Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza, e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri. Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza. È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili.
Dalai Lama
Ognuno di noi fin dalla prima elementare ha dovuto affrontare un problema: lo studio. Per alcuni questo rimane un problema anche oggi, per altri studiare è indifferente, per altri ancora è un piacere.
Però provare piacere studiando è soggettivo. A me può piacere studiare una materia e quindi non ho problemi se devo stare ore lì sulle pagine del libro, ma magari al mio compagno di banco invece quella materia non piace. Questo vuol dire che per lui stare lì per un’ora è pari a starci per cinque.
Questa concezione del tempo, che dipende dalla materia, dalla nostra natura e anche dalle emozioni che abbiamo accumulato durante la giornata, è diverso per ognuno di noi .
Immaginate di dover tornare a casa dopo un allenamento intenso e di perdere l’autobus. Quindi arrivate a casa dopo due ore e tra l’altro stanchi. Avete accumulato stanchezza, rabbia e nervosismo.
Quanti di voi studierebbero di spontanea volontà una materia tipo matematica dopo un pomeriggio del genere? Scommetto pochissimi.
Immaginiamo invece che abbiate preso un bel voto a scuola, torniate a casa e troviate per pranzo il vostro piatto preferito. Nel pomeriggio vi accorgete che dovete solo studiare otto pagine di una materia. In una situazione del genere sarete più predisposti a studiare quella materia.
Esistono però dei dati oggettivi dei quali gli scienziati si sono accorti. Per esempio in un esperimento un gruppo di studenti sono stati divisi in due. Un gruppo aveva a portata di mano i telefoni, mentre l’altro gruppo doveva lavorare senza l’ausilio dello smartphone. Del primo gruppo meno della metà si ricordava quello che aveva fatto mentre del secondo quasi tutti sapevano quello che avevano studiato. Gli scienziati notarono che il secondo gruppo aveva imparato più informazioni del primo gruppo e in meno tempo.
Conclusero quindi che le distrazioni quali smartphone, pc e anche musica rallentano la nostra capacità di apprendimento e di memorizzazione.
Fecero un altro esperimento identico con la differenza che questa volta un gruppo si trovava in un ambiente poco luminoso, disordinato e potevano decidere per quanto tempo studiare una materia, ovvero erano liberi di scegliere l’intervallo di tempo nel quale avrebbero studiato quella precisa materia. L’altro gruppo invece si trovava in un ambiente ben ordinato, luminoso ed era stata fornita ad ognuno una tabella di marcia che indicava le materie da studiare e per quanto studiare. Ancora una volta il secondo gruppo aveva studiato meglio e più velocemente. Quindi conclusero che l’illuminazione dell’ambiente di lavoro e l’organizzazione del tempo e dello spazio favorivano le capacità di apprendimento dell’individuo.
Dopo diverse prove giunsero a delle regole per uno studio migliore:
- Niente distrazioni: no telefoni o altri dispositivi se non indispensabili.
- Scegliamo un ambiente di lavoro con una buona illuminazione
- Organizziamo il nostro tempo decidendo cosa studiare e per quanto tempo
- Musica solo strumentale, senza voci
Si accorsero però che dopo diverse ore ininterrotte di studio intenso la qualità dello studio diminuiva. Immaginiamo che dobbiamo leggere un libro di 100 pagine in un pomeriggio. Consideriamo che il libro non ci piace neanche troppo ma non ci disgusta nemmeno. Supponiamo di leggere 30 pagine all’ora. Quindi per un libro di 100 pagine ci dovremmo mettere teoricamente 3 ore e 40 minuti ma il tempo effettivo di avvicinerà molto di più alle 4 ore e mezza.
Questo è dovuto alla curva di attenzione. La curva di attenzione è una curva che indica il nostro grado di attenzione nel tempo. Mediamente uno studente riesce a mantenere il massimo della sua attenzione per un intervallo medio di 30 minuti.
Cosa succede poi? Se si chiama curva ci sarà un motivo no? Il nostro grado di attenzione cade e cade più noi andiamo avanti. Penso che a tutti sia capitato di studiare una materia per più di un’ora. Man mano che il tempo scorre dobbiamo leggere più volte lo stesso paragrafo per capirlo e dopo diverse ore capita anche di leggere senza memorizzare qualcosa.
Gli scienziati hanno capito che però si può prevenire questo calo di attenzione: prendersi una pausa. Semplicemente una pausa di 5 minuti. In cui possiamo prenderci un panino, rilassarci, ascoltare una canzone che ci piace senza però farci “prendere la mano” dalla nuova attività: per esempio non dovremmo guardare i social media tipo instagram o tik tok perché potrebbero distoglierci dallo studio.
Quindi supponiamo che il nostro obiettivo sia finire quel libro in 3 ore e mezza e che per prevenire al calo di attenzione ogni 30minuti facciamo una pausa di 5 minuti. Facendo i conti noi spenderemo 4 ore e 5 minuti: 35 minuti di pausa e quelle 3 ore e 30 di lettura che ci eravamo imposti. In questo modo abbiamo studiato mantenendo più o meno costante il nostro grado di attenzione.
Bisogna però dire che il periodo di pausa dipende dall’individuo e dalle sue capacità come quello che intercorre tra due pause. Io per esempio sono solito studiare 45 minuti e riposarmi 3. In quei tre minuti metto la mia canzone preferita e chiudo gli occhi. Appena la canzone finisce mi rimetto a studiare.
Riepilogando le principali tecniche piuttosto oggettive per studiare meglio sono le seguenti:
- Niente distrazioni: no telefoni o altri dispositivi se non indispensabili.
- Scegliamo un ambiente di lavoro con una buona illuminazione
- Organizziamo il nostro tempo decidendo cosa studiare e per quanto tempo
- Musica solo strumentale, senza voci
- Studiare per un intervallo maggiore o uguale a 30 minuti e fare una pausa di 5 minuti circa
- Ripetere nella mente quello che abbiamo letto analizzando cosa non abbiamo chiaro
Le “regole” sopra elencate sono le più oggettive e che secondo me si possono adattare a tutti anche se con un minimo di variazione.
Esistono anche moltissime altre tecniche, dalle più semplici alle più complesso, che sono molto soggettive. Per farvi qualche esempio: tecniche di lettura veloce, schematizzazione, sottolineatura e memorizzazione attiva(il Palazzo della memoria, Link-Method (P.A.V.) e la conversione fonetica).
Tutte queste tecniche possono essere più utili per alcuni che per altri. Conosco anche persone che le hanno combinate e hanno costruito dei veri e propri metodi di studio in base anche ai loro impegni in settimana.
Quindi conludendo, lo studio è un campo altamente soggettivo con degli aspetti però oggettivi. La prossima volta che ti trovi a studiare una materia prova a seguire le “regole” che abbiamo sopra elencato.
Tu eri già a conoscenza di queste tecniche? Conosci altre tecniche? Mandaci le tue risposte.
Goodbye! Ma’a as-salaama! Arrivederci! Au Revoir! Adios! Namaste!
