Che cos’è il mansplaining?

“Mansplaining” è un neologismo coniato in America che indica quell’atteggiamento paternalistico con il quale certi uomini si rivolgono alle loro interlocutrici, spesso più competenti, pretendendo di essere più autorevoli solo perché uomini.

Potrebbe, a un primo sguardo, sembrare una parola inutile ma in realtà si tratta di un termine specifico che sta ad indicare un fenomeno sociale altrettanto specifico. Il mansplaining infatti non è da confondere con semplice arroganza e supponenza (caratteristiche che possono appartenere indistintamente a entrambi i sessi), ma è una vera e propria ingiustizia epistemica caratterizzata da una motivazione sessista.

Ma cosa è una ingiustizia epistemica?

In primo luogo bisogna specificare che le ingiustizie epistemiche avvengono sempre in contesti sociali, politici e culturali di oppressione e sono sempre sistematiche e costanti, cioè non sono episodi randomici ma accomunati da uno schema preciso e ripetuto. L’ingiustizia epistemica consiste nella messa in discussione delle capacità di un individuo di essere detentore e produttore di conoscenza in un discorso. Detto in parole molto povere una ingiustizia di questo genere si verifica nel momento in cui vengono attribuite automaticamente delle conoscenze sbagliate a qualcuno a causa di un pregiudizio nei confronti dell’individuo, basato su caratteristiche identitarie come l’identità di genere, l’orientamento sessuale e l’etnia. 

Dal momento che il linguaggio gioca un ruolo fondamentale nel creare mantenere e rinforzare le disuguaglianze sociali nel caso specifico del mansplaining la donna non ha “diritto” di parola poiché giudicata inferiore rispetto all’uomo e l’atto stesso del dimostrare di sapere di più consente all’uomo stesso di mantenere il suo status sociale.

Durante la conversazione l’uomo si appropria del diritto di impartire le informazioni alla donna anche se magari, in quello specifico campo, è la più competente. Questo avviene principalmente in due modi: il primo consiste nell’utilizzo di un atteggiamento paternalistico e condiscendente, magari caratterizzato anche da un linguaggio ipersemplificato, il secondo nell’interrompere costantemente l’interlocutrice, alzando spesso la voce e cercando quindi di imporre il proprio dominio.

Diventa quindi importante capire la differenza tra l’impartire in modo arrogante una conoscenza e il fenomeno del mansplaining che, per sua natura, è l’espressione (anche involontaria) di un pensiero di retaggio patriarcale e di conseguenza estremamente sessista. 

Imparare a riconoscerlo e distinguerlo permette di non utilizzare il termine in modo errato e quindi di non appiattire e sminuire il suo significato.

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