Nevrosi

Ricordiamo che nella psicosi che lo strapotere è dell’Es che squarta la realtà ed il soggetto; nella nevrosi lo strapotere è della realtà esterna che ostacola la realizzazione del desiderio imponendo la sua rimozione. Quando si passa da continente della follia alla nevrosi, passiamo dal continente del godimento senza legge del delirio dell’allucinazione, al continente del desiderio. La domanda non diventa tanto come posso difendermi da Dio, come affermava Schreber nel suo delirio, noi passiamo ad un altra domanda, ovvero cosa ne faccio del mio desiderio. Lacan descrive quel fondo depressivo comune a tutte le nevrosi, data in un’intervista a Television, con il termine di vigliaccheria; il depresso ha la sensazione che il passato occupi come un macigno il futuro della propria esistenza, che tutto sia già giocato, appare come la vittima della propria depressione, abbandonato in una stazione dove non passano più treni, come diceva Binswanger. La viltà del depresso consiste nell’aver rinunciato all’assunzione del proprio desiderio: effetto depressione. L’affetto depressivo comincia quando deleghiamo il nostro desiderio. Il nevrotico è il soggetto che non ha avuto abbastanza coraggio da assumere il proprio desiderio come proprio e si prodiga di soddisfare il desiderio degli altri. Prodigandosi nel desiderio degli altri, l’effetto della depressione lo colpisce come in un karma.
La clinica della nevrosi è una clinica della mancanza, che ha come fondamento l’esilio dalla cosa. Noi siamo stati costretti dalla legge del linguaggio ad abbandonare l’idea di una gioia ideale.
La vita del soggetto nevrotico si scrive con un “S” barrato, nel senso che la vita è scissa, mai totalizzata, “il programma della pulsione esclude il proprio soddisfacimento integrale”, direbbe Freud. Pirandello ha rappresentato la dimensione inequivoca del soggetto, la non identità del soggetto. Lacan parla di dimensione cipolla, il soggetto è come una cipolla, se noi lo sfogliamo troviamo tanti strati che sono le identificazioni che ci costituiscono ma manca un cuore solido. La viltà è la matrice comune della clinica della nevrosi; il desiderio fallisce. Lacan definisce questo fallimento con le parole utopia e impotenza. L’utopia corrisponde all’isteria, e l’impotenza corrisponde alla nevrosi ossessiva, l’utopia è una malattia del desiderio che rinvia sempre la realizzazione del desiderio. Dall’altra parte abbiamo l’impotenza, condizione del nevrotico ossessivo , che non si autorizza mai a desiderare, gli pare impossibile. Di qui il sentimento di impotenza e di concepire l’esistenza come una grande cassaforte difende il proprio essere nei confronti della minaccia del desiderio. L’opzione dell’isterica tra il desiderio e l’essere è il desiderio. Antigone propugna l’idea che è meglio vivere nel desiderio che appassire nell’essere. L’opzione ossessiva è l’essere, e se il desiderio corrompe l’essere introducendo il verme della mancanza, allora è bene distruggere il desiderio. Se Antigone incarna l’isterica, la struttura ossessiva è incarnata dall’avaro di Molière, che vuole la cassetta. Lo scopo dell’ossessivo nella vita amorosa è trasformare la donna in una cassetta. Nell’isteria e nella nevrosi ossessiva c’è un modo patologico di mettere insieme l’essere e il desiderio.
L’isteria
L’isterica parla attraverso il corpo, il corpo dice la verità rimossa, ‘discorso d’organo’ dice Freud. Di fronte a qualunque sintomo isterico, è un sintomo di conversione, traduce somaticamente un conflitto che è di ordine psichico, si traduce in una teatralizzazione significante di conflitti psichici inconsci che l’attraversano. “Il sintomo del corpo è una parola in pieno esercizio”, dice Lacan; questa parola tuttavia prende dei simboli metaforici che il soggetto non riesce a decifrare. Lacan successivamente negli anni cinquanta, dice che il bambino si costruisce attraverso l’immagine speculare di sé, accompagnato dalla madre, abbiamo quindi una costituzione narcisistica. Nell’isteria c’è qualcosa che non ha funzionato. Lo sguardo materno non ha riconosciuto da questa specularità il fattore sessuale del corpo. La sessualità femminile viene esclusa dallo sguardo della madre che non la riconosce. L’isterica quindi non ha raggiunto un soggettivazione adeguata della sessualità femminile, è attirata da un’altra donna che sa cosa voglia dire essere donna. Il desiderio isterico inoltre rifletterebbe una malattia della dialettica del riconoscimento. Il desiderio umano non è mai solo desiderio di qualcosa , ma il desiderare il desiderio dell’altro, cioè essere desiderato dall’altro. L’isterica radicalizza quest’idea, perché vuole diventare l’oggetto del desiderio dell’altro, di qui la componente seduttiva dell’isterica. La sua seduzione consiste di rendere l’altro mancante per farlo desiderare e per porsi al cuore di questa mancanza. Questa operazione è definita sottrattiva da Lacan. Mentre è impegnata nella sua operazione, non si chiede mai cosa desidera. La ricerca del riconoscimento diventa talmente vitale che rinuncia al proprio desiderio. L’isterica inoltre non si accontenta del sapere già costituito del sapere della medicina. L’isterica gode nel mostrare il limite del sapere. Per lei l’unico sapere che le interessa è il sapere del sesso, che significa più ampiamente la verità sull’esistenza. Importante che ci sia un’anima isterica del sapere sempre. Lacan associa il sapere isterico alla scienza, che quando non è scientismo è dinamica verso nuove forme di verità. Qui Lacan cita Kierkegaard che in occasione della conferenza di Hegel, il quale, mentre parlava delle sue teorie del razionale e dell’universale, disse all’interlocutore che era angosciato. Questa è la posizione isterica. Sia l’isterica sia la donna si fanno desiderare e la seduzione è il modo di farsi desiderare, ma se l’isterica seduce per poter essere, una donna si vuol fare desiderare per poter godere. La donna si fa desiderare per potere godere dell’altro, l’isterica si fa desiderare per poter essere, quindi mette in alternativa il farsi desiderare e la possibilità di godere. Fenomeni quali l’anorgasmia, la desessualizzazione del corpo e la depersonalizzazione, indicano la difficoltà dell’isterica di tener insieme la dimensione del desiderio con la dimensione del godimento. La dissociazione fra il desiderare e il godere è il punto nodale della clinica dell’isteria.

