fungono un po’ da “quiete prima della tempesta”.
La prima stagione e parte della seconda si soffermano maggiormente sulla commedia, anche se con qualche risvolto oscuro, per poi diventare, nelle ultime quattro stagioni, ciò che la caratterizza davvero.
Vorrei concludere dicendo che questa serie ha avuto un importante impatto nella mia vita (non per questo l’ho vista 4 volte), cambiando di netto la mia prospettiva riguardo ad essa e facendomi capire in cosa consiste davvero la felicità.
Consiglio vivamente quest’opera a tutti coloro che sono in cerca di qualcosa che possa far commuovere, ma anche far ridere e riflettere.
