I canoni di bellezza non sono sempre stati quelli di oggi, basti pensare ai modelli della donna nell’arte, le modelle dagli anni Cinquanta fino ad arrivare agli anni Novanta e Duemila. Una volta infatti i corpi erano meno orientati verso la magrezza e decisamente più in salute rispetto ai corpi delle modelle anoressiche di oggi.
Cosa è successo? Durante la prima guerra mondiale, dato che gli uomini erano in guerra, le donne iniziarono a diventare sempre più indipendenti e a svolgere sempre più mansioni. Ciò ovviamente non piacque al patriarcato, che cercò ogni metodo possibile per far spendere i soldi alle donne. E quale modo migliore di far diventare ciò che fino a prima era considerato normale un’insicurezza? Pensiamo ad esempio alla parola cellulite. Non è un caso che sia stata coniata per la prima volta negli anni Settanta dall’agenzia di moda Vogue (coincidenze?), che offrì prodotti per provare a mandarla via. Peccato che sia una cosa totalmente naturale per cui non esiste rimedio (come se dovesse esserci).
Con il passare degli anni la situazione non è affatto migliorata, anzi tutto il contrario.
Liz Jones è una giornalista di moda, ex direttrice della Marie Claire, oltre ad essere una donna che purtroppo ha sofferto di anoressia, e quindi particolarmente sensibile ai modelli femminili sbagliati creatisi a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila.
Ha scritto un severo articolo sul Daily Mail, lanciando un esasperante grido d’allarme contro quello che ha visto con i suoi occhi increduli alle recenti settimane della moda. Ritiene che quello lanciato dai canoni proposti sia un pericolosissimo messaggio chiamato “Heroin chic”; viene mostrato un canone ideale caratterizzato da corpi femminili magrissimi, volti dai lineamenti emaciati e al limite del denutrito, facendo apparire come malate le modelle, nonostante i loro corpi siano applauditi, osannati e fotografati in passerelle di alta moda. Ma quello che preoccupa di più sono i milioni di ragazzine che cercano di imitare queste modelle.
Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che l’Heroin chic è stato uno stile molto popolare nella moda degli anni Novanta, caratterizzato da modelle pallide, con occhiaie, lineamenti emaciati e androgini, tutti tratti associati all’uso di eroina, cocaina, morfina e altre droghe. La top model americana Gia Carangi ne è stata la capostipite (peccato che poco dopo sia morta di overdose). Kate Moss ne è la reincarnazione. Ciò è stata la risposta agli anni ‘90 ai corpi floridi e in salute del decennio precedente, da Cindy Crawford a Elle Macpherson a Claudia Schiffer.
Liz scrive: “Per me il 22 Settembre del 2022 sarà ricordato come il D-Day. C’è una guerra in corso, ma questa volta riguarda i corpi delle donne” Cosa significa D? Dieta. Il motivo per cui viene citata è perché si riferisce alla sfilata di moda di Prada della settimana della moda di Milano: “una scena horror”, viene descritta così dalla giornalista. Gli abiti delle modelle svolazzavano sui loro corpi così al limite della magrezza come vele sull’albero di una barca. Una modella in particolare ha colpito Liz tanto da dire che il suo corpo somigliava a quello delle vittime di un campo di concentramento. Mostrando le foto al suo medico di fiducia ha rilevato che la sua diagnosi era che il suo BMI, cioè indice di massa corporea, fosse pari a 14, quando un BMI in salute necessita di essere superiore (sottolineo SUPERIORE) a 18. “La sua salute era chiaramente in pericolo, ero inorridita dalle modelle pietosamente fragili e dal ritratto irresponsabile di come dovrebbe apparire una donna. Queste ragazze sembravano quasi zoppicanti, con le guance incavate, il viso scarno. Eppure tutti applaudivano e instagrammavano!”.
La maggiore preoccupazione secondo Liz sono le ragazzine che cercano e vogliono diventare così magre, e quando ci riescono i rischi sono molteplici: si parla di depressione, fragilità ossea, perdita di tono muscolare, immunità compromessa, infertilità, invecchiamento precoce e il rischio che i loro organi possano addirittura collassare e portarle alla morte.
Solamente in Italia il numero delle morti registrate a causa dei DCA (acronimo di disturbi del comportamento alimentare) supera i 4000 morti all’anno. Capita spesso per la maggioranza di noi donne di sentirci non abbastanza magre, paragonarci costantemente ad altri corpi, di vederci grasse, di contare calorie e stare attente a cosa si mangia durante la giornata. Il messaggio di questo articolo è di lasciar perdere e di non rendere il fulcro della nostra vita l’obiettivo di raggiungere un corpo così magro dimenticandosi completamente che la felicità non è sinonimo di magrezza, e che ci sono vari tipi di corpi e predisposizioni, dovute alla genetica, e ognuno di essi è magnifico nella sua diversità. Il diverso ha sempre spaventato perchè oramai tutto si basa sul seguire la massa per colpa dei social, e abbiamo perso totalmente di vista i veri valori della vita. Mangiare la pizza con gli amici, le lasagne delle nonne la Domenica a pranzo, il gelato in riva al mare, il kebab dopo scuola con i propri compagni di classe. L’unico modo per volere bene al nostro corpo è amarlo così com’è e nutrirlo come si deve mettendo finalmente fine a queste proposte da parte di una società malata ed estremamente consumistica.
