Come è noto a tutti, una delle maggiori potenze mondiali permette la compravendita di armi a polvere da sparo in maniera molto semplice ed efficace, quasi come se l’acquirente dovesse andare a comprare dei vestiti.
Per un ventunenne è più facile entrare in un negozio d’armi che in un locale dove si vendono alcolici.
La procedura è semplice: entri nel negozio, compili un modulo con i tuoi dati anagrafici, un’autocertificazione su procedimenti penali, uso di farmaci e stato mentale e dopo qualche giorno ti arriva la pistola a casa; é per questo infatti che anche se la popolazione USA rappresenta solamente il 5% di quella mondiale, possiede il 40% delle armi per civili al mondo.
Ma cosa comporta questo eccessivo possesso di armi? Semplice: eccessiva violenza. Gli ultimi più famosi episodi sono quello avvenuto in Texas, in cui un diciottenne è entrato in una scuola e ha ucciso 19 bambini e 2 insegnanti, e la strage di Buffalo, dove sempre un diciottenne è entrato in un supermercato e ha ucciso 10 persone.
Solamente l’anno scorso, tra suicidi e omicidi, sono morte circa 45.000 persone attraverso l’utilizzo di armi.
Ma non è finita qua: oltre alle armi iscritte alla legge, esistono le cosiddette “ghost gun”, che ad oggi si stimano essere circa 400.000.000, ovvero le armi non tracciate costruite a casa. Nel 2021 le autorità hanno sequestrato 19.344 di queste armi (dieci volte tanto rispetto al 2016).
La compravendita di armi è, però, troppo importante per l’economia statunitense per riuscire ad essere interrotto: solo l’anno scorso sono stati spesi circa 980,96 milioni di dollari per le armi e 93,41 milioni per le munizioni.