Nevrosi ossessiva
La domanda dell’ossessivo secondo Lacan è :” sono vivo o sono morto?”. Lacan osserva il comportamento della nevrosi ossessiva attraverso Hegel. L’idea di Hegel è che la soggettività umana, diversamente da quella animale, ha bisogno dell’Altro. Per Hegel, la coscienza umana per costruirsi ha bisogno dell’altro. Ma poiché la coscienza ha bisogno dell’altro entra in conflitto con l’altro. Il padrone si farà riconoscere. L’autocoscienza più passiva, che ‘trema di fronte al rischio della morte’, diventerà serva. Il padrone è incastrato tuttavia; come fa a farsi riconoscere dal servo che ha rinunciato alla lotta per paura? Il servo invece ha la possibilità di rovesciare la dialettica servo-padrone attraverso il lavoro. Il nevrotico ossessivo sarebbe un servo che offre al padrone tutti i suoi servizi; mentre fa questo però, aspetta che il padrone muoia e poi fa festa. “Spia la morte”, dice Freud. L’ossessivo ha sempre bisogno di un padrone, cioè ha sempre bisogno di essere servo, perché la libertà lo espone al dramma della scelta. Posizione di rifugio, legame incestuoso con la madre, incastrarsi sotto le maglie del padrone, ma ‘sussistere’. E’ per questo che l’ossessivo odia le donne, perché esse portano con sé la mancanza e scombinano i programmi. L’ossessivo vorrebbe trasformare la vita in un programma. Il suo obiettivo è trasformare la contingenza aleatoria dell’esistenza in un linguaggio matematico universale. L’inconscio inoltre del ossessivo è fonte di disturbo. In Kafka, nella Tana, è rappresentata bene la figura dell’ossessivo; dice che il mondo è diviso in due: sopra la tana, la guerra, il disordine, la caccia, il conflitto, l’irregolarità e anche il desiderio. L’animale costruisce una tana, di cui è il padrone, è inespugnabile. Da lontano si sente un sibilo, e l’animale è disorientato e angosciato e gli impone di rivedere certi ponti e cunicoli. La fortezza ossessiva è fatta per evitare la contaminazione col desiderio. Per l’ossessivo la donna è l’agente della contaminazione, è il sibilo, che mette sottosopra la tana.

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