“Not All Men”

E’ innegabile che il recente femminicidio di Giulia Cecchettin abbia smosso qualcosa: molte donne hanno detto basta, sono scese in piazza dopo l’ennesimo caso di violenza di genere avvenuto in Italia negli ultimi anni, hanno osato farsi sentire, esprimere il loro dissenso (e dolore) e, ovviamente, sono state attaccate per questo.

Non vorrei soffermarmi troppo sul caso di cronaca nello specifico, né sul perché quando si parla di femminicidio non ci si riferisce semplicemente a un omicidio nel quale la vittima è una donna; in questo breve articolo vorrei piuttosto evidenziare un particolare fenomeno, sì perenne ma che si acuisce proprio in concomitanza di particolari episodi di violenza di genere che smuovono l’opinione pubblica, che è quello del “not all men”. 

Questo “neologismo”, nato con intento satirico ma successivamente rivendicato proprio dagli individui interessati, è uno slogan che riassume le argomentazioni utilizzate da una buona parte della popolazione maschile in risposta alle contestazioni femministe nell’ambito della violenza di genere.

Si potrebbe parlare di un vero e proprio atteggiamento giustificatorio, che va oltre il mondo dei social e che non solo sminuisce quello che è a tutti gli effetti un problema sociale ma addirittura lo nega come tale. Perché quando si parla di società patriarcale e violenza di genere non si sta automaticamente accusando ogni singolo essere umano di sesso maschile di essere un criminale, ma si sta cercando di dire che in quanto membri di tale società abbiamo tutti una responsabilità sociale (che non significa colpevolezza o responsabilità giuridica). 

La cosa più ironica è che sono proprio quegli uomini che cercano di difendersi in tutti i modi e negano fino allo stremo quello che è un problema sempre più evidente (e pericoloso) ad essere i più problematici e ad alimentare un sistema misogino e violento nei confronti delle donne. D’altronde è bastato semplicemente che la sorella di Giulia, Elena Cecchettin, parlasse con lucidità di quello che è successo e che la riguarda in prima persona, invece di mostrarsi come una brava donna in lutto, per scatenare un putiferio mediatico assolutamente sconvolgente (con tanto di accuse di satanismo e stregoneria come nel 1600). Ci stupiamo veramente se i femminicidi sono gli unici omicidi a non essere diminuiti negli ultimi anni o che si sentano ancora troppo spesso casi di violenze sessuali?

Tutti contribuiamo a questa cultura violenta, che sia in maniera diretta o indiretta, e riconoscere il problema significa fare un primo significativo passo per risolverlo.

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