In questi giorni si sta svolgendo il campionato mondiale di calcio 2022, noto anche come Qatar 22, perché la sede di svolgimento è proprio il Medio Oriente, dove le 32 nazioni partecipanti stanno giocando per il tanto ambito premio. Il calcio, sport che accomuna il mondo intero e che unisce e divide tante persone, porta quest’ultime insieme a molti tifosi, nazionali e i suoi giocatori a riunirsi per le partite nella loro “casa”: lo stadio.
Nello Stato del Qatar sono stati costruiti in soli tre anni sette stadi per un totale di otto, il più grande già esisteva, distribuiti in cinque diverse città, la più nota Doha.
Le dimore in particolare sono il Lusail Iconic Stadium di Lusail, con una capacità di 80.000 spettatori, ovvero anche la più alta tra gli otto stadi. Inoltre sarà lo stadio con la programmazione più serrata, ospitando un totale di 10 partite, comprese la finale e la cerimonia di chiusura. Lo stadio nel quale la contesa è iniziata è Al Bayt Stadium di Al Khor che ha una capacità inferiore, invece tutte le altre sedi hanno una capacità uguale di 40.000 persone.
La domanda che molte persone si sono poste e alla quale si stanno trovando delle risposte è la seguente: “Com’è stato possibile costruire in così poco tempo sette stati e, soprattutto, con le giuste misure e precauzioni?”.
Sfortunatamente la risposta è tutt’altro che positiva. Da un anno e mezzo circa, il campionato è associato alla morte: nel febbraio 2021, un’inchiesta del Guardian ha rivelato che i lavoratori migranti morti nei cantieri del Qatar erano almeno 6500.
In realtà il problema dei lavoratori morti nei cantieri era noto da tempo. Infatti, già nel settembre 2013, l’International Trade Union Confederation aveva avvertito che il Mondiale avrebbe potuto costare la vita a circa 4000 persone e solo due mesi dopo, Amnesty International aveva diffuso un report nel quale denunciava lo sfruttamento dei lavoratori migranti in Qatar.
In quei pochi mesi fino all’inizio del nuovo anno sono morti altri 185 nepalesi nei cantieri qatarioti. Il numero di vittime saliva, ma non tutte sono state accertate: ne è un esempio Madhu Bollapally, un uomo 43enne lavoratore indiano, morto alla fine del 2019, trovato senza vita nel suo appartamento. Le autorità locali hanno registrato il suo caso come “morte per cause naturali”, senza ulteriori spiegazioni, ma Bollapally lavorava nei cantieri di Qatar 2022, esposto a turni massacranti spesso sotto il sole cocente, condizioni che avrebbero dopo un determinato periodo di tempo debilitato il suo fisico, fino alla morte. Ma poiché Madhu non è deceduto per un incidente sul lavoro, non è considerato una delle vittime del Mondiale.
Così come tutti i lavoratori morti in qualsiasi altro modo in un cantiere in cui non si costruivano stadi, ma strade, hotel o altri edifici che non sono direttamente collegati al torneo, ma che evidentemente vengono costruiti per quel fine.
La verità è che non sappiamo con certezza quante persone hanno perso la vita per questo mondiale, ma possiamo solo continuare a cercare risposte così come le famiglie delle vittime di questa Coppa del Mondo, ancora oggi, che sono tenute all’oscuro delle vere cause della morte dei propri cari e che non hanno ricevuto alcun risarcimento per la loro perdita.
