Che cos’è la realtà?


“Nel 2004 il consiglio comunale di Monza vietò ai proprietari di animali da compagnia di tenere i pesci rossi in vasche curve. Il promotore della misura la motivò affermando tra l’altro che è crudele tenere un pesce in una vasca con pareti curve perché, guardando fuori, l’animale avrebbe una visione distorta della realtà.”


Quando lessi questa frase nel libro di Stephen Hawking “Il grande disegno” la domanda che sorse spontanea, che poi trovai nelle righe successive, fu: “Ma noi come facciamo a sapere che la nostra visione è effettivamente reale rispetto al resto? Non dipende anche dai sistemi di riferimento?” infatti nel libro poco dopo c’era scritto: “Come facciamo a sapere che abbiamo della realtà la visione vera, priva di distorsioni?”.
Consideriamo la possibilità che siamo noi uomini all’interno di una sorta di contenitore curvo. A questo punto è vero: il pesce ha una visione distorta rispetto a noi che però abbiamo una visione distorta rispetto ad altro. Quindi siamo certi che la visione del pesce sia meno reale? Ovviamente ciò dipende anche dai punti di riferimento che prendiamo in considerazione. Infatti pur sostenendo che noi viviamo nella pura realtà priva di distorsioni dal punto di vista del pesce siamo noi quelli che hanno una visione distorta e questo una visione reale e viceversa. Discorso analogo può essere tratto dalla trama del libro “Flatlandia”, dove si parte da una figura piana a una dimensione che spiega come vive e la sua visione del mondo. Poi incontra una figura a due dimensioni che fa la stessa cosa con la figura piana e così via. Potete immaginare come ovviamente si creano diverse visioni tutte prese da punti di vista differenti.
Dunque la visione dei pesci è certamente differente dalla nostra, ma gli animali potrebbero ugualmente formulare leggi scientifiche relative al moto dei corpi che osservano all’esterno della boccia. Per esempio, a causa della distorsione, un corpo che si muove liberamente e che alle nostre osservazioni apparirebbe procedere in linea retta, alle osservazioni dei pesci, logicamente, risulterebbe muoversi lungo una traiettoria curva. Ciò significa che i pesci potrebbero formulare dal loro sistema di riferimento distorto (rispetto a noi) leggi scientifiche che varrebbero sempre e che consentirebbero loro di fare predizioni sul moto futuro dei corpi all’esterno della boccia. E se fosse possibile fare ciò le loro leggi farebbero ammettere la loro visione come una descrizione valida della realtà. Quindi no, niente è come ci appare. Quotidianamente possiamo pensare che tutto sia così come lo vediamo ma in fisica specialmente la realtà, il tempo, lo spazio dipendono dal sistema di riferimento.


Usiamo i moti dei corpi celesti descritti da Tolomeo e Copernico per semplificare un po’ il concetto.
Dunque in base alle sue deduzioni e alle sue osservazioni, Tolomeo, descrisse il moto dei corpi celesti immaginando la Terra di forma sferica immobile posta al centro dell’universo e di dimensioni trascurabili, per convenzione, rispetto alla distanza dei cieli. Queste convinzioni erano state largamente dominanti tra i greci colti almeno dai tempi di Aristotele, il quale sosteneva che la Terra dovesse trovarsi al centro dell’universo. E nel modello di Tolomeo era effettivamente così ed immobile perché ai nostri sensi non è percettibile il suo movimento per questo tale modello ci appariva così naturale. Le stelle invece si muovevano intorno ad essa in complicate orbite comprendenti epicicli, simili a ruote che girano intorno ad altre ruote. Il modello del cosmo di Tolomeo fu fatto proprio dalla chiesa cattolica e considerato sua dottrina ufficiale per quattordici secoli.
Soltanto nel 1543 venne proposto un diverso modello da Copernico. Descrisse un mondo in cui il Sole era fermo e i pianeti gli giravano intorno in orbite circolari. Nonostante la sua idea non fosse nuova, la sua reviviscenza incontrò una violenta opposizione perché si riteneva che il modello copernicano fosse in contraddizione con la Bibbia. Dibattito che culminò nel 1633 con il processo a Galileo. Ma quindi quale è il sistema più reale, quello tolemaico o copernicano? Sebbene capiti spesso di sentire dire che Copernico dimostrò che Tolomeo era in errore, questo non è vero. Si possono usare entrambe le descrizioni come modello dell’universo poiché le nostre osservazioni dei cieli possono essere spiegate con entrambi i modelli. Il vero vantaggio del modello copernicano è che le sue equazioni del moto sono molto più semplici nel sistema di riferimento in cui il Sole è in quiete.


Durante una delle sue ultime interviste Stephen disse: “Viviamo in un mondo che ci disorienta con la sua complessità. Vogliamo comprendere ciò che vediamo attorno a noi e chiederci: Qual è la natura dell’universo? Qual è il nostro posto in esso? Da che cosa ha avuto origine l’universo e da dove veniamo noi? Quando anche se ci fosse una sola teoria unificata possibile, essa sarebbe solo un insieme di regole e di equazioni. Che cos’è che infonde vita nelle equazioni e che costruisce un universo che possa essere descritto da esse? L’approccio consueto della scienza, consistente nel costruire un modello matematico che non può rispondere alle domande del perché dovrebbe esserci un universo reale descrivibile da quel modello. Se però perverremo a scoprire una teoria completa, essa dovrebbe essere col tempo comprensibile a tutti nei suoi principi generali, e non solo a pochi scienziati. Noi tutti – filosofi, scienziati e gente comune – dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio.“
Le domande che ci poniamo a partire da come è nato tutto al perché è così e non in un altro modo oppure come sarebbe stato se le cose fossero andate diversamente, sono tutte basate da quello che siamo convinti di vedere e di sapere. L’uomo da sempre vuole capire come stanno le cose ma è evidente che non sapremo mai il vero funzionamento di tutto perché come ha detto Stephen se trovassimo la risposta a tutte queste domande che ci poniamo da millenni avremo decretato il trionfo della ragione umana , ciò significherebbe conoscere Dio. Per logica ovviamente non possiamo dimostrare ciò che non abbiamo mai visto e né sentito, ciò che i nostri stessi sensi non hanno mai percepito in nessun modo. L’unica cosa che possiamo continuare a fare è dare spazio alla fantasia continuando ad immaginare cosa c’è oltre a quello che già pensiamo di sapere per arrivare a nuove teorie ed equazioni matematiche, tentanto di darci una risposta.

In conclusione: “non esiste alcun concetto di realtà indipendente dalle descrizioni o dalle teorie”.

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