QUANDO LA FOLLA CREDE AD UN FOLLE

Riflessione sulla “Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon. 

Gustave Le Bon, medico, sociologo, antropologo e psicologo francese, attraverso la sua opera, si prende come fine quello di dare un’analisi delle folle e delle loro caratteristiche costitutive. L’opera ispirò i grandi pensatori della storia del ‘900, come Freud, e anche i leader politici che hanno determinato la nostra storia in positivo e in negativo, come Theodor Roosevelt e Benito Mussolini. 

Partiamo dalla definizione generale di “folla” che Le Bon dà: una folla non è semplicemente un agglomerato di individui, la folla è un qualcosa di unico dove la personalità si azzera, viene meno l’inconscio del singolo e si viene a creare un unico cervello di massa. “I sentimenti trasformati in questo modo possono essere migliori o peggiori dei singoli individui che compongono la folla”. È fondamentale comprendere che mille persone che si ritrovano in una piazza per puro caso non costituiscono una folla. In una folla ogni sentimento diventa contagioso, nonostante questo sia contrario alla propria natura comportamentale. Si tratta dunque del concetto di “folla psicologica”. Come esempio Le Bon propone la Convenzione: i membri che la costituivano erano fondamentalmente borghesi illuminati e pacifici. Riuniti nella folla però non esitarono ad approvare leggi e decisioni sanguinarie come la ghigliottina. 

Nel mezzo di una rivoluzione ipotetica il singolo individuo comprende che da solo non potrebbe mai incendiare il palazzo del governo o mettere a ferro e fuoco un distretto, dunque si astiene, sa resistere alla tentazione. Se invece è parte della folla si lascia volentieri cogliere dal furore pragmatico. 

Si può dunque dedurre che la folla sia facilmente suscettibile. Da cosa dipende questa sua caratteristica? Le Bon individua tra le cause le seguenti espressioni: Immagini; miti ed eroi; esagerazione e intolleranza. Il continuo sottoporre l’individuo a determinate suggestioni porta il singolo a sviluppare una mentalità spesso legata a chi espone l’immagine o il messaggio. Stessa funzione ha l’eroe; egli dimostra di avere caratteristiche singolari, diverse da tutti, di essere in grado di agire e risolvere, egli diventa dunque un mito, un esempio da seguire. Un buon mito deve saper dialogare con i propri seguaci, “la folla si fa impressionare solo da sentimenti eccessivi” dice Le Bon. Questo è ciò che fa un oratore: esagera, afferma, ripete, argomenta. L’eroe è un personaggio pericoloso, egli ha la capacità di piegare la folla a proprio piacimento rendendola “cacciatrice” o “martire”. Si può usare la folla per cacciare un despota e usare il proprio eroe per fondare una nuova società, la folla diventa strumento allora, l’eroe il martirizzante delle folle. Raggiunto il suo scopo può decidere se essere “caro” alla folla, diventare un Cesare, oppure comandare. La folla è intollerante, sa di essere forte, ritiene infatti il despota abbattuto “debole”, mentre il proprio eroe “la seduce, la sua autorità la impressiona, la sua spada la intimorisce”. Potrà allora opporsi al proprio eroe, ormai anch’esso despota, ma ben presto si stancherà di mantenere i propri ideali e finirà per cadere nel servilismo, di nuovo. È naturale che appena un certo numero di esseri si aggrega, questi si sottopongono sotto un capo; vale per gli animali e vale anche per gli uomini. Il capo è stato parte della folla, è stato ipnotizzato fino a che non ne è divenuto il messia. Ciò accadde per Napoleone e per Robespierre. La loro persona portò alla nascita di culti nei loro confronti, opinioni, punti di vista accomunati dalla fede. Il Vangelo attribuisce alla fede la capacità di smuovere le montagne, non sempre però la fede porta alla virtù. Il singolo perde i suoi ideali, perde ciò che lo determinava, la sua unicità, diventa parte di un qualcosa di frammentato e senza coesione (si pensi alle sette) che non potendo più governarsi si lascia governare. 

Persa allora anche l’anima la civiltà cadrà. Questo è ciò a cui portano le dittature; lo Stato appare bello all’esterno, ma in realtà non sarà altro che una capanna di paglia travestita da casa, pronta a crollare al primo soffio di vento. La fede nei confronti di un barbaro crolla, il sogno del folle muore e la folla muore con lui, cade così il popolo.     

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