Ogni adolescente italiano ha un debito superiore a 30.000 euro con lo Stato.
Perché?
Intanto è bene chiarire cosa sia effettivamente il debito pubblico.
Il debito pubblico deriva dal fatto che lo Stato ha bisogno di soldi per svolgere le sue funzioni e visto che non riesce a coprire la totalità delle spese con le tasse deve prendere soldi in prestito forniti da altre nazioni, istituzioni o imprese tramite l’acquisto di titoli di stato sui quali maturano interessi.
La capacità di saldare il debito dipende dal PIL(Prodotto Interno Lordo che dipende dai consumi, dagli investimenti, dalle esportazioni e dalla spesa pubblica): più produciamo, più spendiamo, più abbiamo la possibilità di restituire i soldi ai creditori; quando in uno stato il debito è pari o inferiore al 60% del PIL si assiste a un periodo di crescita economica, quando invece questo sale al di sopra del 100% le entrate si fanno minori delle uscite e la nazione si indebita.
Quando un paese è fortemente indebitato diventa meno credibile, questo si traduce in un aumento degli interessi da parte dei creditori.
In questo caso (in cui rientra anche l’Italia) accade che per pagare gli interessi, sul debito vecchio si genera a sua volta un ulteriore debito che compromette la crescita economica, perché le risorse che dovrebbero essere impiegate per fare investimenti vengono spese per ripagare lo stesso debito.
Adesso possiamo tornare alla domanda iniziale, da dove deriva il debito pubblico italiano?
La storia è lunga e complessa e si divide in 8 fondamentali tappe.
1861
Insieme all’unificazione del paese vengono messi insieme tutti i debiti degli stati che hanno formato l’Italia (la maggior parte deriva dal regno di Sardegna e da quello di Napoli e Sicilia). Nella fase iniziale il rapporto debito/PIL è piuttosto buono, ma la neonata Italia si ritrova a dover fronteggiare le vecchie spese della guerra di unificazione e successivamente quelle per la costruzione di strade e ferrovie nella pianura padana, il debito dunque aumenta (finanziato dalla Banca di Francia).
1914
Nei primi anni del ‘900 lo Stato alza le tasse e il debito passa dall’essere superiore al 100% del PIL al 77%, ma con l’avvento della prima guerra mondiale il Regno d’Italia si vede costretto a finanziare le spese belliche emettendo un debito che raggiunge il 160% del PIL nel 1920.
1918-1939
Negli anni tra le due guerre una larga parte del debito viene annullata a seguito di trattati con le potenze straniere (in particolare l’America condona ⅘ del debito )
Gli investitori sono principalmente italiani.
1940-1945
Il debito sale nuovamente sopra al 100% del PIL a causa delle nuove esorbitanti spese di guerra.
Secondo Dopoguerra
Tra il 1943 e il 1947 lo stato stampa una grande quantità di banconote e l’inflazione aumenta vertiginosamente, tuttavia ciò è un bene, perchè i soldi da restituire costano molto meno allo Stato rispetto agli anni precedenti e il debito scende fino a rappresentare solo il 20% del PIL.
Questo, accompagnato da un ventennio di solida crescita economica dovuta soprattutto all’industrializzazione dell’Italia che innalza le esportazioni, permette il miracolo economico italiano.
Anni ‘70
La crisi petrolifera colpisce gli USA che essendo meno ricchi comprano di meno i prodotti tedeschi e inglesi. Germania e Regno Unito a loro volta acquistano meno prodotti italiani e ciò causa un rallentamento delle esportazioni.
Nello stesso periodo l’Europa fronteggia una dura crisi energetica che porta gli stati del vecchio continente ad emettere ancora più debito. In Italia a causa delle crisi appena citate si ha difficoltà nel trovare investitori e quindi i titoli di stato vengono acquistati dalla Banca d’Italia che per farlo stampa più banconote, generando un’altissima inflazione ( circa del 20%,quando, in condizioni ottimali, dovrebbe mantenersi al 3%) che impoverisce banche e imprese.
Molti economisti ritengono che il nostro paese si sia ritrovato in questa spiacevole situazione a causa di investimenti sbagliati della ricchezza proveniente dal recente boom economico.
Anni ‘80/’90
L’Italia smette di autofinanziarsi, ma ormai è percepita dalla comunità internazionale come uno stato poco credibile incapace di crescere e di saldare i propri debiti e quindi subisce tassi d’interesse molto alti, in questo periodo si apre il circolo vizioso del paese che per restituire il vecchio debito preso in prestito si indebita ulteriormente.
Dall’euro a oggi
Con il cambio di valuta dalle lire all’euro il debito scende leggermente, ma torna a salire nel contesto della crisi finanziaria del 2008.
Negli ultimi 3 anni il debito oscilla tra il 140% e il 150% del PIL per via della recente pandemia globale e della guerra in Ucraina che ha portato ad una crisi energetica non diversa da quella degli anni ‘70.
Alla luce degli eventi descritti si potrebbe dunque riassumere la storia del debito pubblico italiano definendolo come un continuo cercare di abbassarlo per poi interrompersi a causa di guerre e crisi a cui arriviamo impreparati, per questo è importante che noi adolescenti siamo consapevoli della storia economica del nostro paese, nella speranza che, visto l’alternarsi di benessere e crisi in modo ciclico, in un futuro prossimo ci troveremo nella parte più fortunata della curva che descrive il debito e potremo compiere scelte sulla base degli errori compiuti da chi ci ha preceduto.
