“Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desiderio di migliorare la sua sorte con ogni mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena”
Leggendo queste poche parole di Lev Tolstoj, il pensiero va a tutte le forme di sfruttamento che l’umanità, nella sua storia, ha passato.Dalla schiavitu al colonialismo, dalle moderne prevaricazioni alle multinazionali. Lo sfruttamento che l’imprenditore, il capitalista, attua su l’operaio, il dipendente, è una tematica che ci riguarda anche al giorno d’oggi.
Ma cosa si intende con il termine sfruttamento?
Con la parola sfruttamento s’intende un atteggiamento tramite ilquale un soggetto, in posizione di vantaggio, realizzerebbe un profitto ai danni del secondo.
Lo sfruttamento del lavoro è un atteggiamento che esiste da migliaia di anni, più o meno da quando è comparsa la proprietà privata.Con la comparsa di essa si è sentita sempre di più la necessità della divisione in classi sociali: l’imprenditore e l’operaio. L’imprenditore si appropria del valore realizzato dal lavoro del suo operaio e ne ricava il profitto. Nello sfruttamento questo avviene all’ennesima potenza.
Secondo uno studio dell’European Union Agency for Fundamental Rights, le difficoltà economiche spingono spesso le persone a trasferirsi e ad accettare condizioni lavorative inferiori rispetto a ciò che è consentito dalla legge. Una soluzione a questo problema potrebbe essere l’aumento di controllo sul luogo di lavoro, incoraggiare le vittime a denunciare gli abusi e garantire la giustizia a tutti i lavoratori.
La storia contemporanea ci insegna quanto le lotte avvenute durante il cosiddetto “autunno caldo” abbiano lasciato un segno indelebile nel nostro Paese a favore dei lavoratori. Scioperi e proteste sono serviti a dare vita a quello che oggi noi conosciamo come lo “Statuto dei lavoratori”, che ha regolato il rapporto tra i lavoratori e i loro datori.
Un pilastro di tale portata dovrebbe far pensare che a distanza di cinquant’anni la situazione possa essere solo che migliorata. Invece, i fatti di cronaca portano alla luce situazioni di vero e proprio sfruttamento che si verificano quotidianamente sotto i nostri occhi.
Spesso questi crimini vengono commessi da chi ha la bocca piena di parole rivolte al solidarismo, alla fraternità e all’uguaglianza. Pur convinti della validità di questi valori abbiamo curato il nostro interesse prevalendo sugli altri. Un esame di coscienza diventa quindi necessario per essere pronti a scendere dalla schiena del prossimo.
