Ho cura di te

“Ogni comunicazione continua a passare attraverso il nostro corpo. Io sono il mio corpo, che accumula segni, ferite, cicatrici. Corpo che è il mio sigillo, testo che parla di me.”   

(Come D’aria, Ada D’Adamo)

Il mio corpo è un testo che parla di me, è il mio sigillo, fatto di segni, ferite e cicatrici.

Io sono il mio corpo, devo amarlo, ho bisogno del mio amore. 

Tutto passa attraverso il corpo, ciò che da fuori vuole entrare e ciò che da dentro vuole uscire. Non posso non prenderlo in considerazione; ma allora perché è così difficile amarlo anche se so che questo amore non può che farmi bene?


Camilla e Caterina nei loro articoli, pubblicati la scorsa settimana, parlano proprio di questo amore e della sua assenza.

SEI SOLO UN PESO! e Specchi rotti.

Io scrivo l’ennesimo articolo, nello stesso mese, sul corpo. 

Lo scrivo perché voglio raccogliere più voci, le voci di adolescenti che scoprono il proprio sigillo giorno dopo giorno e sentono il bisogno di prendersene cura.

Forse questa triade (casuale e non programmata) di articoli sul corpo non può che concludersi con la cura. 

Allora ti chiedo di ascoltare queste voci di ragazzi (che potrebbero benissimo essere tuoi compagni, fratelli, figli, alunni) che raccontano il rapporto con il proprio corpo.  

Prova a rispondere anche tu: qual è il rapporto con il tuo corpo?

Fermati. Rifletti. Ascolta.

Immaginandomi “grande” e probabilmente diversa, qualche dubbio mi assale: sarò in grado di accettare i cambiamenti e le eventuali imperfezioni?  Perché il punto è proprio questo, la perfezione. Siamo in un contesto culturale nel quale non è ammessa nessuna sbavatura, tutto deve essere uniforme e corrispondere ad un’immagine di bellezza stereotipata, uguale per tutte e uguale per sempre. Discostarsi da questa immagine è come suonare una nota stonata e sentirsi subito colpevoli di non essere come tutti si impegnano a diventare. Ma se le nostre vite sono diverse, se i nostri caratteri e le nostre emozioni e passioni sono differenti, perché i nostri corpi devono essere tutti uguali, perché devono raccontare tutti la stessa storia? La verità è che non uniformarsi richiede una libertà e una forza morale che non è facile avere alla mia età, quando un solo sguardo o una piccola parola sono in grado di farti sentire una regina o una terribile strega. Spero, però, che il tempo mi insegni a cercarla sempre questa libertà e ad essere indulgente con i miei difetti del corpo e dello spirito.

Cara R. lotta per questa libertà, hai la forza per farlo. Sei libera. Sei diversa. Sei bella. Sarai libera. Sarai diversa. Sarai bella. Cambierai, il tuo corpo cambierà, ma tu sarai sempre la nota giusta, perché senza di te non sarebbe la stessa melodia! 

Accogli il tuo corpo in cambiamento, le sue imperfezioni, la sua libertà di non uniformarsi. Volgi il tuo sguardo d’amore a questo giardino che sta sbocciando e, con la cura, sii giardiniere.

L’anima nostra dimora negli abissi del tempio del nostro corpo, quasi sacralmente. Io vivo effettivamente tutti gli attimi della mia esistenza profumandomi con l’essenza della mia anima, che vigila scrupolosamente sul mio corpo, sempre vigoroso e pronto all’occorrenza; tuttavia la vigoria del corpo non è in alcun modo paragonabile con quella dell’anima, che è eterna e preparata per qualsiasi tipo di pena a differenza della prima che è invece gracile per vari istanti della vita. Ritengo perciò che il corpo non debba né essere amato fanaticamente né essere adombrato totalmente, poiché è comunque la prova di quanto quella divinità brilli ancora splendidamente. Io nel mio misero modo di essere ho abbandonato totalmente il mio corpo alla custodia della mia anima, che ha fortunatamente preservato proprio la sua resilienza. Ad ogni modo noi esseri viventi siamo il dettato delle leggi naturali e siamo perciò progettati per obbedirle con ragione ed accettarle, quantunque ci provochi un immenso dolore: questo vuol dire avere consapevolezza di ciò che un giorno sarà di noi.

Caro M. hai raccontato con la tua voce una dimensione meravigliosa del nostro sigillo: il corpo come tempio e santuario che custodisce l’essenza della nostra anima. 

