Il 28 Aprile, a Seoul, uno studente ha mangiato la banana che faceva parte di “Comedian”, esposta in occasione della mostra “We” di Cattelan, ospitata al Leeum Museum of Art.
La celebre opera, esposta per la prima volta nel 2019, è composta da una vera e propria banana attaccata a un muro bianco con un pezzo di nastro adesivo grigio.
Noh Huyn-soo, studente di arte coreano, durante la mostra ha deciso di mangiare la banana in questione, prontamente ripreso da un amico, per poi attaccare nuovamente il nastro adesivo al muro.
Perché? non aveva fatto colazione ed era affamato. Lo studente ha poi spiegato il gesto definendolo come una ribellione contro la ribellione, interpretata dall’opera di Cattelan.
In realtà non è un caso che sia stato proprio uno studente d’arte a compiere questo gesto: nelle accademie infatti, oltre alla tecnica e alla storia dell’arte, viene insegnato che l’unico modo per andare avanti e farsi strada in questo ambiente è far parlare di sé. Sotto questa luce il gesto del ragazzo assume un altro significato, forse più concreto ma decisamente più reale.
Non tutti però sanno che questa non è la prima volta che succede. Nel 2019, infatti, David Datuna, artista statunitense, aveva già mangiato la banana in una performance chiamata “Hungry artist”.
Nonostante l’opera di Cattelan possa essere definita (come no) solo e soltanto provocazione, fine a sè stessa e quindi superficiale, il suo esserlo per natura da spazio e permette il proseguimento solamente di tale superficialità. L’artista Datuna, di fatto, era intenzionato a fare una performance che avesse un significato, utilizzando la banana come spazio per elaborare un qualcosa di serio ma non ci è riuscito (e infatti la performance non è stata molto discussa). Paradossalmente lo studente che ha compiuto lo stesso gesto, ma con un intento diverso, “superficiale” tanto quanto l’opera, è riuscito a far parlare di sé e a utilizzarla.
C’è anche da dire che creare un’opera che, nonostante nasca per una pura e semplice provocazione, riesce a interagire e a dare spazio solo alla superficialità non è banale, indipendentemente dal fatto che lo si consideri un bene o un male.

