Il volto del mondo, nell’ultimo periodo è sconvolto da parapiglia politici e orrori empirici e concettuali: mi riferisco, in primo luogo, agli scontri, alla guerra, al genocidio palestinese e in secondo luogo a figure politiche che tra un balletto e l’altro, o una schermaglia con un qualche attore riguardo la viabilità e le strade, osteggiano la libertà, vendendo, come fa un magnate, la democrazia a sciami che, di questi magnati, adorano i bitorzoli arrossiti e rigonfi come il sozzo buzzone di un livido paonazzo. Così come il bulbo pestifero, voglio dire, è figlio di una malattia, allo stesso modo, questi grandi commercianti che vendono in politica a forza di sorrisi e autocontenimento ideologico (spacciato per diplomazia e moderatezza) sono solo la sintomatologia e la concretizzazione del sistema autoregolatore ed esclusivista del capitalismo, patologia gli ultimi due secoli. Ecco, il capitalismo, come sistema patologico-parassitario, non si presenta solo con la comparsa di questi eritemi rigonfi e purulenti, ma costringe il corpus dell’umanità intera ad un’ipertensione tendente all’ipertrofia, una corsa alla stimolazione e alla crescita del muscolo (del capitale e della capacità d’acquisto s’intende) che non può che risultare nel collasso, in un prossimo o lontano futuro, dell’intera massa planetaria. In questa gara cocainomane e schizzata al potere dunque, tutto scorre in modo troppo veloce perchè sia possibile stare dietro ai ritmi mondiali spasmodici e convulsi, a meno che non vi si dedichi l’intera nostra vita e non diventi la propria principale occupazione, trasformandoci, a tutti gli effetti, in un mostro cibernetico costantemente online simile al Tetsuo del semi-profetico Akira.
In questo Eufrate in piena che alimenta i rigogliosi (più che mai) giardini di Babilonia, noi navighiamo su una zattera di poche e fragili convinzioni , ci guardiamo intorno, gettiamo una mano in acqua, raccogliamo se siamo sfortunati qualche lettera spaurita e sconnessa, in casi fortuiti una massima o una profetizzazione angustiante. Di buone notizie ce ne sono poche, sparute e scarne.
Naturalmente la corsa scatenata del capitalismo non si limita alle sfere politica ed economica, ma ne è pregna, fradicia, anche la società; e questo si può dire non solo per quanto riguarda le relazioni interpersonali, ma anche per quanto concerne la neonata realtà dei social. infatti se da una parte è ormai studiata l’influenza che il tritacarne capitalista ha avuto sul noi persone, corpo e anima, costringendoci a dover rincorrere (facendo ricorso spessissimo a vere e proprie formalità sociali) così come il potere d’acquisto, le amicizie e le conoscenze; anche se in fondo, in realtà, questo è un meccanismo precedente alla nascita vera e propria del capitalismo, è innegabile che questo meccanismo di cui è pregna la forma mentis planetaria abbia profondamente influenzato del sociale, quanto meno, la spinta competitiva. Dall’altra parte, appunto, vediamo sui social la nascita di figure di stampo radicalmente conservatore che si ergono a guru della finanza e, di conseguenza, della ricchezza, oltre che della mascolinità. È infatti interessante notare come il movimento, così chiamato, dei “sigma male” come suggerisce il nome, sia quasi esclusivamente popolato da figure maschili, Rolex al braccio, querele e denunce zittite (in un modo o nell’altro) entrambi guadagnati a truffe e occasionalmente violenze o commercio di esseri umani. Anche queste nere e muscolose figure col sigaro in bocca sono senza dubbio sintomatologia capitalista, forse la risposta ad un’eccessiva, ma ancora innegabilmente insufficiente, esposizione all’attivismo della sinistra radicale, nell’ambito della libera sessualità: ci si schiera contro qualsiasi membro della comunità LGBT; nell’ambito del cambiamento climatico: totalmente negato in alcuni casi; nell’ambito della creazione di un reddito universale, anche misero: impossibile perché “l’uomo (l’uomo!) non deve mai chiedere aiuto”. Senza contare poi i ciclopici passi indietro fatti nell’ambito della parità di genere: impossibile la donna fuori dalla cucina, impossibile l’uomo dallo psicologo.
Dunque il mondo ci vuole automi psicodeflagrati in assetto aerodinamico e competitivo. Tuttavia noi non siamo né cyborg né lobotomizzati, per ora, e quindi dobbiamo arrenderci? l’orizzonte del futuro dice di sì, dobbiamo arrenderci alla conoscenza estremamente parziale e percentualmente infima della totalità di ciò che ci circonda, immagazzineremo solo una parte delle notizie che arrivano trafelate e che vengono immediatamente schiacciate da altre informazioni più gravi o dalla pubblicità. Senza contare che di quella massa parziale di notizie alcune saranno false o iperboliche, oppure moralistiche per finalità o incompiute per errore umano. Se allora abbiamo un numero massimo di notizie immagazzinabili dobbiamo massimizzarne l’efficacia, tendere all’utilità (come dovrebbe la società, piuttosto che correre all’ipertrofia), selezionare chirurgicamente le fonti a cui affidarsi , come le boe più stabili, i tronchi più robusti, qualcosa a cui aggrapparsi nel flusso, guardare ciò che c’è intorno da quella prospettiva, scattare una foto e aggiungerla alla nostra collezione, il nostro bagaglio, che in fondo, non è che un ultimo, finale, sguardo sul mondo tutto, da degli occhi che vedono approssimativamente nulla. A nuotare nel flusso, comunque, non si impara da soli, ma pochi insegnano come destreggiarsi nelle acque, mentre dovremmo saperlo fare tutti, ma dove far imparare sin dalla giovane età questa fondamentale abilità? Nelle scuole, io dico; di nuovo, bisogna tendere all’utile, si può ritagliare, sono certo, nel programma raffazzonato impartito ad ogni scuola, uno spazio utile all’apprendimento di questa dote che chiamare fondamentale è eufemistico.
È chiaro che ora come sempre la scuola debba essere priorità e istituzione primaria, cosa che evidentemente non è chiara alla maggior parte dei governi, che continua a finanziare l’industria delle armi, investendo nella militarizzazione soffocante, che non fa che foraggiare lo scoppio di nuove e ulteriori guerre. Ancora, tendere non all’ipertrofia, ma all’utile.
