La giornata in cui anche gli impensabili assumono tratti poetici, citando qualche criptico aforisma, in cui i più organizzati tirano fuori i regali comprati anni prima in vista di futuri fidanzamenti e in cui i procrastinatori vengono assaliti dall’ansia di dover trovare qualcosa nel giro di poche ore.
Una buona scusa per dimostrare un po’ d’affetto o la giornata che obbliga ad amare? Un’occasione per ricevere un pensiero o un ossessivo confronto tra coppie?
Coppie poi non è del tutto corretto, l’idea di San Valentino come festa dei fidanzati è infatti soprattutto europea; festeggia più in generale l’amicizia negli Stati Uniti e diventa addirittura un’abitudine femminile in Giappone, dove le donne colgono il 14 febbraio per offrire cioccolatini ai maschi: fidanzati, parenti, amici o colleghi che siano (questi faranno lo stesso per le femmine il mese successivo, il 14 marzo).
Eppure se fossero ben conosciute le strane e volendo oscene origini di questa festa forse ci stupirebbe che oggi sia considerata la “giornata degli innamorati”.
Siamo nella Roma Antica e non dobbiamo scandalizzarci nel vedere giovani uomini nudi frustare delle giovani e unirsi con queste. Si stanno infatti celebrando i Lupercalia e il rito ha lo scopo di rendere fertili le donne. Spostandoci nei primi secoli dopo Cristo, la Chiesa non sopporta questi riti promiscui e sfrutta la figura di Valentino, vescovo noto per unire le coppie col simbolo del matrimonio all’insegna del vero amore cristiano, santificato per il martirio e le varie testimonianze di miracoli. Nel 496 il papa decide così di istituire la festa proprio il 14 febbraio. Intanto attorno a Valentino si diffonde la leggenda che prima di morire avesse lasciato un biglietto firmato “dal tuo Valentino” all’amata figlia del suo carceriere, che peraltro guarì dalla cecità. Viaggiando lungo il Medioevo questa credenza fa sì che si diffonda l’abitudine di inviare, per San Valentino, un biglietto alla propria metà, come testimonia lo stesso Carlo d’Orleans, che, nel XV secolo, racconta di aver spedito un tenero biglietto all’amata emulando proprio il martire Valentino. Come una macchia d’olio la festa dilaga fino ai giorni nostri, con una pubblicità e un marketing sempre più ferrati. In particolare la prima a spingere sulla commercializzazione di San Valentino è Esther Howland, che, negli Stati Uniti della seconda metà dell’Ottocento, fa produrre per prima, industrialmente, biglietti di San Valentino.
Tutt’oggi il rito di scrivere alla propria amata o al proprio amato, insieme con lo scambio di piccoli regali e fiori, è prassi diffusa durante il 14 febbraio, che è però ormai lontano da quell’atmosfera latino-cristiana da cui trae i natali.
Molti lo amano e altri la detestano, qualcuno lo attende in gloria e c’è chi invece vorrebbe solo non dover subire un estenuante ricordo dell’essere single; dare una definizione precisa e universale della festa e del sentimento che contraddistingue San Valentino è difficile, quel che è certa è la sua portata economica: più di un Italiano su dodici questa sera uscirà fuori a cena, con un giro d’affari di circa 200 milioni di euro per la ristorazione e circa 100 milioni spesi in fiori, stima Coldiretti.
