Il latte dei sogni

La 59. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo Il latte dei sogni, a cura di Cecilia Alemani, organizzata dalla Biennale di Venezia, sarà aperta al pubblico dal 23 aprile al 27 novembre 2022, ai Giardini e all’Arsenale.

La mostra Il latte dei sogni prende il nome dall’omonimo libro scritto dalla surrealista Leonora Carrington: per alleviare le paure dei figli, originate da strani disegni che decoravano la loro casa, l’artista raccontava loro storie, trasformando quelle creature in narrazioni buffe e fantastiche.

È proprio il mondo magico, dove la realtà viene sempre reinventata per mezzo dell’immaginazione, descritto dalla Carrington a fare da filo conduttore alla mostra curata da Cecilia Alemani. 

Come lei stessa dichiara “l’esposizione sceglie le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione, come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”.

Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?

Questi sono alcuni degli interrogativi che fanno da guida a questa edizione della Biennale Arte, che si sviluppa attorno a tre aree tematiche principali: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

Partendo da questi interrogativi, apparentemente semplici, molti artisti (ma soprattutto artiste) contemporanei, provenienti da tutto il mondo immaginano una realtà che va oltre quella umana, mettendo in discussione la visione moderna ed eurocentrica del mondo dove il soggetto “bianco e maschio” diventa centro dell’universo e misura di tutte le cose. 

Anche per questo motivo, per la prima volta, la maggior parte dello spazio è occupato proprio da artiste donne, provenienti da etnie lontane, e di conseguenza prevalentemente escluse da quello che è l’ambiente dell’arte.

Questo progetto ambizioso però non solo dà “una voce a chi non ha voce”, ma si concentra su tematiche che sono state dimenticate troppo a lungo. Il Covid (già ampiamente discusso) passa in secondo piano rispetto a temi come quello del ruolo della donna, dell’emancipazione della comunità nera e del cambiamento climatico.

Quest’anno molto significativo è il Padiglione Italia.

Storia della Notte e Destino delle Comete è un’opera di Gian Maria Tosatti (a cura di Eugenio Viola) che, fondendo riferimenti letterari, teatro e arti visive, sviluppa il tema del difficile equilibrio tra uomo e natura, narrando un vero e proprio viaggio partendo dagli errori del passato fino a una prospettiva sul futuro.

La prima parte, Storia della Notte, ripercorre l’ascesa e il declino del miracolo industriale italiano: passando da una fabbrica dismessa, uno scenario fatto di macchinari abbandonati, motori e polvere, per una casa abbandonata, tipica degli anni ‘50, fino a una stanza piena di macchine da cucire. Un viaggio in un passato un tempo glorioso, ma che adesso, nel silenzio desolato, è specchio della frustrazione di una classe operaia ormai giunta a capolinea.

La seconda parte, Destino delle Comete, è un camminamento circondato dall’acqua che ricorda gli attracchi delle barche a Venezia. Qui, sul fondale in movimento, si accendono e spengono le luci, le stelle. Così come le Comete anche l’umanità ha attraversato la Terra con una traiettoria rapida e luminosa.

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