Le principesse si prendono quello che vogliono, lottando e ribellandosi. Una volta Rita Levi- Montalcini disse che il cervello dell’uomo e quello della donna sono uguali: la loro mente funziona alla stessa maniera; il resto sono scemenze. Per secoli le donne non hanno potuto arrivare ai vertici della società, non per via del loro cervello ma per l’oppressione imposta loro dalla società maschilista. Uomo e donna avevano ruoli differenti: l’uomo era cacciatore, guerriero e politico, mentre la donna casalinga, moglie e madre. Ma quel mondo fortunatamente non esiste più, perché le cose stanno cambiando: in tutto il mondo le donne si battono per la loro libertà: le ragazze di Teheran, le signore di Istanbul, le donne indiane, le arabe.
Quale è stato il percorso delle donne nella scienza, in particolare della fisica? Chi sono quelle donne che ci hanno permesso di sapere da che parte stare per vivere bene un domani? Quando si parla di fisica si entra in un territorio incantato come quello delle favole e dei sogni, un mondo dove realtà e finzione si fondono assieme e tutto sembra possibile. Ma come le favole anche la fisica ha la sua storia e qualora non venga rispettata le grandi menti che l’hanno creata spariscono: allora i sogni divengono incubi, le favole barzellette e la fisica diventa un mistero. Tutte le storie che hanno a che fare con la grande scienza sono storie straordinarie, perché riguardano un’idea o una scoperta, e quando queste sono molto grandi cambiano per sempre la storia del mondo e il futuro delle persone (come ha fatto svariate volte il grande scienziato del XX secolo Einstein). Le storie di grande scienza risalgono quasi tutte al XX secolo, e sono ancora più straordinarie se ad averle create sono state le donne. Donne forti, che hanno lottato contro i pregiudizi, contro l’ostracismo, contro quella società che le voleva solo come mogli e madri. La loro follia del genio la mostrano nella vita di tutti i giorni. Le donne che hanno studiato, quelle che hanno capito la fisica sono donne magnifiche.
Le donne che hanno studiato la fisica prendevano molto a cuore la propria indipendenza e perciò erano tremendamente emancipate per i tempi in cui vivevano. Albert Einstein quando le incontrava ne rimaneva estasiato, sedotto, ammaliato, e le considerava diverse da tutte le altre.
Tra il 1877 e il 1900 le donne laureate in Italia sono state solamente 224, tutte autrici di ricerche personali e che pubblicavano articoli. Senza tener conto della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, la produzione delle italiane tra il 1800 e il 1900 rappresenta il 27% del totale registrato, più di quella di Francia e Germania. In quegli anni le donne erano immerse nel clima del positivismo che celebrava il trionfo della scienza. Studiavano molto, talvolta più degli uomini, ma per loro non c’era nessun tipo di riconoscimento.
Ma le donne libere, potenti e per di più scienziate sono state a lungo delle eccezioni, perché i luoghi del sapere e di produzione erano riservati agli uomini e perché la storia ne ha cancellato i nomi. Spesso non avevano un nome proprio, erano le mogli o le figlie di astronomi o medici importanti, ma con l’illuminismo arrivarono le prime rivendicazioni politiche per l’emancipazione femminile.
Da dove parte il racconto della storia femminile nella scienza? Negli anni dei grandi pensatori Tolomeo e Copernico, grazie ad Ipazia d’Alessandria, che ancora oggi è un simbolo della libertà di pensiero; la sua vita infatti si può riassumere nella frase “io non posso stare qui seduta ad aspettare di vedere morire il pensiero”. Una donna che grazie anche agli incoraggiamenti del padre sfidò il potere fino alla morte, quando venne spogliata, fatta a pezzi e bruciata. Nella sua morte si vede l’odio per la verità, il rifiuto per la scienza, la negazione della ragione. La grandezza di questa donna sta proprio nel coraggio di perseguire i suoi intenti, senza piegarsi al cospetto di quanti avrebbero voluto forgiare e manipolare il suo pensiero. “Amava la filosofia e la matematica come le stelle”. Arrivò a formulare ipotesi sul movimento della Terra cercando di superare la teoria tolemaica, secondo la quale il nostro pianeta è al centro dell’universo. La sua cultura metteva in cattiva luce la dignità del mondo maschile e per questo venne accusata di stregoneria dal vescovo.
Mitchelle è stata la prima donna a lavorare come un astronoma professionista, ma nonostante ciò il suo stipendio era nettamente inferiore a quello dei suoi colleghi uomini che erano sicuramente meno bravi. La sua frase più celebre è: “abbiamo una fame della mente, vogliamo conoscere tutto intorno a noi, e più otteniamo, più desideriamo di conoscere”.
Nelle università le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30%, e al più alto livello dei professori ordinari sono a malapena il 10%. Per capire meglio la situazione di oggi sono interessanti le parole di Elizabeth Blackburn. Era ancora al liceo quando un suo professore le chiese: “Perchè una ragazza carina come te studia materie scientifiche?”. Lei rispose con un mezzo sorriso, non sapeva cosa dire. Oggi ricorda così quell’episodio: “come tante altre, avevo poca fiducia in me stessa e non sono riuscita a rispondere con una battuta, eppure è passato mezzo secolo da quella volta e la situazione non è affatto cambiata”. Fare la cervellona non è sexy, ma può diventarlo. Il primo passo per sconfiggere gli stereotipi è accorgersi che esistono, nonostante ormai il lungo cammino dell’emancipazione femminile.
Le teorie di Bohr non sarebbero state tali senza sua moglie accanto, questo lo afferma lui stesso. Con lei condivideva tutto, erano due pezzi di un puzzle perfettamente combacianti. “Margrethe è un’entità matematicamente curiosa: non è uno, ma la metà di due, l’altro uno che mi completa senza cui non esiterei”.
In conclusione: ricordiamoci che dietro ogni grande uomo della scienza c’è stata una grande donna, come ad esempio Marie Curie o Lise e tante altre di cui purtroppo il nome è stato
oscurato per molto tempo, perché vennero premiati solo gli uomini. Inoltre c’è stata anche qualche eccezione a richiesta dei loro colleghi di lavoro, che chiesero di riconoscere il Nobel anche alla loro amata collega.
Molto spesso i Nobel venivano riconosciuti solo agli uomini: questo è stato il caso di Marie Curie, quando insieme al marito dimostrò la radioattività del radio, scoperta che in seguito divenne famosa in tutto il mondo. Tale scoperta venne attribuita solo all’uomo, che però si rifiutò di ritirare il premio in caso non fosse stato riconosciuto anche a sua moglie; ciò avvenne, e Marie Curie divenne la prima donna a vincere un Nobel nell’intera storia della fisica.
