Il 12 aprile del 2022 in una scuola di Roma un collaboratore scolastico ha palpeggiato una studentessa minorenne che, in seguito, ha avuto il coraggio di denunciare.
La ragazza parla ai giornali descrivendo l’accaduto:
« Il bidello mi ha preso alle spalle senza dire nulla. Poi mi ha infilato le mani nei pantaloni e sotto gli slip. Mi ha palpeggiato il sedere. Poi mi ha tirato su tanto da farmi male alle parti intime. Questo, almeno per me, non è uno scherzo».
L’accusato nega di aver infilato la mano nei pantaloni, ma ammette di averla “solamente” palpeggiata.
La sentenza chiude, dopo un anno, il caso assolvendo l’uomo e stabilendo che una palpeggiata tra i 5 e i 10 secondi non è reato; quindi da ora in poi, in Italia, un contatto fisico non consensuale è difeso dalla legge e dallo Stato.
Già così a me sembra una follia, un incubo assurdo, un mondo completamente capovolto dove ciò che è giusto non è poi così giusto e ciò che è sbagliato è legale; ma purtroppo c’è di più.
A favore del signore non c’è solo il cronometro con cui lo Stato si sbarazza di questioni ritenuti dei futili capricci dell’ennesima ragazzina, ma c’è anche l’assenza dell’elemento soggettivo da parte dell’aggressore, ovvero la volontà di compiere quel gesto.
Stando alle descrizioni di innumerevoli casi di questo tipo, pare che l’Italia sia abitata da persone che sottostanno ad un impulso incontrollabile di infilare le mani dove capita, senza il loro volere, senza un loro movimento, senza comprendere di star attaccando fisicamente un’altra persona.
Mi dispiace far notare che non è proprio così che atti del genere, anche quelli che rientrano nei fatidici 10 secondi, avvengono, che non si molesta o stupra per caso, accidentalmente e soprattutto legalmente.
Non esiste.
E non esiste nascondersi dietro la scusa che era uno scherzo innocuo, non lo è.
In questo fatto di cronaca è evidente tutto ciò che non va nel nostro paese, nel modo in cui vengono affrontate o sviate certe questioni.
Come sempre sono state dette un sacco di parole ma le domande che mi pongo sono semplici e si possono racchiudere in unica:
“E LA RAGAZZA?”
Dov’era l’elemento soggettivo della ragazza quel 12 aprile di ormai un anno fa?
Dov’era la sua volontà di passare quei 10 secondi interminabili, infernali?
E le preoccupazioni che ha avuto in quel momento e che sicuramente l’avranno accompagnata per molto tempo?
E la ragazza? Si sentiva al sicuro nell’ambito scolastico? Era effettivamente al sicuro?
E i mesi successivi, anzi l’anno?
Veramente crediamo che tutto quello che ha passato si riduca a 10 secondi della sua vita?
Veramente diamo così poca importanza a tutto quello che è capitato?
Probabilmente cara Italia, cara scuola, caro tribunale, il problema non è sforare 10 secondi, ma andare oltre qualcosa che non sia il rispetto, il contegno.
Adesso io mi chiedo:
Come facciamo ad avere fiducia nella giustizia?
Cosa è adesso la giustizia?
Perché sono sicura, e in fondo lo sappiamo tutti, che i 10 secondi non li conterà nessuno, che i 10 secondi di per sé non esistono, sono solo un pretesto per il colpevole fisico (il palpeggiatore) e il colpevole morale (il tribunale di Roma, il concetto di legalità italiana e noi come popolo o almeno la maggioranza di noi che accetta senza ribattere)
Questo è.
Ancora una volta la voce di una donna è stata ignorata.
Se le cose stanno così, qual è il senso di denunciare? Qual è il senso di rendere pubblica un’umiliazione (perché per quanto se ne dica è anche questo) che verrà sovrastata da giudizi, incomprensione, disdegno e pregiudizi?
Adesso in Italia è meglio parlare o sopportare a testa bassa?
In questo caso l’atto è avvenuto tra le mura di una scuola, un luogo rispettabile e sicuro (teoricamente) e quindi, fortunatamente, ci siamo risparmiati i commentini ignoranti che sono soliti in queste situazioni, come:
“chissà come era vestita, come l’ha guardato, come gli ha parlato, se l’è andata a cercare…”
Continuano a insegnare alle donne come disinnescare gli uomini, come non farli innervosire, come farli felici e come farli divertire.
Siamo fatte per assecondare, per essere belle, intelligenti ma non più di lui, sveglie ma non troppo che poi annoia, divertenti ma non troppo che stanca, sorridenti ma non troppo che poi ammicchi.
Finiamo per essere sempre sbagliate, ma comunque perfette per essere usate, violentate, disprezzate, odiate, amate e poi odiate più di prima.
Siamo la preda più facile e la più succulenta.
Siamo a disposizione, a portata di mano, ma anche una sfida, un premio che si può ottenere solo con una cosa, la più influente: la virilità.
Un altro fatto curioso che ho avuto il dispiacere di notare è come anche gli atti di violenza vengano classificati dai nostri politici e incasellati in una scala di importanza.
Al vertice della piramide troviamo qualunque azione compiuta da un extracomunitario.
La Meloni si è mostrata negli ultimi giorni indignata da uno stupro commesso da un ragazzo non italiano.
Vorrei precisare una cosa prima di continuare: non sto giustificando l’atto commesso dal ragazzo proprio perché immigrato, l’atto di per sé è osceno e da condannare, ma non possiamo sostenere che il vero problema sia l’origine del colpevole, perché non lo è.
È vergognoso ignorare un crimine solo perché commesso da un italiano bianco e strumentalizzare la violenza solo per sostenere le solite argomentazioni razziste.
Non ci dovrebbe essere di fronte alla legge una differenza tra l’uomo 66enne e il ragazzino in questione; sono entrambi colpevoli, entrambi si meritano una pena in linea a ciò che hanno commesso, né di più, né di meno.
La giustizia non dovrebbe avere occhi per qualcosa che non sia il caso.
E invece non è così e la nostra presidente del consiglio ha usato un caso di violenza contro le donne per portare avanti una sua battaglia cioè quella contro l’immigrazione per cui chiude porti e affonda navi.
Si nota proprio come la vittima non venga completamente inserita nel discorso, se non appunto come pretesto per spostare l’attenzione dove vuole lei.
Capisco che molti possano essere contrari al mio discorso , ma allora perché non è stata spesa una singola parola per questo caso?
Cosa ha di meno ripugnante? Perché questo non è condannabile, è solo una burla divertente mentre quell’altro il crimine più oltraggioso di tutti?
Il vero problema è l’ipocrisia con la quale i nostri politici combattono le proprie battaglie, inutili battaglie, sovrapponendo ancora odio su odio.
La ragazza si è sentita sprovvista della protezione della scuola e del tribunale, ma sorprendentemente è stata supportata dal web che ha diffuso un nuovo trend per mostrare vicinanza e comprensione alla vittima e indignazione per le scelte recentemente adottate.
In particolare è andato virale un video nel quale si vuole simulare una molestia toccando il proprio corpo per 10 secondi.
Stiamo facendo enormi passi indietro nascosti sotto un velo di progressione e integrazione.
Un hashtag forse non cambierà le sorti della ragazza, ma sicuramente è stato mandato un messaggio forte: “Noi non rimaniamo indifferenti”.
