Mentre l’opinione pubblica si occupa di altro, i diritti delle donne rischiano di essere ancora messi in discussione da un gruppo di uomini bianchi. Sì, parliamo proprio di aborto. No, non parliamo di un paese del Medio Oriente o della Polonia (ormai celebre per essere uno degli stati dell’UE a non permettere aborti legali e sicuri nei suoi confini).
La protagonista di questa vicenda può risultare a primo impatto la più improbabile.
Ci si riferisce proprio agli Stati Uniti, che con la proposta di questo nuovo documento riguardo l’interruzione volontaria di gravidanza ha fatto un passo indietro di ben 49 anni.
Secondo questa bozza del giudice Samuel Alito, pubblicata il 3 Maggio, la Corte Suprema degli Stati Uniti sarebbe pronta a cancellare la sentenza Roe v. Wade che dal 1973 garantisce l’aborto a tutte le donne americane.
La situazione non è stata ancora confermata e la sentenza ufficiale dei nove giudici è ancora attesa (sarà decisa a Giugno), ma l’impressione è quella che la bozza di Alito sia condivisa da cinque giudici della Corte, più della metà.
Negli Stati Uniti, dal 1973, quando la Corte Suprema emise la celebre sentenza Roe versus Wade, l’aborto venne elevato a diritto costituzionale e venne quindi sottrato al potere decisionale dei singoli stati. I giudici conservatori della Corte però vorrebbero proprio far tornare la materia di competenza degli Stati e questo porterebbe a conseguenze epocali nella storia degli USA: di fatto l’aborto rimarrebbe legale in poco più della metà degli Stati americani ma diverrebbe illegale o fortemente limitato in 22 Stati del sud e del midwest.
D’altronde si tratta pur sempre di un paese che l’aborto non l’ha mai garantito come avrebbe dovuto, basti vedere il caso del Texas che, nel 2021, aveva promulgato una legge per vietare l’aborto oltre le sei settimane di gravidanza. Intorno a quel periodo una persona di solito non sa neanche di essere incinta e di conseguenza l’interruzione volontaria è diventata impossibile nella maggior parte dei casi (perlomeno quella legale).
Risulta inevitabile, quindi, parlare delle conseguenze che questo potrebbe comportare nella vita delle donne americane.
Coloro che dispongono di una maggiore disponibilità economica potranno provare a ricevere le cure necessarie in uno Stato differente, anche se questo non sempre è possibile, ma coloro che si trovano in una condizione economica precaria saranno costretti a ricorrere ad altri metodi, non legali e non sicuri. Perchè vietare l’interruzione di gravidanza non significa avere meno aborti. Gli aborti non legali e non sicuri aumenteranno, così come aumenteranno i casi di morti legate alle gravidanze.
A rimetterci maggiormente saranno le persone povere, le persone di colore (afroamericane, latine e indigene) e gli immigrati clandestini.
Vietare l’aborto è misogino, razzista e classista, ce lo saremmo potuto mai aspettare dagli Stati Uniti? Io credo proprio di sì.
Oltre a questo, o forse di conseguenza, aumenterebbero i casi di donne che non hanno accesso a un’istruzione completa, diminuiranno i casi di donne lavoratrici e aumenterà la povertà femminile (e non solo).
Aumenteranno le violenze domestiche, gli abusi sui minori e i bambini privi di una situazione familiare equilibrata.
Mi chiedo se non sia veramente questo il loro scopo, lo scopo dei conservatori, dei “pro life”, che credono in tutto tranne che nel diritto alla vita.
Mi chiedo se il loro scopo non sia proprio quello di avere una generazione di donne madri, ignoranti, non indipendenti economicamente; perché quando i conservatori parlano di essere “pro life” in realtà intendono dire che sono “pro birth”, della vita a loro interessa ben poco.
L’aborto è un diritto umano che dovrebbe essere accessibile e sicuro per tutti ed è proprio per questo che gli americani non si danno per vinti.
Le persone sono scese in piazza, per le strade delle città, in una situazione dove il movimento è più attuale che mai. Si sono aperte raccolte per le firme e raccolte fondi per aiutare future persone in difficoltà, l’informazione va avanti anche sui social. Ogni piccolo sforzo può fare la differenza e, ora come non mai, fare la differenza è fondamentale.

