É il pomeriggio del sedici agosto 2023, un ragazzo sta cantando, come ormai fa tutti i giorni regolarmente da qualche mese, nel centro di Grosseto; in mano ha un microfono che funziona male, quasi accessorio, collegato ad una grossa cassa nera che si trova dietro di lui, ai piedi ha delle scarpe sdrucite, consunte, e davanti a lui un qualche contenitore con monete di bronzo, più che altro. Mentre canta la sua espressione è gioiosa e gioviale, quando lo si vede in giro, invece, cammina a passi strascicati e lenti, gli occhi spenti. Quegli occhi che sono coronati, ai margini, da uno strano tatuaggio, che stacca dalla pelle inscurita dal sole e imperlata dal sudore delle performance a cui accompagna il canto, più frequentemente palleggi o danze. Un tatuaggio che sembra prendere il sopravvento sui suoi zigomi, dopo aver, inizialmente, già conquistato sia la tempia destra che quella sinistra. Secondo ciò che si dice, nel torrido pomeriggio estivo, viene avvicinato da alcuni impiegati della polizia municipale, che stancati dal lavoro e infastiditi dal caldo e dalla musica del ragazzo, decidono di chiedergli, non in modo eccessivamente cortese di smetterla di cantare. Questa instanza pare si replichi più di una volta, lui non ne vuole sapere, continua a intonare i suoi inni rock anni ottanta. Allora, ad un tratto, qualcosa scatta, le due parti cominciano a prendersi a male parole, i poliziotti si avvicinano, il giovane perde il controllo, imbraccia una stampella trovata lì vicino e la scaglia contro gli agenti. Ad un tratto, da due che erano, i poliziotti si moltiplicano e diventano sette: alcuni colleghi devono aver notato lo scompiglio; allora si gettano subito addosso al ragazzo che, solo, cede alla forza delle guardie e viene ammanettato e portato in comando. Sui social c’è chi dice che nessuna stampella è stata fatta volare. C’è chi inneggia alla violenza e dice che è giusto agire in modo così forte, contro persone così, che loro sono pericolosi, e magari, dato che ha le pelle scura, aveva anche un coltellino o della droga con sé. C’è chi, invece, si schiera dalla parte del ragazzo, che in fondo è innocente, che la musica non fa male a nessuno, che è anche bravo tutto sommato. C’è chi “starà sempre con le forze dell’ordine” e chi si limita ad un lapidario “#freeparro”.
Il mio scopo, con questo articolo, non è quello di indagare sulla veridicità dell’evento che ho esposto, che in fondo, non mentirò, si basa più su voci di corridoio che su fatti di cui ho prove certe e comprovabili, ciò che è mio interesse è quello di portare il lettore in una riflessione che si estrae dal singolo evento e porta a vedere uno schema più grande della res grossetana.
Basta muovere pochi passi nel corso di Grosseto per notare che qualcosa non va: partendo dalla zona di Porta Nuova, spostandoci verso destra per arrivare in piazza San Francesco notiamo che il degrado si infittisce, una sorta di escalation preannunciata da macchie di vari liquidi per terra e strani odori, nel sentiero per una selva oscura quadrata e contenuta in un confine preciso e ben delimitato. Circa il “sanfra” l’aria si fa alcolica, fumosa, sbraitante, rabbiosa, giovanile. Piazza San Francesco è solo il nocciolo, o forse solo l’effige delle problematiche grossetane, che risiedono nelle case popolari, nelle scuole inefficienti, nelle discriminazioni razziali: d’altronde si sa, il maremmano continua a foraggiare la sua immagine da contadino sporco di terra e patriottismo e dunque evita a tutti costi il contatto con il diverso e con il moderno, sia mai che il suo orto potesse vedere un qualche tipo di miglioramento in efficienza. Quindi se già Grosseto non è una città ospitale è chiaro si creino importanti difficoltà, soprattutto per i giovani extracomunitari di cui nessuno sembra disposto ad accettare la presenza, la situazione acquista ancor maggiore gravità dal momento che pensiamo alla totale inefficienza delle forze dell’ordine. Posto che non sono d’accordo al prevenire la criminalità facendo leva sulla paura minacciando ronde di volontari o richieste di documenti e perquisizioni a tappeto durante i sabati sera, quando bisognerebbe agire, a mio parere, quasi esclusivamente nelle scuole, pare ovvia la necessità di rendere più efficienti i controlli, piuttosto che di infittirli, creando così un regime di terrore, spaurendo anche persone normalissime dal centro della città, che vedono girare pattuglie e pattuglie di carabinieri e municipale. Guardando di nuovo l’avvenimento del 16 agosto con un sguardo ancora più estratto, cinico e consapevole, si nota come l’azione degli agenti sia, anche se già del tutto esagerata, ancora più grave, in quanto tutte le evidenze razionali porterebbero a pensare che quell’assalto sia stato portato avanti per una ragione e ad un fine precisi: la ragione sarebbe quella di uno sfogo per le tensioni e le insoddisfazioni per la recente situazione della criminalità grossetana, il fine sarebbe quello di mostrare al pubblico, con un atto completamente esuberante ed eccessivo, che la polizia c’è, esiste ed opera, date le continue lamentele sulla sua inefficienza.