Come darti torto! La tua anima forte e resiliente è custodita in questo tuo corpo, che decidi di non amare fanaticamente e di non oscurare totalmente. Una giusta misura che può essere fatta di semplice cura. Forse proprio quel tesoro che custodisci può rivelarti il modo con cui curare e rispettare lo scrigno che lo protegge. Non è prigionia, ma custodia. 

È incredibile: noi siamo il nostro corpo, tutto parte da lì. I miei occhi leggono un bel pensiero di un fratello, piangono; le mie orecchie ascoltano una canzone che ho già ascoltato tremila volte, piango (a volte di gioia a volte no); alla mia pelle arriva il calore dell’abbraccio della mia mamma, mi bruciano gli occhi; il mio naso per caso sente un odore dell’infanzia, come un amico che non vedi da tempo e di cui ti eri anche po’ scordata, mi scende una lacrimuccia; quel tipo di pane lo comprava sempre nonno, la mia bocca se lo ricorda, mi sale la nostalgia. I nostri corpi sono tutti diversi fra di loro, proprio come le idee, virtù, difetti, convinzioni, modi di ragionare di ciascuno di noi; quindi, se io sono il mio corpo, io sono unica, speciale. Certe volte mi chiedo: “Ma perché praticamente nessuno mi dice mai che sono bella?”. Le risposte sono tante: non mi avvicino ai canoni di bellezza ideali del momento e io di proposito e orgogliosamente non ci provo nemmeno; a quest’età in pochi vanno oltre l’aspetto esteriore delle persone; non mi atteggio abbastanza; non mi faccio notare troppo; mi faccio altamente i fatti miei e non vado a cercare l’approvazione delle persone su questo ambito. Ma a me sinceramente va bene così, mi vado benissimo così. Cosa sto capendo in questi ultimi tempi? Che a nessuno interessa davvero come ti vesti, se sei truccata, se hai delle caratteristiche fisiche “strane”, “non normali”, se hai i capelli colorati in un certo modo, se sei troppo secca o troppo formosa, perché la maggior parte della gente se ne infischia di te e di tutti gli altri. Quelli che invece giudicano mi fanno davvero pena, perché vuol dire che non hanno niente di interessante da dire o a cui pensare e che si aggrappano a delle diversità di altri per esaltare sé stessi: ciò significa anche che non hanno tanta stima per loro stessi e quindi anche loro magari si sentono giudicati da altri. Se ognuno, quindi, riuscisse ad accettarsi a pieno per come è, riuscirebbe ad accettare anche gli altri per come sono e tutti ci sentiremmo a nostro agio nella società.

Cara B. che forza che hai nel difendere la tua unicità! Anche se non ti avvicini ai canoni di bellezza del momento, stai bene così. Vedi il tuo corpo come conduttore di emozioni forti, belle, pure. Continua a difendere la tua unicità e guarda il tuo corpo con amore e stima, senza giudicarlo o nasconderlo. Ce lo hai detto tu: va bene così.

Voglio dirti una cosa soltanto: accanto alla maggior parte di persone che “se ne infischiano di te”, ci sono le persone che ti amano. Amando te, amano tutto quello che leggono nel testo del tuo corpo. Tu sei amata e ricevi sguardi d’amore. Sguardi che guariscono e curano. Aggiungi al tuo sguardo anche questi sguardi, amati e lasciati amare, sii gentile. Ecco che nasce la cura. 

“Io sono il mio corpo, fa parte di me”. Facile a dirsi, ma per molto tempo per me non lo è stato. Sembra un paradosso, ma non scegliamo il corpo in cui nascere, ci troviamo a convivere con questo e a doverlo accettare. Nel nostro continuo scoprirci dobbiamo farci i conti.  Ho vissuto per un periodo della mia vita condizionata in modo ossessivo dal mio corpo, cercando un ideale di perfezione che non arrivava mai. Il mio specchio era diventata la mia ossessione, ma ero consapevole che spostarlo non avrebbe portato a nulla: procrastinare significa solo accumulare. Ero instabile, squilibrata, insicura e lui lo era con me. Tante volte avrei voluto essere meno arrabbiata, più gentile, ma non ero in grado di farlo.  Scusami, ti ho amato tantissimo, ma l’ho fatto con i miei limiti, con le mie ferite, le mie insicurezze: con tutta me stessa.  Non volevo essere cattiva, ma non riuscivo a pensare che gli altri non fossero per me un limite e il mio corpo altrettanto. Il mio vero limite ero io.  Questo lo sentivo soprattutto di fronte al cibo. Una tavola ben apparecchiata, uno dei momenti più belli da condividere con la mia famiglia, era diventata un mero momento di calcolo. Era diventato normale mangiare poco. Il mio corpo comunicava inevitabilmente il mio malessere; ma se si vuole aggiustare qualcosa di fragile serve delicatezza. Tuttora non è facile accettarmi, ma sto iniziando a farlo e in questo percorso la palestra è stata una mia grande alleata, è stata la mia motivazione.  Ad oggi ho iniziato a comprendere quanto il mio corpo possa essere un mio alleato, a cercare di accettarlo nelle sue potenzialità e nei suoi limiti, che fanno parte di me.  Amatevi.

