Negli ultimi giorni in Italia il tema della maternità surrogata è stato particolarmente discusso in primis dai nostri politici, i quali si mostrano indignati da questa pratica.
Infatti, le figure ai vertici del nostro paese ne hanno parlato come di un crimine oltraggioso nei confronti dei bambini e delle donne, che ha come base la vendita di vite umane.
La procedura definita, a mio avviso erroneamente, “utero in affitto” infatti, non implica uno scambio di denaro; è doveroso dunque distinguere la surrogazione di maternità in due categorie, poiché esistono due tipi di procedure diverse.
La prima è quella definita altruistica, per la quale non è consentito un contributo pecuniario alla gestante; la seconda è quella retributiva.
Ad eccezione dell’Italia, che sembra stare un passo indietro e che sembra venuta a conoscenza della questione da poco e quasi accidentalmente, il resto del mondo era ben consapevole di queste procedure, tanto da renderle legali in alcuni stati.
In Italia attualmente la gestazione per altri è illegale e la situazione sicuramente non cambierà, visto l’andamento e le posizioni prese dal nostro paese.
Legato a questo argomento si sente tanto parlare di reato, di etica e di diritti.
Giorgia Meloni e Matteo Salvini, come prevedibile, si sono mostrati fermamente contrari, sottolineando l’importanza della famiglia tradizionale, e quindi inserendo nel discorso la comunità LGBTQ+ a cui viene sottratta la libertà di esporsi ed esprimersi.
Non dimentichiamoci infatti che qualche mese fa i genitori omosessuali hanno perso il diritto di registrare all’anagrafe i propri figli.
In seguito, fortunatamente, la decisione presa dal governo Meloni è stata fermata dal Parlamento Europeo, ma in quel caso, dove era riposta la preoccupazione per i diritti dei bambini?
Quindi, stando ai fatti, i nostri politici desiderano preservare i diritti dei bambini, delle donne e delle famiglie, ma a condizione che i bambini siano cresciuti da una donna e da un uomo.
Stiamo parlando di diritti e la loro validità non accetta né termini né condizioni. Un diritto è valido per tutti. Un bambino è uguale a un altro bambino. Un essere umano è uguale a un altro essere umano di fronte alla legge, perché la legge, a quanto pare ormai solo in teoria, è uguale per tutti.
Personalmente sono d’accordo con alcune parole che sono state dette negli scorsi giorni: i bambini non sono una merce, le donne non sono una merce e i diritti di entrambi, come qualsiasi altro, non devono essere violati in alcun modo.
La gestazione per altri non è una mercificazione di vite umane.
Alla base di questa pratica non c’è lo scopo di guadagnare soldi, ma quello di creare famiglie.
La donna gestante sceglie volontariamente di portare avanti una gravidanza per altre persone che sono impossibilitate a provvedere autonomamente.
(Ricordo ai lettori che mi riferisco sempre alle procedure legali, dove la donna ha libero potere decisionale sul proprio corpo.)
Credo che sia importante fare un ulteriore specificazione: la donna gestante non è la madre del bambino, è la genitrice in quanto lo genera.
Una madre è una persona che cresce, educa, fornisce una vita dignitosa e, soprattutto, dà amore ad un figlio.
La ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Eugenia Roccella nel giorno della Festa della mamma ha pronunciato un discorso per avvertire il paese della grave minaccia dell’utero in affitto e di come questo intacchi la maternità.
Ho notato che ci si sofferma tanto sull’espressione “utero in affitto”, senza scavare a fondo, rimanendo focalizzati sul termine, rimarcando costantemente il concetto che la vita è sacra e che la mercificazione di corpi è crudele; entrambe affermazioni corrette che però non centrano il punto focale della questione.
Le parole allarmanti che vengono perennemente impiegate nei discorsi pubblici stanno avendo i loro risultati, perché effettivamente allarmano gli italiani, i quali sono indotti a pensare che da un momento all’altro, inserendo un diritto aggiuntivo, il proprio, riguardante il modo tradizionale di procreare, venga offuscato e intaccato.
Nuovi metodi non tolgono spazio o dignità a quelli tradizionali.
La richiesta non è quella di stabilire una pratica da applicare e una da sacrificare, ma di affiancarle per raggiungere le necessità di tutti.
Come ogni diritto, la sua pratica è una scelta, una scelta che deve essere possibile prendere in modo sicuro, legale e comodo, senza dover ricorrere ad altri paesi o a pratiche pericolose.
Non esistono famiglie di prima categoria, non può esistere una scala di merito, non possiamo incasellare, limitare e privare le persone dell’amore, della gioia di darlo e riceverlo.
La gestazione per altri è un gesto d’amore, non di sfruttamento.
Nessun bambino viene privato di una madre, è proprio il contrario!
Il rapporto genitore-figlio viene creato, non distrutto.
Nessun bambino viene messo su uno scaffale, comprato e poi restituito se non soddisfa le aspettative.
Una persona che compie azioni simili è un mostro a prescindere se ricorre all’utero in affitto, all’adozione o alla maniera tradizionale.
In quante famiglie, composte proprio da una donna, da un uomo e da figli, si sono presentati abusi, assassinii, torture fisiche e psicologiche o semplicemente mancanza di amore, di rispetto, di dedizione?
Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare, allontanandoci dai pregiudizi che schiavizzano le nostre menti e che ci obbligano a trovare scuse.
L’Italia ha bisogno di altruismo, di empatia, di guardare in faccia l’altro anche se diverso, di ascoltarlo.
Non possiamo accettare e comunicare solo con ciò che ci è chiaro da sempre.
Cerchiamo di capire i bisogni degli altri, il valore dei loro pensieri e i desideri che stanno dietro le loro preghiere.
Spero che i miei pensieri, di una giovane ragazza che si affaccia alla complessa realtà del mondo, si tramutino in fatti e cambiamenti tangibili che possano formare una società in cui la necessità primaria è quella di vedere dei miglioramenti , di progredire verso un mondo più inclusivo, collaborando gli uni con gli altri.
