Il tempo: uno, nessuno e centomila

Come funziona davvero il tempo?

“Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo. Questo è il tempo familiare e intimo. La sua rapina ci porta. Il precipitare dei secondi, ore, anni ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente…. Lo abitiamo come i pesci l’acqua. Il nostro essere è essere nel tempo. La sua nenia ci nutre, ci apre il mondo, ci turba, ci spaventa, ci culla. L’universo dipana il suo divenire trascinato dal tempo, secondo l’ordine del tempo.”

La mitologia indù rappresenta il fiume cosmico nell’immagine divina di Siva che danza, essa regge lo scorrere dell’universo nonché il fluire del tempo. Cosa c’è di più evidente di questo scorrere? Eppure la realtà è spesso diversa da come ci appare, ce lo hanno insegnato i filosofi e lo fa tutt’ora la fisica e la matematica. Per esempio inizialmente viene insegnato che sotto le radici quadratiche ci debbano stare solamente numeri positivi e mai negativi altrimenti il radicale non è verificato. Dopo fanno la loro entrata in scena i cosiddetti complessi, da qui anche i numeri negativi sotto radice quadratica potrebbero essere verificabili. La Terra sembra essere piatta e in realtà è sferica, il sole sembra si muova rispetto al pianeta verde e invece accade il contrario. Tanto per rendere le cose ancora più complicate anche la struttura del tempo non è affatto quella che sembra. Ciò resta forse uno dei misteri più grandi poiché in qualche strano modo è connesso agli altri enormi misteri dell’universo come il funzionamento dei buchi neri, la natura della mente e l’origine di tutto quello che noi ora vediamo. C’è qualcosa di estremamente essenziale che continua a riportare alla natura del tempo.  Tuttavia la meraviglia è la sorgente del nostro desiderio di conoscere come ci hanno spiegato moltissimi filosofi, quindi scoprire che il tempo non è come pensavamo ci apre mille domande che potremmo pensare essere aporetiche.

Cosa ci lega al tempo? Che cosa significa davvero che il tempo scorre? Perché ricordiamo il presente e non il futuro? Il mistero del tempo riguarda ciò che siamo, più di quanto possa riguardare il cosmo.

Partiamo da un fatto semplice: il tempo scorre più veloce in montagna e più lento in pianura. Indubbiamente la differenza è minima ma la si può identificare con orologi precisi che si comprano su internet.  Due amici si separarono, uno va a vivere in montagna e uno in pianura. Dopo anni si ritrovano quello in pianura ha vissuto meno e di conseguenza è invecchiato meno. Accade il contrario per quello che invece ha vissuto in montagna.  Il tempo funziona così: passa più rapido in alcuni luoghi e più lento in altri. La cosa più assurda sta nel fatto che questo era stato capito prima ancora che avessimo gli orologi appositi per misurarlo e qui Einstein ancora una volta è stato un passo avanti a tutti. Il cuore del pensiero scientifico dopotutto sta proprio nel fatto di riuscire a comprendere prima di poter vedere qualcosa. Ad esempio in antichità Anassimandro ha capito che il cielo continuava sotto i nostri piedi, prima che le navi facessero il giro della Terra. Copernico capì che la Terra girava prima ancora che i primi astronauti la vedessero muovere dalla Luna. Così Einstein ha capito che il tempo non scorre uniforme ponendosi la domanda: “come fanno il sole e la Terra ad attirarsi con la forza di gravità senza toccarsi se non usano nulla in mezzo?”. La risposta è molto semplice, ha immaginato che uno dei due agisca gradualmente su ciò che si trova in mezzo. Come sappiamo però in mezzo si trova solo lo spazio e il tempo, dunque il sole e la Terra modificano questi intorno a sé. Tale modifica influisce su ogni corpo facendoli cadere gli uni verso gli altri. Conseguenza diretta è che la struttura del tempo viene modificata: ogni corpo rallenta il tempo nelle sue vicinanze. Per questo le cose cadono, a eccezione dello spazio interplanetario dove il tempo è uniforme di conseguenza le cose fluttuano.  Quindi anche la velocità fa mutare il tempo poiché i corpi muovendosi modificano la struttura temporale.

Viene spontaneo chiedersi se esiste un tempo più vero e la risposta è no. Esistono due tempi segnati da orologi reali diversi che cambiano l’uno rispetto all’altro. La fisica infatti non descrive come le cose si evolvono nel tempo ma come le cose nei loro tempi si evolvono e come i tempi lo facciano gli uni rispetto agli altri. 

Da dove viene il fluire eterno?  Il tempo non è comunque sia qualcosa che scorre dal passato e passa per il futuro? Passato e futuro sono diversi. Per esempio il passato non si può cambiare per quanti rimpianti, rimorsi e ricordi di felicità possiamo avere. Mentre il futuro è incerto, desiderio, destino, spazio aperto, dubbioso. Dobbiamo ancora viverlo, sceglierlo poiché ancora non è e quindi tutto è possibile. Il tempo è una freccia con due estremità differenti. Nell’ansia del futuro si nasconde il segreto del tempo. La differenza fra passato e futuro non è nelle leggi elementari del moto bensì nel disorientarsi naturale che porta verso situazioni via via meno peculiari. La nozione di peculiarità nasce solo nel momento in cui si vede l’universo in maniera approssimativa, descriviamo il mondo in maniera sfocata.  Ciò significa che se potessimo avere la possibilità di vedere tutti i dettagli dello stato esatto microscopico del mondo gli effetti caratteristici del fluire del tempo svanirebbero. Può il mondo essere così tanto diverso dalla nostra intuizione? Ebbene sì. Basti pensare a quando facciamo riferimento ad un evento storico, mentre siamo all’interrogazione di storia o ci documentiamo alla tv e nei mass media. Per narrare, per esempio, la seconda guerra mondiale sinteticamente bastano dieci minuti all’incirca quando invece la durata di questo fatto storico è di sei anni. Tutto questo è causato alla base del nostro modo di concepire il mondo in base alle nostre abitudini quotidiane. Persino nei libri fisica che parlano di relatività generale come prima cosa affermano che per capire tale teoria dobbiamo uscire dal senso comune che abbiamo di percezione delle cose. Quindi vigerà sempre il principio che la realtà non dipende da nessuna teoria perché niente è veramente come appare ai nostri sensi.

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