Roselle, Rusel in etrusco o Rusellae in latino, sorge a otto chilometri a nord di Grosseto su un’altra di forma ellittica costituita da due rilievi separati da una valle intermedia, sede della vita sociale, politica e religiosa.
Gli studiosi ritengono fosse frequentata già in età preistorica, fu però ufficialmente urbanizzata nel VII secolo a.C. dagli Etruschi. La sua posizione sopraelevata garantì un enorme punto strategico sia di difesa sia commerciale, in quanto si affaccia sulla pianura in cui oggi si trova Grosseto, un tempo laguna comunicante con il mare, nota come Lago Prile.
Nel 294 a.C., come attesta lo storico Tacito, fu conquistata dai Romani per iniziativa del console Lucio Postumio Mugello e nel I secolo d.C. fu interessata da una grandissima fase di costruzione monumentale grazie a Ottaviano Augusto e alle potenti famiglie locali.
Con la crisi dell’impero, come ogni città romana, Roselle cadde in disgrazia.
Nel medioevo fu sede vescovile fino al 1138, quando Innocenzo II trasferì la diocesi a Grosseto e Roselle fu progressivamente abbandonata.
Grazie alla bonifica da parte di Lepoldo II di Lorena l’area fu resa nuovamente accessibile e negli anni cinquanta iniziarono gli scavi.
Le strutture che furono scoperte sono molteplici, il percorso del parco archeologico, lungo due chilometri, possiede al suo interno: una necropoli risalente al VI secolo a.C.; le terme di Arzygio, inaugurate dal governatore della Tuscia e dell’Umbria nel periodo che va dal 366 al 370 a.C. che diede il nome alle terme; le terme adriane, risalenti al 120 d.C. durante l’impero di Adriano, sopra le quali fu realizzata una chiesa; il Foro sul cui lato settentrionale si possono trovare una curia, la Basilica dei Bassi, dedicata a una potente famiglia locale della quale è conservato un ciclo statuario, sul lato meridionale invece la sede dei Flamines Augustales, sacerdoti del culto imperiale, sede in cui fu rinvenuto un ciclo statuario della gens Iulo-Claudia; una Basilica; un Cardo Maximus sul lato orientale del Foro e un Decumano Maximus che raggiunge il Foro; una domus dei mosaici; una casa ellenistica; una casa dell’impluvium, caratterizzata da una cartina quadrangolare con una corte centrale destinata alla raccolta dell’acqua piovana; una cisterna; delle abitazioni etrusche; un anfiteatro ben conservato dove oggi vengono messe in scena numerose rappresentazioni teatrali; tutto il parco archeologico infine è circondato da una cinta muraria di tre chilometri circa.
“Una solitudine selvaggia di pietre e di cespugli spinosi – tana della volpe e del cinghiale, del serpe e della lucertola – visitata solo dal mandriano e dal pastore….”; così la definì G.Dennis, diplomatico ed erudito inglese del XIX secolo dopo aver visitato la Maremma. Un luogo apparentemente abbandonato ma intriso di storia e cultura.
