L’800, nuove prospettive, nuove visioni: la Fotografia.

La Luce è una radiazione elettromagnetica che viaggia a una velocità di 300.000 Km\s. Il tempo, invece, può essere definito come una nozione che organizza la mobile continuità di stati in cui si identificano le vicende umane e naturali. Combinando questi due princìpi e con l’aiuto di una specifica apparecchiatura è possibile realizzare un’immagine fotografica. Per capire questo processo bisogna considerare la luce come un flusso continuo che proietta su una superficie fotosensibile, imprimendovi così i tratti di una nuova realtà bidimensionale.

Se si riflette su come l’ingegno umano è stato capace di sintetizzare due idee astratte come il tempo e la luce in un’immagine così reale e concreta, non si può che cedere al fascino di questa arte, o perlomeno così è stato per me.

Premetto che questo articolo vuole proporsi come una breve storia, con l’auspicio che possa stimolare nel lettore la curiosità e il desiderio di approfondire.

La prima immagine fotografica fu scattata nel lontano 19 agosto del 1826 dal fotografo e ricercatore francese J. N. Niépce. Conosciuta come la eliografia su lastra di stagno, ‘Vista dalla finestra a Le Gras’ (in francese ‘Point de vue du Gras’), l’immagine è tutt’oggi intatta.

Point de vue du Gras’

La tecnica sfruttata era ancora molto rudimentale e non permetteva una resa dell’immagine accurata. Per scattarla ci vollero più di 8 ore, un lasso di tempo lunghissimo se comparato alle poche frazioni di secondo oggi necessarie.

Nel corso degli anni la prima fotografia scattata venne smarrita, fu ritrovata soltanto nel 1952 da Helmut Gernsheim, ad oggi si trova nell’Università del Texas.

Da quel momento in poi vennero elaborate tecniche alternative, le cui più importanti sono la dagherrotipia, la prima procedura che permetteva di fissare in modo permanente un’immagine, anche se non permetteva di realizzarne copie, e la calotipia, un procedimento fotografico che permetteva lo sviluppo di immagini riproducibili.

Nel 1888 l’americano G. Eastman realizzò la prima macchina fotografica con pellicola: la Kodak n.1.

Kodak n.1

Lo slogan sotto la quale era venduta era ‘You push the button, we do the rest’, questo perché terminati gli scatti la macchina veniva consegnata a un terzo che la spediva ai centri Eastman, che in breve tempo recapitavano al destinatario le immagini sviluppate.

Da allora in poi vennero brevettati modelli sempre più moderni e all’avanguardia.

Nel Novecento la Fotografia assunse, per lo più in Europa e negli Stati Uniti, un ruolo importante nei movimenti artistici di avanguardia e non solo, poiché divenne man mano sempre più rilevante la sua funzione nei giornali, di cui uno dei più noti era Life. Su questi settimanali la Fotografia accompagnava lo scritto e talvolta tentava perfino di sostituirlo, rivendicando una forza e immediatezza che solo lei sembrava possedere. Nascono così i primi Reportage e i loro protagonisti.

E. Salomon è stato un fotografo tedesco di origine ebraica, vittima dell’Olocausto. Fu uno dei primi a raggiungere la fama pubblicando servizi fotografici su personaggi della politica e della cultura, ritratti a loro insaputa, conquistandosi così il nome di ‘re degli indiscreti’. Era fautore di un giornalismo nuovo, in cui il fotografo è testimone della realtà, in tutte le sue forme e sfaccettature. Sulle sue orme nacquero i fotoreporter come R. Capa, ungherese naturalizzato statunitense (1913-1954), e H. Cartier-Bresson, di origini francesi (1908-2004), che tentarono di sintetizzare in una foto una situazione e un’atmosfera, e i ritrattisti come lo statunitense P. Halsman e il canadese Y. Karsh.

Nel periodo della grande guerra le continue innovazioni che avevano dominato i decenni precedenti si arrestarono. L’applicazione fotografica si concentrò sul documentare la semplice realtà (realismo), in particolare la questione bellica, dimenticandosi delle applicazioni più artistiche.

Nel dopoguerra in Italia spiccavano F. Patellani, M. Se Biasi, E. Sellerio, G. Lotti, C. Berengo-Gardin, la prima generazione di prestigio di fotografi italiani.

Alla fine della guerra la reazione al realismo, che aveva dominato negli anni precedenti, si concretizzò nel movimento tedesco Fotoforum, nel quale la ricerca di forme astratte presenti in natura venne esasperata, andando così a sfociare quasi in una ricerca formalistica fine a sé stessa. In quegli stessi anni si svilupparono nuovi campi di applicazione della Fotografia, come nella moda e nella pubblicità.

Negli anni ’50-’80 la Fotografia compì progressi impressionanti nel campo degli obiettivi; grazie anche a queste innovazioni si delinò la nuova figura del fotografo come testimone delle vicende umane. Il fotografo ora produceva veri e propri documenti, si poneva come obiettivo di svelare nuove realtà solo immaginate fino a quel momento. Sono innumerevoli gli esempi disponibili, come nel caso dell’estremo Medio Oriente fotografato da M. Rimboud e da H. C. Bresson, guerra e miseria erano al centro invece delle testimonianze di P.J. Griffith e D. McCullin in Vietnam, di R. Cagnon in Cambogia, Pakistan e Africa, il maggio parigino, le rivolte studentesche contro la guerra in Vietnam, la fine della primavera di Praga restano avvenimenti legati alle immagini di G. Caron, di R. Boud, di J. Koudelka, apartheid nella Repubblica Sudafricana di P.Magubame, crisi medio orientale e nordirlandese di G. Paress, rivoluzione iraniana e diffusione dell’Islam legate alle ricerche di Abbas, il crollo del muro di Berlino di R. Depardam, la rivolta Sandinista in Nicaragua di S. Meseilas.

Un ruolo fondamentale è perciò svolto dai grandi periodici, che avevano il compito di diffondere queste testimonianze. Primo fra tutti Life, poi Look e Holliday negli Stati Uniti, Pictures post, Paris Match, Der Spiegel, Epoca e Tempo in Europa.

Oggi la Fotografia continua ad essere uno dei mezzi di comunicazione più usati e più efficaci sia in ambito artistico che giornalistico. Ma non solo. La fotografia non è più appannaggio di soli esperti. Si va delineando così un’esperienza popolare del mondo Fotografico.

Mi sembra particolarmente interessante in questo contesto indicare quanto detto da H. Cartier-Bresson:

“Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo“

(1-)

Lascia un commento