Silenzio, non mutismo

 silenzio

/si·lèn·zio/

sostantivo maschile

1.Condizione ambientale definita dall’assenza di perturbazioni sonore.

“Riesci a fare silenzio all’interno della tua quotidianità?” Ecco, questa è la domanda che mi è piombata addosso qualche settimana fa. Queste poche parole mi hanno fatto pensare molto e, alla fine, sono arrivata ad una conclusione: no, trovare un po’ di silenzio nelle mie giornate mi è quasi impossibile.

Siamo onesti: in una vita frenetica, dominata da impegni e doveri, perennemente accompagnata da stress, preoccupazioni e insicurezze, con il perpetuo sottofondo delle ruote che scivolano sull’asfalto, chi riesce veramente a trovare la propria pace?

Perché, in fondo, fare silenzio non vuol dire necessariamente non parlare e finire a comunicare con gli altri a gesti, vuol dire chiarirsi dentro, guardarsi e provare a capirsi ma, soprattutto ascoltarsi. Fare silenzio vuol dire lasciare spazio ad altro.

Quando ascoltiamo qualcosa o qualcuno stiamo in silenzio: perché? Perché stiamo in silenzio quando ci concentriamo? La risposta è basilare: se ascoltiamo non parliamo poiché doniamo all’altro tutta la nostra attenzione; non parliamo affinché le parole pronunciate dall’altro ci lascino qualcosa, entrino anche nel nostro cuore e non solo nelle orecchie.

Sta proprio qui infatti la differenza tra il sentire e l’ascoltare: nel primo caso ciò che ci viene detto non ci scalfisce o non ci tocca, inoltre spesso lo dimentichiamo molto velocemente. Ascoltare è un gradino più su: diventa prendersi cura dell’altro, delle sue idee, sensazioni ed esperienze.

Pensandoci meglio, al giorno d’oggi non si dà più valore al silenzio. Si finisce sempre con il cercare di colmarlo poiché, in un ambito sociale ad esempio, viene concepito come il primo fattore di disagio. Ma perché focalizzarci sul mancato dialogo quando possiamo, invece, notare dettagli che in situazioni normali non noteremo ma che invece contengono una Bellezza infinita?

Facciamo fatica a fare silenzio nella nostra testa e nel nostro cuore ma, poi, quando c’è ne, abbiamo paura. Effettivamente il silenzio personale fa paura, l’ho sperimentato in prima persona! Ma quando si sperimenta ti stravolge! Magari, ascoltando un po’ ciò che si ha dentro, si riesce a riappianare il rumore, il caos e tutti gli scarabocchi che teniamo chiusi nelle segrete della nostra anima, tutto ciò che non mostriamo agli altri.

A questo proposito il poeta e cantautore Gio Evan scrive:

Alcuni giorni serviranno al silenzio

Per conoscermi sempre meglio

Per vedere se sono ancora al centro”

Spesso è proprio questo un altro problema della mancanza di silenzio nella nostra quotidianità: non siamo più al centro della nostra stessa vita. E’ un po’ come un compasso! Non si può fare un cerchio perfetto se la punta non è ben fissa sul foglio, giusto? Ecco, quando ci stiamo perdendo dentro alla frenesia di tutti i giorni, la linea che dovrebbe essere perfetta, decisa e stabile, inizia a sbaffare, a non stare ferma e, a quel punto, il cerchio si va a perdere.

Bisogna solamente ricordarci che per riaddrizzare la linea ci vuole poco. Basta rimetterci al centro, così da poter avere accanto a noi qualcun altro, nel cuore della nostra vita.

A me quella domanda ha cambiato prospettiva su molte cose ma, ora, lo chiedo io a te. Sì, proprio a te che stai leggendo. Riesci a trovare il tuo silenzio personale? Riesci a capire quando non sei più al centro di te stesso?

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