Tra le mani ho una piccola e preziosa bussola tascabile, donata da una ragazza, C., che ho conosciuto a dicembre a Spoleto e che ho rincontrato lo scorso fine settimana a Perugia. Lo stesso giorno ho ricevuto da un’altra ragazza, S., un altro regalo: un mare in tempesta racchiuso in una tela.
Due doni inaspettati e intimamente connessi tra di loro. La mia mente ha iniziato a ragionare e riflettere su questa connessione, ma alla fine, come mi succede spesso in queste situazioni, è stato il cuore a darmi una risposta, quando mi sono messa in ascolto.
La bussola è uno strumento per l’orientamento basato sul campo magnetico terrestre. È composta da un piccolo ago (fissato su un perno per ruotare liberamente), che, attratto dal polo nord magnetico, lo indica. Fissato il nord si trovano tutti gli altri punti cardinali, con i quali è possibile orientarsi
L’introduzione della bussola ebbe senza dubbio un enorme impatto sul progresso della civiltà, perché consentì la navigazione oceanica.
Questo strumento permetteva di orientarsi nei luoghi dove erano assenti i punti di riferimento, primo fra questi l’oceano.
Prima della bussola le navi erano capaci di navigare in alto mare solo nel Mediterraneo e nessuno si era mai spinto in profondità negli oceani.
In che modo si orientavano? Con la posizione dei corpi celesti e alcuni riferimenti naturali.
La bussola ha reso visibile e chiara la direzione da seguire e ha sfidato gli uomini ad avventurarsi in acque sconosciute.
Solcare i mari non è cosa semplice, la navigazione è un’arte complessa basata su forze imprevedibili: il vento (principalmente per le imbarcazioni a vela), ma soprattutto il mare. Ci vuole coraggio e bisogna sapersi affidare a quell’ago che indica una strada verso l’orizzonte, che si presenta come una distesa d’acqua immensa nella quale non è riconoscibile nulla di familiare al quale riferirsi.
Queste più o meno sono state le mie riflessioni quando mi sono ritrovata tra le mani un mare in tempesta e una bussola. Poi mi sono chiesta: ma non è così che funziona anche nella vita? Focalizzandomi sulla fase della vita che sto vivendo ho iniziato a rispondere in questo modo…
L’adolescenza è quella fase della vita in cui siamo chiamati ad andare in profondità, a scavare dentro le nostre ferite, a distruggere, riparare o costruire e a rispondere a domande come: chi sono? Che cosa farò della mia vita? Dove devo andare? Che strada devo prendere?
Sono domande radicali, che ti mettono a contatto con la tua essenza e che alla fine provocano un senso di disorientamento.
Quando mi sono fatta prendere dalla preoccupazione di non trovare delle risposte, nel mio cuore si è scatenata una tempesta.
Il mio cuore è come un mare e, quando le onde si infrangono prepotentemente alle sue pareti, vorrei soltanto affogare. In una tempesta non ci sono punti di riferimento, non ci sono scogli ai quali aggrapparsi, non c’è terra che si possa intravedere e l’orizzonte non è più una dolce speranza, ma l’origine di quelle onde eccessivamente alte, bianche e potenti.
Mi sono sentita a lungo così, dimenticandomi cosa fosse il sole, cosa significasse la quiete, quale fosse il modo per trovare una strada. Mi facevo schiacciare e travolgere da quelle onde, senza un senso e una direzione, rimanendo in superficie tra le creste che si infrangevano sopra la mia testa.
Poi sono andata sott’acqua, sempre più in profondità. In quel momento ho iniziato a vivere.
Ho scavato dentro le mie ferite, ho scoperto un cuore bucato, ho cercato di riparare ciò che era rotto e di costruire ciò che era distrutto. Mi sono chiesta di nuovo chi fossi. Mi sono risposta che il mare non è solo tempesta, ma ha vari modi di essere, pur rimanendo sempre lo stesso mare.
A questo punto mi sono buttata. Come quei marinai che conoscevano solo le acque del Mediterraneo e hanno sfidato gli oceani, così io ho lasciato il noto per l’ignoto. Ho solcato acque sconosciute e ho trovato la mia bussola.
Una nuova direzione: la vita.
Quella vera, fatta di relazioni, incontri, felicità, domande, ricerca, fiducia, passi.
In questo viaggio, con la bussola in tasca e il mare nel cuore, la bellezza è in ogni angolo, anche il più nascosto e tenebroso. Allora non vedo soltanto le creste bianche delle onde che si infrangono sopra di me, ma vedo il cielo azzurro, le stelle, il sole, i fiori e tanti altri colori.
Quando incontro una persona le lascio qualcosa di me e le relazioni diventano ponti da cuore a cuore.
Quando sono triste non mi crogiolo nel dolore e nella lamentazione, ma in quella debolezza riscopro la mia forza e cerco in me la felicità.
Disobbedisco alla disperazione e mi lascio avvolgere dall’amore e dalla cura dell’altro.
Ascolto nel silenzio il battito del mio cuore e ringrazio per questa vita.
Accolgo e custodisco le storie preziose che mi vengono raccontate e affidate.
Mi lascio amare e amo senza posa.
Questa è la direzione.
Vivere con una bussola e non con un orologio.
Vogliamo controllare, calcolare e prevedere, correre e arrivare per primi, ma dove vogliamo arrivare? Come possiamo controllare il tempo?
Viviamo invece questo tempo con una bussola e con uno sguardo nuovo, ampio e profondo.
Con la tua bussola in tasca, buttati negli oceani, assapora ogni istante, crea nuove reti di relazioni, lasciati travolgere e inondare il cuore dall’amore, abita le tue tempeste, respira, ascolta il tuo cuore e segui la tua direzione.
Con solo l’orizzonte come limite, ricordati di vivere!
