Romanticizzare la tristezza

Nell’ultimo periodo, sui social media, sta tornando in voga uno specifico fenomeno che ha caratterizzato il mondo dell’internet negli anni 10 del 2000 anche se in forma leggermente diversa. Mi sto riferendo alle nuove (ma non così tanto) tendenze di romanticizzare la tristezza, fino ad arrivare a una vera e propria esaltazione delle malattie mentali.

Se da una parte l’era di Tumblr si può definire ormai terminata (con tutto ciò che si è lasciata alle spalle), con l’avvento di social media più “casual” come per esempio TikTok stanno cominciando nuovamente ad apparire online numerosi contenuti nei quali vengono mostrati momenti di tristezza o particolare difficoltà, anche se in chiave più “relatable”. Rispetto a quello che poteva succedere prima, infatti, questo genere di contenuti sono diventati così popolari e apprezzati proprio perché consentono di empatizzare e sentirsi in qualche modo rappresentati e meno soli. Ai frequentatori più attivi di TikTok sarà capitato più di una volta di vedere un video e pensare “mi sento così anche io”. 

Il fatto che le emozioni negative vengano espresse in modo più reale e immediato però, non è una cosa sempre positiva, soprattutto se si prende in considerazione quanto l’estetica un po’ “dark” e malinconica sia effettivamente apprezzata. Tramite questo tipo di comunicazione l’emozione di per sé viene svuotata del suo contenuto reale, passando da una esternazione della propria interiorità a una ricerca estetica.

Così nasce il fenomeno della “sad girl”: la tristezza diventa un mezzo estetico, viene idealizzata, portando alla formazione di ambienti online tossici nei quali è possibile sì, trovare un certo conforto (proprio grazie ai contenuti “relatable”) ma allo stesso tempo incappare in numerose tendenze contrarie al “self help” (“se lo stare male è esteticamente affascinante, perché cambiare questa condizione?”). C’è anche da dire, però, che l’idea della donna sofferente e tormentata come modello estetico è un tema ricorrente nell’arte e nella letteratura, i social hanno solo spostato ciò da un ambiente di produzione artistica a uno quotidiano, adolescenziale. 

Questa idealizzazione è portata avanti anche da “micro trend” estetici, che si basano sul ricreare attraverso il make-up o lo stile un aspetto tormentato ma affascinante (come per esempio il “crying girl make-up”, che consiste di imitare le conseguenze delle lacrime sul viso).   

La romanticizzazione della tristezza può essere molto pericolosa per i ragazzi molto giovani perché porta a una inevitabile accettazione di essa per come è, riducendo al minimo i tentativi di migliorare la propria condizione e migliorarsi. Per questo motivo, se si sta attraversando un momento difficile, consumare unicamente certi contenuti social non è consigliabile.

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