Viaggio all’interno di “30″ di Adele
Adele nasce a Tottenham, quartiere di Londra, da una famiglia apparentemente tranquilla che poi sprofondò nel dolore. Adele Adkins e la madre, giovanissima alla nascita della cantante, dovettero vivere da sole lontane da Evans, padre di Adele, ormai perso nel alcol. La vita scolastica di Adele divenne allora luogo di forte ispirazione, attraverso il quale sviluppò i suoi primi brani ed ebbe la possibilità di incrementare la propria passione per la musica. L’attenzione dei media britannici fu essenziale, Adele divenne sempre più nota agli occhi del pubblico britannico fino a quando ottenne il suo primo contratto discografico con la XL Records. Il successo fu immediato grazie ai suoi primi due brani: Home town glory e Chasing Pavements.
Facciamo però un atto in avanti….
È il 2019, la relazione con il marito Simon Konecki era giunto al termine e Adele diede inizio a un periodo di forte ricerca interiore, nella speranza di poter ricominciare la propria vita di nuovo. Dopo l’uscita dell’album 25, Adele sparì dai riflettori per poi ripresentarsi al pubblico in piena pandemia completamente cambiata esteticamente, a seguito della perdita di peso, e interiormente. In occasione di questa difficile situazione familiare ecco l’uscita di 30.
L’album rappresenta il percorso intero che Adele attraversò per poter uscire da questa situazione. Fu una vera e propria presa di consapevolezza la sua, accetò la propria condizione portando “fiori al cimitero del suo cuore”, dando così un ultimo addio a un amore ormai morto ma che rappresentava un mondo ormai non più familiare, delle acque in cui non era più possibile nuotare. In fondo però a queste acque si trovava un barlume di speranza, di cambiamento, di possibilità per chiedere perdono per aver commesso degli errori inevitabili. Non ci fu tempo di scegliere ciò che fare per Adele, i tempi correvano velocemente, era giovane e spesso era difficile saper mantenere in equilibrio carriera e vita privata, soprattutto per una madre. Un cambiamento doveva essere fatto di fronte agli occhi dispersi di un bambino, Angelo, spaventato che la propria mamma non gli volesse più bene o lo avesse abbandonato. La richiesta di perdono che lei fa al figlio è enorme e profonda e percorre gran parte dell’album. La necessità di emancipazione è forte e la soluzione sta nelle piccole cose, nella famiglia, in un figlio. Piangere allora diventa uno degli unici rimedi necessari per ripulirsi il viso dal dolore di un mondo violento che cerca di abbatterci e renderci persone che non ci piacciono, maschere, e trovare approvazione da persone tossiche che spesso non conosciamo nemmeno. Lasciarsi tutto alle spalle diventa allora l’emancipazione necessaria.
Imparare a superarsi, non perdere tempo, non abbattersi, divertirsi e commettere errori, queste sono le cose che ci rendono umani. Essere adulti e avere la possibilità di fare, scoprire, vedere, sono cose che ci rendono liberi e la nostra libertà e volontà non devono essere giustificate.
Come dice in “Oh my God”: “I don’t have to explain myself to you, I’m a grown woman and I do what I wanted to do”.
L’amore alla fine non è altro che un “gioco per sciocchi” nel quale è meglio non farsi ingannare e autoinfliggersi un dolore inutile. Lasciarsi tutte alle spalle è la chiave.
Spesso l’amore è ciò che ci spinge a perderci: sognare tutta la notte chi si ama, volerlo sentire ogni giorno, volerlo raggiungere e sognare insieme tutta la notte. Ognuno di noi cerca l’amore, ognuno di noi cerca di costruirsi una casa dove farlo cresce anche a costo di “dipingere le pareti con le lacrime e arredare ogni stanza con paure e preoccupazioni”.
Aspettare che la tempesta passi e quando arriva il momento giusto saltare, cambiare tutto, rappresentano l’emancipazione che lei rievoca. “Amare ed essere amato significa perdere anche tutte le cose senza le quali non si può vivere”. Provarci e far sapere a tutti di averci provato e fallito talvolta ci consentiranno di raggiungere la redenzione.
Il messaggio che “30” diffondere racchiude ogni forma di amore: per qualcuno, per sé stessi, per un figlio…
Dall’amore si impara anche se può diventare una malattia. La cura allora diventa lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare.