Cara A. lasciatelo dire con delicatezza, sei bella! Con il tuoi limiti, le tue ferite, le tue insicurezze. Hai deciso di accettarti con amore ed è la scelta che ti ha cambiato la vita. Con la cura hai trasformato ciò che era il tuo più grande limite nel tuo più fedele alleato. Continua a camminare su questa strada, che forse è in salita, ma che ti permette di vedere tutto il bello che c’è! 

Ogni singolo centimetro del nostro corpo ci racconta: le rughe, come gli anelli del tronco di un albero, sanno parlare di noi e del nostro passato; l’acne, come stelle nel cielo, sa parlare di noi e di quando siamo stati giovani; le smagliature, come le onde del mare, sanno parlare di noi e di quante battaglie abbiamo combattuto; le cicatrici, come lampi nel cielo, sanno parlare di noi e di quante volte ci siamo fatti male. Tu sei corpo, devi accettarlo, tu sei corpo, devi amarlo, tu sei corpo e ciò che tocca il tuo corpo tocca il tuo cuore. Tante volte abbiamo cercato di strappare pezzi della nostra carne con le unghie e con i denti, e così tante volte il nostro cuore lacerato e senza forze ha cercato di gridare “FERMATI, AMATI, PERCHÉ’ TU SEI ABBASTANZA”, ma noi non l’abbiamo voluto ascoltare. Abbiamo continuato ad urlare e i rumori nella testa si sono fatto così forti che non siamo stati in grado di ascoltare i nostri battiti. Delle volte basterebbe fermarsi, guardarsi dentro, tirare fuori ciò che ci fa stare male: può essere la paura di non valere abbastanza, la paura dell’essere giudicati, il confronto con altri che ci sembrano più belli, più bravi, più tutto… e noi più niente. Basterebbe accettare qualsiasi versione venga fuori di noi stessi, farla parlare e poi abbracciarla. L’abbraccio avvolge, l’abbraccio cura, l’abbraccio risana. “Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa”. “Io sono responsabile della mia rosa” ripetè il piccolo principe, per ricordarselo. (Il piccolo principe di Antoine De Saint Exúpery). Bisogna avere cura della nostra rosa, altrimenti questa, privata di amore e attenzione, appassisce e noi ne saremo gli unici colpevoli. Dobbiamo ricordarci di amarci ogni giorno, di prenderci cura di noi con anche il più piccolo gesto, oppure questo testo meraviglioso che è il nostro corpo inizierà a sbiadire, e di quella storia che è la nostra vita ne rimarrà solo qualche lettera. Di questo mondo imperfetto ma ricco e pieno di meraviglia, ne rimarrà solo qualche foglia. Faremmo mai del male ad una bambina/o? Perché allora lo stiamo facendo a noi? Possiamo crescere, diventare grandi, invecchiare ma a inizio giornata quando ci guarderemo allo specchio dovremmo sempre dire alla bambina/ al bambino che siamo stati, che continua a vivere in noi, “io ho cura di te”.

L’ultima è la voce calda e accogliente di S., che ci insegna come prenderci cura.

Cara S. tu hai il coraggio di dire alla te bambina davanti a quello specchio “ho cura di te”; tu hai la forza di fermarti, amarti e dirti che sei abbastanza; tu ci insegni l’amore nei piccoli gesti di cura quotidiana. Ti auguro che in ogni cambiamento, di fronte a quello specchio, potrai sempre dire tutto questo. Se non ci riuscirai, chi ti ama te lo ricorderà. Chi ti ama ti riconoscerà e soltanto chi ha occhi per riconoscerci ci restituisce a noi stessi.

Grazie R., M., B., A. e S. per le vostre voci e le vostre testimonianze.

Infine tu che stai leggendo, abbi cura di te!

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