Molti compositori hanno raccontato storie vere, storie di anime, a volte piene di amore altre colme di dolore ma in pochi, forse, hanno avuto il coraggio di parlare apertamente di grandi ingiustizie.
“Cena di classe”, ultima canzone dell’ album Fake News dei Pinguini Tattici Nucleari, uscito il 2 Dicembre 2022, contiene proprio una grande verità che, se pur narrata con parole velate e delicate, punta a denunciare la transfobia e a ridonare la dignità ad una donna alla quale era stata tolta e calpestata.
Ma andiamo per gradi.
Il brano racconta della maturità di una classe, anno 2000, che si fa una “promessa vigliacca”, come viene chiamata nella canzone, ovvero quella di rimanere in contatto e non perdersi di vista.
Il testo cita “E per quanto sia strano un”per sempre”, si può consumare in un sabato sera”. E’ proprio dopo questi versi che inizia il vero sviluppo della canzone. Si apre una fotografia o, per meglio dire, un quadro che racconta una di queste fatidiche serate in cui la promessa viene mantenuta. L’autore descrive perfettamente 7 dei 10 personaggi che partecipano alla serata, riuscendo a catturare dei tratti dell’anima degli stessi che, anche dopo anni, riescono ad intrigarsi e legarsi perfettamente tra loro: si raccontano relazioni passate che bruciano ancora, odori e modi di fare, sofferenze nascoste dietro ad un po’ di trucco e l’affetto da cui sono legati gli uni agli altri.
“Qualcuno poi nomina la Prof. Bianco, le ore di fisica a parlar di universo; per dimostrarci che il tempo è sia fluido che relativo, un po’ come il sesso. […] Ma la Bianco ora è cenere che sporca i divani di chi ancora usa la parola”normale””
Parole che a primo ascolto possono sembrare un po’ a caso e senza un apparente significato, ma che poi rivelano qualcosa di più. Chi è la professoressa Bianco? Che valore hanno queste parole?
Cloe Bianco, donna trans, nata in provincia di Venezia, aveva lavorato come insegnante in varie scuole ed era nota proprio per la polemica sociale che la riguardava in prima persona.
Infatti nel 2015, appena riuscita a diventare insegnante di ruolo nell’istituto tecnico Scarpa-Mattei di San Donà di Piave, decise che il momento di esprimere la propria sessualità era arrivato: si presentò in aula con vestiti femminili e una parrucca, iniziando a spiegare agli alunni questo suo gesto.
Questa espressione di sé non fu presa bene, soprattutto dai genitori degli allievi, che ritennero questo gesto troppo “repentino e traumatizzante”. Uno in particolare scrisse all’allora assessora dell’Istruzione della regione Veneto, affermando: “Ma davvero la scuola si è ridotta così?” e “Ho voluto metterla al corrente di quanto accaduto sperando che con il suo ruolo di assessore alle Politiche dell’Istruzione possa fare qualcosa perchè in futuro queste cose non accadano più.” La politica, durante un’intervista alla stampa riguardante la situazione della Bianco, rispose: “Chiederò di prendere dei provvedimenti immediati; quello che è accaduto è grave. Ci preoccupiamo del presepio a scuola per non urtare la sensibilità degli studenti musulmani: e questo allora?”
Il preside della scuola, nonostante fosse a conoscenza delle intenzioni dell’insegnante e continuasse ad affermare che in quanto docente dovesse essere rispettata, si vide costretto a sospenderla per pochi giorni. Rientrata, dopo anche un breve periodo di licenziamento, venne isolata dagli studenti, e messa a lavoro nella segreteria scolastica.
Da quel momento partì il suo isolamento sociale. Una ex alunna racconta in un’intervista che la discriminarono subito, specialmente i colleghi: tutti le voltarono le spalle e addirittura si sfogavano con gli alunni della situazione, affermando che la Bianco aveva rovinato la reputazione della scuola.
La sua emarginazione durò 8 anni: periodo in cui iniziò un blog online, dove scriveva come si sentiva davvero, parlava della sua solitudine ma anche di quanto fosse orgogliosa di aver mostrato al mondo la vera sé, anche se le conseguenze si erano fatte sentire pesantemente.
Il suo dolore finì nella notte tra il 10 e l’11 giugno del 2022. Il suo corpo venne trovato carbonizzato nella roulotte in cui viveva. Cloe aveva annunciato l’intenzione nel suo suicidio nel suo blog, scrivendo parole piene di malinconia e raccontando come aveva passato il suo ultimo giorno. Scrive:
“Subito dopo la pubblicazione di questo comunicato porrò in essere la mia autochiria, ancor più definibile come la mia libera morte. In quest’ultimo giorno ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco, gustando per l’ultima volta vini e cibi che mi piacciono. Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò. Ciò è il modo più aulico per vivere al meglio la mia vita e concluderla con lo stesso stile. Qui finisce tutto.
Addio. Se mai qualcuna o qualcuno leggerà questo scritto.”
Parole che colpiscono, che fanno riflettere; pochi ma intensi versi che parlano della solitudine di una donna che non ha mai avuto l’occasione di mostrare la migliore versione di sé.
Il caso della morte di Cloe Bianco è stato archiviato. Secondo la Procura, nessuno ha la responsabilità di avere istigato al suicidio la professoressa transgender, perciò da parte del Comune di Belluno tutte le discriminazioni subite dalla Bianco non sono considerate reponsabili dell’atto estremo.
La maggioranza delle scuole e degli uffici pubblici italiani non prevede in nessun modo la gestione della transizione di genere di un o una dipendente, cosa che invece è sempre più frequente nelle grandi aziende e multinazionali. La gestione di questi casi viene solitamente lasciata al giudizio di chi occupa dei ruoli dirigenziali.
Quando le necessità della popolazione cambiano, forse, vanno cambiate anche modalità di gestire situazioni più complesse e inusuali.
