La breve storia della scuola senza voti

Nel 2015 il docente di matematica e fisica Enzo Arte stava svolgendo una normale lezione nel Liceo Scientifico Morgagni di Roma.  Gli studenti erano emozionati perché il giorno seguente avrebbero visitato il Museo della Scienza, ma il professore spense l’entusiasmo dei ragazzi annunciando che avrebbero dovuto scrivere una relazione riguardo l’uscita didattica che poi sarebbe stata valutata con un voto. Una ragazza in particolare sbottò e fece notare all’insegnante che non si sarebbe goduta a pieno l’esperienza, in preda all’ansia e allo stress di dover essere in seguito giudicata da un semplice numero. 

Dopo questo episodio ad Arte venne l’idea di una scuola senza voti, sul modello del sistema scolastico Finlandese, infatti è dimostrato scientificamente che i voti sono fonte di turbamento e  di demoralizzazione, ma anche di una competizione, spesso non sana, tra studenti. 

Inoltre un freddo numero in sé spesso non basta allo studente come valutazione per capire che cosa sbaglia nel suo approccio alla materia e dove potrebbe migliorarsi.

Il sistema tradizionale è anche responsabile della mentalità ormai radicata in Italia per cui la materia si studia solo in funzione del voto e non in virtù di un sincero interessamento nell’apprendere cose nuove.

Sette anni fa il nuovo sistema didattico venne approvato dal Dirigente dell’Istituto Morgagni e nacque dunque la sezione G, Scientifico di indirizzo sperimentale. 

Le classi G continuavano a fare interrogazioni e verifiche, ma i giudizi non erano espressi numericamente ma erano dei feedback completi riguardo le prove svolte dagli studenti che al tempo stesso venivano incoraggiati a darsi un’autovalutazione e a svolgere più lavori di gruppo imparando a lavorare insieme senza dover ricorrere individualmente l’obiettivo di ottenere un certo tipo di valutazione.

il Liceo Morgagni diventò un caso di studio per il corso di Pedagogia Sperimentale dell’Università La Sapienza.

Si osservò una riduzione dello stress e che gli studenti erano usciti dal percorso di studi con una forma mentis diversa da quella degli indirizzi tradizionali. Gli alunni infatti, dimostrarono più interesse verso l’acquisizione di competenze piuttosto che nell’ottenere fredde valutazioni. Tuttavia sono stati osservati importanti svantaggi, ad esempio il fatto che gli studenti non avevano imparato a gestire lo stress e l’ansia e dunque una volta usciti dal Liceo non erano allenati a tollerare ambienti dove si viene sottoposti a forti pressioni.

 In secondo luogo si è assistito in alcuni casi ad un lassismo da parte degli studenti meno volenterosi che non erano stati spinti ad impegnarsi al massimo negli studi (ad esempio per mantenere una media sufficiente)

 Ad oggi si può affermare però che l’ostacolo più grande a questo nuovo sistema siano stati i professori che si dimostrarono spesso incapaci di valutare gli studenti senza utilizzare dei numeri. Un nutrito gruppo di professori estremamente scettici nei confronti del progetto di Arte si è riunito il 7 Novembre 2023 per sospendere la sperimentazione e vi è riuscito. 

Il tentativo italiano di conformarsi al modello scolastico più famoso e ben giudicato del momento, con i suoi pregi ed i suoi difetti, è miseramente fallito.

 Il sistema scolastico del nostro Paese non viene cambiato in maniera significativa da circa un secolo ed è senza dubbio ricco di criticità, obsoleto, e difeso da una grossa parte degli insegnanti, che non è affatto aperta ai disperati tentativi di rinnovamento 

In un contesto di questo tipo le sperimentazioni  più radicali come quella svolta dal Liceo Morgagni fanno molta fatica ad attecchire e generano ancora più scompiglio nella scuola italiana.

 La fine dell’innovativa sezione G è importante per farci comprendere da un lato il bisogno di docenti più flessibili e aperti al nuovo, dall’altro che nelle scuole italiane si deve portare avanti una riforma graduale ma soprattutto originale, che non nasca con l’intento di scopiazzare l’eccellente metodo didattico finaldese, poiché sostanzialmente inapplicabile, almeno per questo periodo, nella nostra società.

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