La complessità delle sfide che attendono la medicina e i medici sono molteplici e tante ancora non sono state risolte o affrontate, ma per altre sembra essere finalmente giunto il momento di una svolta.
Ne è esempio un intervento condotto all’Irccs Meyer, ospedale di Firenze, che ha visto una grande vittoria per la medicina italiana e non solo. Infatti durante l’intervento è stata rimossa per via endoscopica una cisti colloide su un ragazzo di 18 anni affetto da una patologia cistica profonda del cervello, utilizzando un percorso endoscopico innovativo messo a punto per la prima volta.
Ma cos’è una cisti colloide?
Una cisti colloide è una patologia tumorale benigna che ha un’origine sconosciuta, non essendoci condizioni genetiche predisponenti. Presumibilmente, alcuni gruppi di cellule, durante lo sviluppo intrauterino, non riuscendo a completare la loro differenziazione, rimangono in quell’area del cervello e nel tempo danno origine a delle cisti, che possono essere curate attraverso un percorso endoscopico, che consente l’ispezione, eseguita grazie a particolari strumenti, della superficie interna di condotti od organi cavi.
Questa patologia si sviluppa solitamente nel terzo ventricolo del cervello e ne soffrono sia uomini che donne. La cisti colloide ha una prevalenza diagnostica nelle persone con un’età compresa tra i trenta e i quarant’anni, ma come possiamo vedere in questo caso la patologia tumorale si è manifestata in un’età molto più tenera.
Il giovane soffriva di fortissime cefalee, uno dei sintomi principali della cisti colloide, per cui era stato mandato al centro di eccellenza di Neurochirurgia del Meyer per sottoporsi a una valutazione specialistica. Durante questa i medici hanno diagnosticato la presenza di una cisti di 24 mm, con un’anatomia e una collocazione molto particolari, che non era raggiungibile attraverso lo standard percorso endoscopico, passante dai ventricoli laterali e poi attraverso il forame interventricolare.
Così l’equipe neurochirurgica guidata dal dottor Lorenzo Genitori ha utilizzato una tecnica innovativa, utilizzando un percorso endoscopico, che, con l’ausilio di un neuronavigatore, del mapping preoperatorio e di una particolare tecnica di risonanza magnetica, chiamata trattografia in RM, è partito da un foro di appena 5 mm nella zona dell’osso frontale e che passando per i ventricoli cerebrali laterali, attraversando poi il setto pellucido e infine la membrana del setto, a raggiunto la cisti con un’angolazione molto diretta.
Grazie a questa nuova tecnica non è stato corso il rischio di ledere altre strutture cerebrali e, inoltre, riducendo ampiamente il rischio di recidive, oltre ad aver avuto un’assoluta precisione nell’intervento.
La cisti se non fosse stata trattata chirurgicamente, a causa delle grandi dimensioni e della sua particolare collocazione, avrebbe molto probabilmente portato all’ostruzione della circolazione di liquido cerebrospinale attraverso le varie camere del cervello, aumentando così la pressione endocranica e mettendo in pericolo di vita il paziente.
Il giovane, grazie a una TAC che ha confermato la completa rimozione della cisti, senza alcuna complicazione, è stato dimesso in terza giornata dopo l’intervento.
Ad oggi l’aver attuato questa nuova tecnica rappresenta non solo una grossa vittoria per i medici e la medicina moderna, ma anche un grande passo in avanti per i progressi futuri.
